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Ben Cohen
Antisemitismo & Medio Oriente
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Le scuse che la Russia non farà 08/05/2022
Le scuse che la Russia non farà
Analisi di Ben Cohen

A destra: Sergey Lavrov

(traduzione di Yehudit Weisz)


Ma il Presidente russo Vladimir Putin si è davvero scusato con il Primo Ministro israeliano Naftali Bennett per le atroci considerazioni sulla Shoah espresse dal suo Ministro degli Esteri Sergey Lavrov? Non c'è modo di saperlo con certezza. Secondo una dichiarazione rilasciata dall'ufficio di Bennett dopo la sua telefonata con Putin giovedì scorso, “il Primo Ministro ha accettato le scuse del Presidente Putin per le considerazioni di Lavrov e lo ha ringraziato per aver chiarito il suo atteggiamento nei confronti del popolo ebraico e della memoria della Shoah.” Ma una lettura in russo della stessa telefonata non conteneva alcuna menzione di scuse, solo un sacco di affermazioni intese a rafforzare nella mente del lettore il concetto che la Russia, come Israele, è un solenne custode della memoria della Shoah. Questo concetto è francamente osceno, soprattutto perché lo storico abuso della Shoah da parte della Russia va ben oltre le considerazioni di Lavrov. In realtà, quello che ha detto Lavrov è stato un mero elenco dei numerosi tropi antisemiti che prevalevano sia nella Russia imperiale che nell'Unione Sovietica. 

In un comizio alla televisione italiana, Lavrov ha ribadito l'insistenza del governo russo sul fatto che l'Ucraina sia governata da neonazisti, nonostante il Presidente Volodymyr Zelensky sia ebreo. “Come può esserci il nazismo in Ucraina se lui è un ebreo? Posso sbagliarmi, ma anche Adolf Hitler aveva sangue ebraico,” ha affermato Lavrov. “Questo non significa assolutamente nulla. Il saggio popolo ebraico dice che gli antisemiti più accaniti sono di solito ebrei.” Qui il concetto generale è quello di un complotto terribilmente inquietante: che gli ebrei stessi fomentino volontariamente l'antisemitismo. C'è un noto precedente per questo: la menzogna secondo cui i leader sionisti in Europa avevano agevolato i nazisti nel loro programma di sterminio, era un punto fermo della propaganda sovietica del dopoguerra, poiché durante la Guerra Fredda Mosca cercava di rafforzare il suo sostegno al mondo arabo. Nel contempo, i sovietici diffamavano Israele in quanto Stato nazista, proprio come oggi sta facendo il regime di Putin con l'Ucraina. Dagli anni '60 agli anni '80, i sovietici sfornarono una serie apparentemente senza fine di orribili opuscoli dai titoli tipo “Ebraismo senza abbellimenti” e “ Stai attento: sionismo.”  Un opuscolo del 1975 intitolato “Sionismo e Apartheid” descriveva Israele come la reincarnazione del regime nazista mentre lo collegava direttamente al regime razzista in Sud Africa. “Le dottrine biologiche razziali, secondo cui le persone sono divise in 'popolo eletto' e goyim, sono state trasformate in ideologia ufficiale e in politica di Stato in Israele e in Sud Africa, dove l'’inferiore’ è separato con la forza dal ‘superiore’,”così inveiva l’opuscolo. Nel frattempo, nel 1982, uno studente palestinese di nome Mahmoud Abbas aveva presentato la tesi del suo dottorato di ricerca, discussa all'Università di Mosca, dal titolo “La connessione segreta tra i nazisti e i leader del Movimento Sionista.”

Questa triste sequela di documenti ci dice che la Russia non “preserva accuratamente la verità storica sugli eventi di quegli anni” e che non “onora la memoria di tutti i caduti, comprese le vittime della Shoah,” come affermato nella dichiarazione del Cremlino. Infatti, è vero il contrario; dal 1945, nessuno Stato, nemmeno l'Iran, ha contribuito alla distorsione della Shoah così profondamente come ha fatto l'Unione Sovietica prima e la Russia poi. Putin avrebbe ricordato a Bennett “che dei 6 milioni di ebrei torturati nei ghetti e uccisi nei campi di concentramento dai nazisti durante operazioni punitive, il 40 per cento erano cittadini dell'URSS,” e ha chiesto di “ trasmettere auguri di salute e di benessere ai veterani dell’Armata Rossa che vivono in Israele.”  Queste parole sono state scelte appositamente per gli stranieri in ascolto, principalmente israeliani e americani. Perché se Putin fosse seriamente intenzionato a onorare la memoria della Shoah, passerebbe meno tempo a compiere il linciaggio di Zelensky e più tempo a fare i conti con l'eredità velenosa del suo stesso Paese nei confronti degli ebrei. In tal senso, se Putin si sia scusato o meno con Bennett, in particolare per i commenti di Lavrov, non ha molta importanza. L'unica affermazione che conterebbe è esattamente la dichiarazione che il Cremlino non è in grado di fornire, perché così facendo si svelerebbero rapidamente le stesse tematiche sull'era nazista che oggi vengono utilizzate nella guerra russa di propaganda nei confronti dell'Ucraina. Il punto di fondo è che, a differenza della Germania, la Russia non ha mai espresso contrizione ufficiale per i secoli di odio verso gli ebrei scatenato dai suoi sacerdoti, dai nobili, dagli intellettuali e dagli apparati di partito. Da buon dittatore qual è, Putin ha coltivato il sostegno ebraico con la sua stessa mediazione, sostenendo iniziative come l'ambizioso Museo di Storia Ebraica di Mosca e coltivando uno stretto rapporto con il movimento Chabad-Lubavitch e il rabbino capo di Russia Berel Lazar, ma mai, nemmeno una volta, ha fatto riferimento o si è scusato per l'antisemitismo di Stato russo. Ha persino avuto l'ardire di suggerire durante un incontro del 2016 con i leader dell'European Jewish Congress (EJC) che gli ebrei europei preoccupati per l'antisemitismo nei loro Paesi avrebbero fatto bene a trasferirsi in Russia. “Lasciateli venire da noi!” si dice che Putin abbia esclamato. “Durante il periodo sovietico, se ne andarono dal Paese e ora dovrebbero ritornare.”  Quell'ultima frase era stupefacente nella sua disonestà; in generale, gli ebrei non lasciarono il Paese durante il periodo sovietico perché le autorità sovietiche impedirono loro attivamente di farlo! Centinaia di ebrei sovietici subirono torture e prigionia a causa dei loro tentativi di fare l' aliya , così come per studiare la lingua ebraica, la religione ebraica e tutto ciò che sapeva della “essenza reazionaria antiumana del sionismo,” come c’é scritto in modo memorabile ne La grande enciclopedia Sovietica. Come dovrebbero essere, allora, le autentiche scuse russe? Tanto per cominciare, bisognerebbe elencare gli episodi che hanno cementato la temibile reputazione antisemita della Russia. Questo comprenderebbe, ma non si limiterebbe solo a questo, i pogrom scatenati dagli estremisti zaristi della Centuria nera; le calunnie del sangue promosse dalla Chiesa ortodossa russa; i falsi Protocolli dei Savi di Sion pubblicati dalla polizia segreta dello zar nel 1903; la messa al bando della lingua ebraica dopo la rivoluzione bolscevica; le campagne antisemite concepite dal leader sovietico Joseph Stalin; l'incarcerazione degli ebrei sovietici dissidenti; e la miriade di calunnie contro il sionismo e Israele nella propaganda ufficiale. La sostanza delle scuse verrebbe colta attraverso un semplice riconoscimento dei fatti in tutti questi casi, ponendo fine alla combinazione di bugie, smentite ed diversivi che hanno deturpato gli atteggiamenti sovietici e russi nei confronti del popolo ebraico. Finché Vladimir Putin è al Cremlino, e finché la Russia rimane una dittatura violentemente nazionalista con mire nei confronti dei suoi vicini, tali scuse rimangono un pio desiderio. C'è solo una posizione da adottare quando la Russia parla degli ebrei e della Shoah, persino nei toni concilianti che Putin ha usato con Bennett: diffidare, diffidare, e ancora diffidare.

Ben Cohen Writer - JNS.org
Ben Cohen, esperto di antisemitismo, scrive sul Jewish News Syndicate

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