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Michelle Mazel
Europa/Medio Oriente
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La virtuosa indignazione degli Ayatollah 05/04/2024

La virtuosa indignazione degli Ayatollah
Commento di Michelle Mazel
(traduzione di Yehudit Weisz)
https://www.dreuz.info/2024/04/la-vertueuse-indignation-des-ayatollahs-296337.html

L'ayatollah Khamenei con il ritratto del suo predecessore Khomeini. La Repubblica Islamica ha una lunga storia di odio e di attentati contro Israele, di tentativi di cancellazione dello Stato ebraico dalla carta geografica. Ora si scandalizza per l'uccisione di un generale dei pasdaran a Damasco, da parte degli israeliani. Avvenuta come risposta a un ennesimo attacco iraniano.

Il 1° aprile un attacco aereo ha distrutto un edificio annesso al consolato iraniano a Damasco. Il Ministero degli Affari Esteri di questo Paese ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Il Ministro Hossein Amir-Abdollahian considera l’attacco a Damasco come una violazione di tutti gli obblighi e convenzioni internazionali, attribuisce le conseguenze di questa azione al regime sionista e sottolinea la necessità di una risposta seria da parte della comunità internazionale a tali azioni criminali”  "Cosa? Tu vuoi essere risparmiato e non hai risparmiato nulla!” avrebbe detto Corneille (Cinna, Atto IV, 1641 n.d.t.)                                                                  Non sapevamo che i leader della Repubblica Islamica fossero così impegnati nel rispetto degli obblighi e delle convenzioni internazionali. A quanto pare, nulla li ferma nella lotta spietata che stanno conducendo contro lo Stato ebraico che vogliono vedere scomparire dalla terra. L'elenco dei loro attacchi, o tentati attacchi, contro rappresentanti e rappresentanze diplomatiche di Israele è purtroppo molto lungo. E non è di ieri. Il più mortale, senza dubbio, fu quello avvenuto il 17 marzo 1992 a Buenos Aires. Una bomba esplode davanti all'ambasciata israeliana, uccidendo 29 persone e ferendone 242. Due anni dopo, il 18 luglio 1994, un'autobomba colpisce la sede dell'AMIA (Asociación Mutual Israelita Argentina), il centro della comunità ebraica, a Buenos Aires, uccidendo ottantacinque persone e ferendone duecentocinquanta. L’Iran ovviamente nega ogni coinvolgimento, ma dopo una lunga indagine, il governo argentino espelle sei dei suoi diplomatici; nel 2006 verrà finalmente emesso un mandato di cattura internazionale per crimini contro l'umanità contro personalità iraniane, tra cui, in particolare, Ali Akbar Rafsanjani, che era Presidente all'epoca dei fatti. Altro esempio, il 2012, anno segnato da tre attentati non completamente riusciti: a Nuova Delhi, un individuo a bordo di una motocicletta è riuscito a "collocare" una bomba sul veicolo della moglie dell'addetto alla difesa presso l'ambasciata di Israele, una donna di 42 anni, rimasta ferita. A Tbilisi, in Georgia, un'auto parcheggiata vicino all'ambasciata israeliana aveva destato sospetti. Lì la polizia ha scoperto una bomba. A Bangkok ci sono stati quattro feriti. “L’ attentato a Bangkok dimostra ancora una volta che l'Iran e i suoi alleati continuano ad agire attraverso i mezzi del terrorismo, e gli ultimi attacchi ne sono un esempio”, ha detto in un comunicato stampa dal suo ufficio, l'allora Ministro della Difesa israeliano Ehud Barak. Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano ha condannato gli attacchi, che ha definito “terroristici”; ha respinto le accuse israeliane e ha negato la responsabilità di questi incidenti.

Infine, quanti tentativi sono stati sventati in tempo dalla vigilanza dei servizi segreti israeliani?

Ma  torniamo a quanto accaduto lunedì a Damasco. Il giorno prima, un drone iraniano aveva colpito una base israeliana a Eilat. Sappiamo che dal 7 ottobre gli ayatollah hanno fatto tutto il possibile per sostenere Hamas. A tal fine, usano i loro vassalli: le milizie sciite di Iraq e Siria, gli Houthi dello Yemen e Hezbollah in Libano. Stanno impiegando risorse considerevoli per fornire a questi ultimi armi avanzate e missili ad alta precisione. Ma prendere di mira direttamente Israele con questo drone ha costituito una pericolosa escalation che non poteva rimanere senza risposta.

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Michelle Mazel


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