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Michelle Mazel
Europa/Medio Oriente
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Dopo il sabato c’è la domenica 27/06/2024

Dopo il sabato c’è la domenica
Commento di Michelle Mazel
(Traduzione di Yehudit Weisz)
https://www.dreuz.info/2024/06/apres-le-samedi-viendra-le-dimanche-299991.html

Nei territori occupati dall'Isis, le case dei cristiani venivano contrassegnate con la lettera araba N. La persecuzione dei cristiani verrà immediatamente dopo quella degli ebrei, gli integralisti islamici non ne fanno mistero.

“Val-de-Marne: un ragazzino di 10 anni chiamato “sporco cristiano” e “sporco ebreo” da altri due bambini per strada”  E’ successo lo scorso 20 giugno ad Alfortville. Considerato come semplice mancanza di educazione, di questo episodio non si è parlato molto. Innanzitutto per la sua scarsa rilevanza. La Francia purtroppo ha subito delle aggressioni antisemite ma anche degli attacchi contro delle chiese e perfino contro dei preti. Tuttavia, questa equazione tra ebreo e cristiano sulla bocca di ragazzini di quartiere avrebbe dovuto farci riflettere, visto l’attuale contesto. Tanto più che si può pensare che questi ragazzi abbiano imparato l'odio dell'ebreo e quello del cristiano proprio in casa loro.  Pochi giorni dopo, era domenica sera del 23 giugno, in Daghestan, dei terroristi hanno attaccato due sinagoghe e una chiesa nelle due città più grandi. Una sinagoga è stata data alle fiamme, ad un prete ortodosso è stata tagliata la gola. L’indomani, lo Stato islamico del Khorasan (Asia centrale) ne ha rivendicato la responsabilità.  Di certo non esiste alcuna disputa territoriale tra questa repubblica russa e il Daesh e ovviamente nessun motivo per attaccare sinagoghe o chiese, se non il cieco fanatismo.
"Gli islamisti dicono sempre che dopo il sabato c’è la domenica. Attaccano prima gli ebrei, poi i cristiani. Questa è la logica della jihad…” aveva affermato Éric Zemmour in un’intervista del 2 novembre del 2023. Non sembra che i due eventi accaduti negli ultimi giorni, a poche migliaia di chilometri di distanza, abbiano fatto venire in mente agli europei questa espressione simbolica. Infatti è più comodo vederla come una manifestazione di islamofobia e nulla di più. Tuttavia, in origine si tratta di un proverbio arabo. E in Medio Oriente non ci possiamo fare illusioni sul suo significato. Durante il suo breve regno, Daesh – il Califfato islamico – ha dato fuoco agli edifici religiosi e massacrato i cristiani, che sono tuttora perseguitati. Un tempo, loro rappresentavano un quarto della popolazione del Medio Oriente, oggi sono appena undici milioni. Ne è consapevole lei, questa bella gioventù studentesca che indossa con orgoglio la kefiah e che mostra la sua solidarietà ad Hamas? Probabilmente no. Proclama il suo sostegno a una Palestina libera “dal fiume al mare” senza sapere veramente di quale fiume, e nemmeno di quale mare, si tratti. Questi studenti coraggiosi, così pieni di fervore, provengono tuttavia principalmente da ambienti cristiani – cattolici o protestanti. Sono lontani dall'immaginare che per i sostenitori dell'Islam essi sono considerati “infedeli” allo stesso modo degli ebrei. Degli individui in definitiva inferiori che, nel mondo governato dalla Sharia a cui aspirano gli islamisti di ogni genere, dovranno sottomettersi e accettare la loro condizione di dhimmi. Per quanto riguarda i membri della comunità omosessuale che marciano con orgoglio in favore della Palestina, dobbiamo aver dimenticato di dire loro che nel mondo islamico, l’omosessualità è un crimine punibile con la morte.

 

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Michelle Mazel


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