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Fania Cavaliere, Il novecento di Fanny Kaufmann 07/10/2013

Il novecento di Fanny Kaufmann           Fania Cavaliere
Passigli editore                                          Euro 19,50

Dopo alcuni scritti di carattere scientifico e tecnico Fania Cavaliere, laureata in Filosofia a Milano e specializzata in Storia della Scienza presso la Domus Galileiana di Pisa, si cimenta con il romanzo storico narrando la storia e le vicissitudini della sua famiglia di origini ebraiche, colta e ricca, dai pogrom della Russia dei primi anni del Novecento fino all’avvento del nazismo nell’Europa della seconda guerra mondiale: in mezzo due Rivoluzioni russe e il ventennio fascista.
E’ un libro complesso quello di Fania Cavaliere, che nasce dal ritrovamento dei diari della nonna Fanny della quale – come cita nella premessa – ricorda soprattutto un “lungo e interminabile gesto: quello con il quale infilava lo spillone con la perla nel cappello, saldandolo fermamente alla nuca”: un’ accurata ricostruzione storica del Novecento ma anche un’ avvincente cronaca familiare dove a un certo punto la storia della famiglia russa emigrata in Europa si intreccia con un ramo calabrese conducendo il lettore a scoprire un pezzetto dell’Italia del sud, ancora arretrato in quegli anni, ma accogliente e per Fanny molto simile alla Jalta della sua giovinezza.
“A Jalta il paesaggio toglieva il fiato, soprattutto in primavera. I fiori accompagnavano le colline scoscese fino al lungomare ornato di palme e, appena oltre, l’acqua increspata rifletteva e corrugava il cielo….intorno, in lontananza, lungo i pendii scoscesi densi di oleandri e melograni in fiore, si adagiavano ville sfarzose e ricercate”.
La storia prende avvio nella Russia dei primi anni del ‘900 dove a Jalta, piccola città sul mar Nero, il clima benefico la rende meta ideale della famiglia imperiale e dove Abramo Davidovich Kaufmann, capofamiglia e bisnonno dell’autrice, svolge la sua proficua attività di gioielliere attorniato da una famiglia numerosa.
Ma l’impero russo è al declino e anche la famiglia Kaufmann comincia ad avvertire i segnali di quell’antisemitismo che travolgerà i destini di tanti ebrei, ancor prima dello scoppio della prima Guerra mondiale.
Mentre assistiamo alla rivoluzione d’ottobre, alla caduta dello zar Nicola II, alla devastazione della guerra civile che sgretola ogni speranza per un futuro migliore il mondo dei Kaufmann con i suoi confini tranquilli crolla; divenuti capri espiatori come è sempre accaduto agli ebrei nel corso dei secoli, alcuni componenti della famiglia lasciano Jalta per intraprendere un lungo peregrinare che li condurrà a Costantinopoli, Parigi, Roma, Sondalo, Milano, altri invece decideranno di rimanere in Russia.
Se ai primi, in particolare alla zia Sofia arrestata insieme alla madre Etta e condotta ad Auschwitz, e a Fanny nell’Italia del fascismo non verrà risparmiato l’orrore delle persecuzioni nazifasciste, i componenti rimasti nella madre patria si troveranno ad affrontare l’antisemitismo staliniano, i gualg e lunghi anni di confino.
Oltre ad essere una straordinaria ricostruzione storica di un’epoca ormai scomparsa, il romanzo di Cavaliere si apprezza ancor più per la magistrale costruzione dei personaggi e per la descrizione affettuosa e a tratti ironica dei caratteri di ciascuno di loro. Prima di tutto i fratelli Kaufmann: la zia Sofia che diverrà medico, orgoglio e ammirazione di tutta la famiglia per il suo fascino e la sua intelligenza, Sasha, giovane caparbio e ribelle nelle sue scelte di vita, sul quale l’autorità del padre “scivolava come acqua”, Djodja, “il filibustiere, il conquistatore, il più simpatico e inaffidabile” dei figli di Abramo adorato e protetto dalla sorella Fanny nei cui confronti proverà sempre un profondo affetto e desiderio di preservarlo dai guai nei quali spesso lui stesso si andava cacciare, Zhenja che aveva sempre saputo farsi amare, Raja, la sorella minore, la cui natura “non concedeva margini al compromesso e alla mediazione”, permalosa e profondamente insicura, convinta di aver ricevuto meno delle sorelle  sarà sempre una spina per i suoi familiari. E attorno ai Kaufmann si muove un caleidoscopio di personaggi originali e brillanti, fra tutti il nonno dell’autrice, Alberto Cavaliere, proveniente da una facoltosa famiglia calabrese, brillante conversatore, giornalista, appassionato del gioco d’azzardo, cattura con il suo fascino italico la giovane Fanny giunta a Roma per studiare arte. Le peregrinazioni e i continui trasferimenti da una città all’altra di questo giovane antifascista con la famiglia – dalla loro unione nasceranno due figli, Renata e Alik, il padre dell’autrice – costituiscono una delle parti più avvincenti del romanzo.
Sono personaggi indimenticabili quelli che ritrae Fania Cavaliere legati indissolubilmente l’uno all’altro da un fil rouge: è il mondo degli affetti che sopravvive ai conflitti più dolorosi, alle vicende drammatiche che lacerano il tessuto della società europea in quegli anni, alle prove e ai lutti più terribili tenendo unita la famiglia fino alla Morte.
Perno attorno al quale ruota tutto il libro, costituendone un valore imprescindibile, è la Memoria attraverso la quale si dipanano le vicende dei Kaufmann, si formulano le domande e si trovano le risposte ad uno dei misteri più intricati per l’essere umano: quello della vita.
Pur consapevole che “la sensazione di ricostruire la vita degli altri è illusoria, ma convinta che “questa fosse una storia che aveva bisogno di essere raccontata”, l’autrice, con la medesima determinazione della nonna Fanny, ha risposto all’”esigenza della memoria” con una saga familiare indimenticabile che è al contempo testimonianza suggestiva di un’epoca, affresco storico e fedele ricostruzione di un mondo scomparso.
Non è facile in tempi di magra letteratura imbattersi in un libro autentico: “Il Novecento di Fanny Kaufmann, è un’opera di alto artigianato, ricca di contenuti, i cui potenti rintocchi rimarranno a lungo nella mente e nel cuore del lettore.

Giorgia Greco


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