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Ben Cohen
Antisemitismo & Medio Oriente
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La Francia abbandonerà la sua opposizione al riconoscimento unilaterale di uno Stato palestinese? 02/06/2024

La Francia abbandonerà la sua opposizione al riconoscimento unilaterale di uno Stato palestinese?
Analisi di Ben Cohen
(Traduzione di Yehudit Weisz)
https://www.jns.org/will-france-abandon-its-opposition-to-unilateral-recognition-of-a-palestinian-state/

Abu Mazen e Macron. Verso il riconoscimento della Palestina anche da parte della Francia? Parrebbe di sì, dopo una serie di mosse con cui Macron si sta allontandando da Israele. Sarebbe un punto di non ritorno nelle relazioni anche dell'Ue con lo Stato ebraico. Macron: stai con gli antisemiti o con l'Occidente? Che gioco stai giocando?

La Francia riconoscerà uno Stato palestinese indipendente? Questa domanda ha assunto un’urgenza ancora maggiore nell’ultima settimana, dopo che Spagna e Irlanda, membri dell’Unione Europea, insieme alla Norvegia, Paese che non lo é, hanno annunciato che stavano facendo esattamente questo. La garanzia del riconoscimento francese rappresenterebbe un punto di svolta in termini di relazioni dell’UE con Israele e i palestinesi. Finora, 10 dei 27 Stati membri dell'UE hanno riconosciuto una Palestina indipendente. Tuttavia, 6 Paesi di quel gruppo – Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia, Ungheria, Bulgaria e Romania – lo avevano già fatto molto prima di aderire all’UE, quando erano ancora Stati satelliti sotto il rigido controllo dell’Unione Sovietica;  attualmente, sono palesemente più favorevoli a Israele rispetto agli Stati UE dell’Europa Occidentale.  Il resto – Svezia, Cipro e ora Spagna e Irlanda – sembrano quindi una cospicua minoranza che va contro la politica dell’UE. Se anche Belgio, Malta e Slovenia annunciassero il riconoscimento, come previsto nelle prossime settimane, gli Stati filo-palestinesi dell’UE sembreranno meno isolati, ma avranno ancora molto lavoro da fare in termini di cambiamento della politica complessiva del blocco.  Se Parigi seguisse l’esempio di Madrid e Dublino, la Francia, membro fondatore dell’Unione Europea e pezzo grosso in termini di politica estera e di difesa, potrebbe diventare quindi il fiore all’occhiello della Palestina. Ovviamente, in Francia c’è una pressione che aumenta, in particolare da parte degli sbraitanti partiti di sinistra e della crescente comunità musulmana, a favore del riconoscimento. In un certo senso, il dibattito attuale riguarda di meno la saggezza di un’azione del genere e molto di più la sua tempistica. La settimana scorsa, il Presidente francese Emmanuel  Macron, che all’indomani del pogrom di Hamas del 7 ottobre nel sud di Israele aveva fortemente sostenuto Israele,  ha ripetuto una precedente affermazione secondo cui il riconoscimento di una Palestina indipendente non era più un “tabù” per il suo Paese. “Non ci sono tabù per la Francia e sono assolutamente pronto a riconoscere uno Stato palestinese,”ha detto durante una conferenza stampa congiunta con il cancelliere tedesco Olaf Scholtz. Ma, ha sottolineato, “io penso che questo riconoscimento debba avvenire al momento opportuno… Non farò un riconoscimento sull’onda delle emozioni.” Separatamente, il Ministro degli Esteri francese, Stephane Sejourne, aveva espresso un punto simile, ma a differenza di Macron, ha criticato apertamente Spagna e Irlanda, insinuando che entrambe fossero impegnate a esibirsi senza pensare alle implicazioni della loro decisione. La Francia sostiene per il conflitto una soluzione a due Stati, ha detto Sejourne, e “la questione del riconoscimento, ovviamente, entrerà in gioco”. Ma, ha proseguito, “la preoccupazione ora – che ho chiaramente condiviso con le mie controparti spagnole e irlandesi – è ciò che accadrà il giorno dopo il riconoscimento: quanto è diplomaticamente utile?” La Francia non era disposta ad assecondare quello che Sejourne ha definito “posizionamento politico”, esclamando davanti a un gruppo di giornalisti riuniti: “Ditemi, cosa esattamente è cambiato a Gaza il giorno dopo il riconoscimento spagnolo? Niente!” La Francia fa questi calcoli su due livelli. Il primo riguarda direttamente il conflitto; se l’obiettivo è quello dei due Stati, allora questo dovrebbe essere negoziato piuttosto che assecondato da singoli Stati impegnati in un riconoscimento unilaterale. Questa è anche la posizione della Germania, l’altra grande potenza dell’Unione Europea, e Berlino, timorosa di minare il suo sostegno a Israele nel secondo dopoguerra come una Staatsräson (“ragione di Stato”) , rimane riluttante a percorrere il tracciato spagnolo e irlandese.  La Francia non marcia di pari passo con i tedeschi, ma ci si può aspettare che il governo Macron collabori strettamente con i colleghi tedeschi prima che qualsiasi cambiamento nella politica venga reso pubblico. Il secondo livello riguarda il posto della Francia nel mondo.  C’è sempre stata tensione tra il suo desiderio di un’Unione Europea più integrata, soprattutto sulle questioni di sicurezza, e la sua storica retorica sull’importanza della sovranità nazionale. Il desiderio francese di indipendenza nella definizione della politica estera portò l’ex presidente Charles de Gaulle a ritirarsi dalla struttura di comando della NATO nel 1966, e alla Francia ci vollero più di 40 anni per reintegrarsi.  Ma anche all’interno della NATO, la Francia si assicura di ritagliarsi una propria posizione, come recentemente illustrato dall’appello di Macron per un maggiore sostegno all’Ucraina, anche se altri membri dell’alleanza, compresi gli Stati Uniti, sono cauti nel voler inimicarsi ulteriormente il regime del dittatore russo Vladimir Putin. In un contesto del genere, è del tutto possibile che la Francia riconosca una Palestina indipendente, ma non allo stesso modo di Irlanda e Spagna, magari fissando degli obiettivi che l’Autorità Palestinese dovrà raggiungere prima di farlo.  Eppure il dibattito francese non si limita ai corridoi del potere o ai think tank che pubblicano documenti di posizione sul conflitto israelo-palestinese. Come il suo omologo americano Joe Biden, Macron ha cercato di tracciare una via di mezzo tra uno Stato democratico e una banda di stupratori e assassini che cerca la sua distruzione. Entrambi i leader hanno ottenuto lo stesso risultato: un Israele sempre più stanco di dubitare delle loro prossime mosse, e ampie fasce del mondo arabo che chiedono azioni più punitive, come un embargo sulle armi, la condanna da parte delle Nazioni Unite e, naturalmente, il riconoscimento della Palestina. Ed entrambi i leader si trovano ad affrontare forti richieste da parte dei legislatori e di settori dell’opinione pubblica per rafforzare la pressione su Israele. Dal 7 ottobre, Parigi e altre città francesi hanno assistito a grandi manifestazioni pro-Hamas nelle strade e nei campus con tutti i problemi che ne conseguono: appelli genocidi alla distruzione di Israele e attacchi agli ebrei e alle proprietà di proprietà ebraica. Il giorno dopo l’annuncio del riconoscimento spagnolo e irlandese, i membri di estrema sinistra del parlamento francese hanno brandito bandiere palestinesi e hanno chiesto alla Francia di interrompere i legami commerciali con lo Stato ebraico. Uno di loro, David Guiraud, che all’inizio di quest’anno ha condiviso meme antisemiti sui social media, è arrivato addirittura ad aggredire fisicamente un membro filo-israeliano del parlamento, l’ebreo franco israeliano Meyer Habib, definendolo per buona misura un “maiale nel fango del genocidio.” Se questa agitazione dovesse continuare, Macron potrebbe sentirsi obbligato a fare eco a Biden nel tentativo di placare la folla pro-Hamas. Il governo francese sarà anche a conoscenza del fatto che i ministri riuniti nell'ultima sessione del Consiglio Affari Esteri dell'Unione Europea hanno avvertito Israele che potrebbe incorrere in sanzioni se continuasse la sua operazione per distruggere Hamas a Rafah – una dichiarazione che il Ministro degli Esteri irlandese ha trovato molto soddisfacente. Se la Francia vacilla, allora Israele farà più affidamento sulla Germania, sull’Italia, sulla Grecia e sugli Stati dell’Europa orientale per difendere il suo punto di vista all’interno dell’Unione Europea, il suo principale partner commerciale. Gli Stati Uniti potrebbero dare un importante contributo a queste deliberazioni affermando esplicitamente che il riconoscimento di una Palestina indipendente è sia una ricompensa per le atrocità di Hamas sia un duro colpo ad una soluzione negoziata.  Ma ciò, purtroppo, è improbabile finché l’amministrazione Biden continuerà con la sua strategia volta a indebolire lentamente la capacità di Israele di difendersi, politicamente e diplomaticamente.

Ben Cohen Writer - JNS.org
Ben Cohen, scrive su Jewish News Syndacate 


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