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Ben Cohen
Antisemitismo & Medio Oriente
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Spagna e Turchia stanno conducendo la guerra diplomatica contro Israele 30/10/2023
Spagna e Turchia stanno conducendo la guerra diplomatica contro Israele
Analisi di Ben Cohen 

(traduzione di Yehudit Weisz)


Turkey's Erdogan cancels third day of election appearances after falling ill
Recep Tayyip Erdogan

Per qualsiasi Paese coinvolto in una guerra, ci sono pochi vantaggi, ma se si può dire che ne esista uno, è che il conflitto armato fornisce una prova inequivocabile di chi sono i nostri amici e di chi sono i nostri nemici. Israele è in guerra con Hamas, e il popolo ebraico a livello globale è in guerra con la ricomparsa di un antisemitismo violento e crudo. Nelle ultime due settimane abbiamo imparato molto sui nostri amici, in particolare sui governi degli Stati Uniti, del Regno Unito e dell’Unione Europea. Ciò include la sensazione, come suggeriscono le loro frequenti richieste di maggiori aiuti da versare nella Striscia di Gaza, dei potenziali limiti del loro sostegno alla risposta militare di Israele al pogrom terroristico di Hamas del 7 ottobre.

Abbiamo anche imparato molto sui nostri nemici, la maggior parte dei quali conferma ciò che già sospettavamo. Non c’è dubbio che Hamas e i suoi sostenitori nel regime iraniano, non cercano solo un mondo senza Israele, ma un mondo senza ebrei. E non c’è dubbio che, alle due estremità del Mar Mediterraneo, Israele si trova di fronte a due Stati determinati a limitarlo militarmente, minando al contempo la sua legittimità nel mondo della politica e della diplomazia.

Questi due Paesi sono la Spagna a ovest e la Turchia a est, entrambi membri dell’alleanza NATO.

In Turchia, il Presidente Recep Tayyip Erdoğan, un autentico dittatore genocida che ha perseguitato e assassinato la minoranza curda musulmana del suo Paese, sta esaltando i fetidi stupratori di Hamas come “combattenti per la liberazione”.

In Spagna, il Primo Ministro e il Ministro degli Esteri hanno l'ardire di dare lezioni a Israele sul “diritto umanitario internazionale”, mentre i giovani ministri di estrema sinistra nella loro coalizione socialista chiedono che Israele venga sanzionato allo stesso modo della Russia di Vladimir 

Il discorso di Erdoğan della scorsa settimana ai colleghi parlamentari del suo Partito Islamico Giustizia e Sviluppo (AKP), è stato davvero ripugnante. Da sempre antico teorico del complotto, ha affermato che la risposta di Israele a Gaza non è stata “autodifesa, ma ferocia nel commettere un atto premeditato [enfasi mia] di crimine contro l’umanità”. Hamas, ha proseguito, è “un’organizzazione di liberazione, di mujaheddin, che lotta per proteggere la propria terra e i propri cittadini”. Nessun dubbio da che parte sta la Turchia. E anche qui non ci dobbiamo stupire. Erdoğan è sempre stato un vile antisemita. Alcuni ricorderanno il suo sgradevole capriccio a Davos nel 2009, quando se ne andò infuriato  da un palco che condivideva con il defunto Primo Ministro israeliano, Shimon Peres, urlando: “Quando si tratta di uccidere, sai molto bene come uccidere”. Nel decennio successivo, usò spesso parole come “nazisti”, “assassini di bambini” e “apartheid” nei suoi attacchi verbali contro lo Stato ebraico. E nessuno dovrebbe dimenticare la sua reazione al referendum sull’indipendenza nel Kurdistan iracheno nel settembre del 2017, quando si lamentò della creazione di un “secondo Israele” in Medio Oriente e sostenne con faccia seria che Israele stava progettando di insediare là un gran numero di ex ebrei iracheni: un’altra assurda teoria del complotto abbracciata con entusiasmo dalle masse islamiste, dando loro un’altra scusa per bruciare le bandiere israeliane dopo la preghiera del venerdì. Eppure Israele ritiene di aver bisogno della Turchia, diplomaticamente e in termini commerciali, ed è per questo che l’anno scorso, a Gerusalemme ci fu un tale rilievo quando il Presidente Isaac Herzog apparentemente riuscì ad ottenere un riavvicinamento durante una visita ad Ankara. Così sì, da un lato Erdoğan è un opportunista che si piega al vento, come ha fatto in Siria, con il suo voltafaccia nel chiedere la rimozione del regime di Bashar Assad sostenuto dall’Iran. A un livello più profondo però, è un incallito odiatore degli ebrei il cui antisemitismo è ideologico. Erdoğan ritiene che esista una cospirazione autentica di potenti interessi ebraici volta a sovvertire il mondo islamico, molto più radicata delle sue occasionali aperture tattiche verso Israele, che sono del tutto false.

La Spagna è una vera e propria Idra, nella misura in cui le dichiarazioni del Primo Ministro Pedro Sanchez e del Ministro degli Esteri Jose Manuel Albares non sono così furiose come le invettive di Erdoğan. Inoltre, possiamo consolarci che, almeno per il momento, la Spagna sia un’eccezione tra i Paesi dell’Unione Europea, che per lo più hanno evitato di far eco alle richieste di Sanchez per un cessate il fuoco immediato, sottolineando invece il diritto di autodifesa di Israele mentre esortano gli israeliani a evitare vittime civili a Gaza.
Sanchez vuole un cessate il fuoco e Albares vuole la creazione di uno Stato palestinese indipendente perché, come ha detto in un'intervista televisiva la settimana scorsa, senza uno Stato, "non penso che potremo garantire la sicurezza dello Stato di Israele". C’è da chiedersi: se l’ETA, il gruppo terroristico basco, avesse posseduto i mezzi per uccidere e stuprare quasi 12.000 cittadini spagnoli in un solo giorno – l’equivalente del tributo israeliano adeguato alla dimensione della popolazione – Albares avrebbe chiesto il riconoscimento dell’indipendenza basca?  La Spagna applica a Israele standard che non si sognerebbe mai di applicare a se stessa perché, fondamentalmente, è in sintonia con la visione araba di Israele come un intruso straniero e quindi in definitiva dalla parte del torto, indipendentemente da ciò che il diritto internazionale dice sul diritto di autodifesa. Alle spalle di Sanchez e Albarez ci sono i ministri di estrema sinistra che si sono distinti nelle ultime due settimane per i loro attacchi virulenti contro Israele. Ricordate i loro nomi: Irene Montero, Alberto Garzon e, soprattutto, Ione Belarra, che ha paragonato la guerra difensiva di Israele all'invasione dell'Ucraina da parte di Putin, sollecitando di conseguenza un regime di sanzioni contro lo Stato ebraico e la rottura di tutti i rapporti diplomatici con lo Stato ebraico. Questi tre nemici dichiarati del popolo ebraico, alleati di Hamas, occupano posti ministeriali in uno Stato membro dell'Unione Europea. Questa non è un'illusione. È la manifestazione di quanto sia diventata grave la situazione. In molti sensi, i problemi posti dalle posizioni di Spagna e Turchia devono ancora farsi sentire. Un’operazione di terra israeliana a Gaza, insieme all’incertezza sull’esito finale (chi governerà Gaza quando le acque si saranno calmate, e chi vivrà lì ?) potrebbe spingere i leader europei che finora hanno sostenuto Israele, verso una richiesta  simile di cessate il fuoco. Possiamo essere certi che Spagna e Turchia guideranno questi appelli e glorificheranno qualsiasi successo in tal senso. In molte capitali del mondo, Israele ha conquistato la simpatia di politici che comprendono cosa rappresentasse la violenza bestiale del 7 ottobre. Ma Madrid e Ankara non sono tra queste.

Ben Cohen Writer - JNS.org
Ben Cohen, esperto di antisemitismo, scrive sul Jewish News Syndicate



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