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Ben Cohen
Antisemitismo & Medio Oriente
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E’ giunto il momento di dire addio agli oligarchi russi 11/04/2022
E’ giunto il momento di dire addio agli oligarchi russi
Analisi di Ben Cohen

(traduzione di Yehudit Weisz)


Oud-minister Kissinger bezorgd over betrekkingen VS met China
Henry Kissinger

Il Forum internazionale del Lussemburgo sulla Prevenzione delle Catastrofi Nucleari è l'esempio perfetto di un'organizzazione dal nome imponente e di un illustre comitato consultivo di cui non avete ancora mai sentito parlare. Il Consiglio del Forum riunisce figure come Henry Kissinger, l'ex Segretario di Stato americano; Gareth Evans, ex Ministro degli Esteri australiano; e Igor Ivanov, che è stato Ministro degli Esteri russo tra il 1998 ed il 2004, prima sotto Boris Eltsin e poi sotto Vladimir Putin. Lo scopo del Forum è quello di incoraggiare il dialogo tra Stati Uniti e Russia per scongiurare uno scontro nucleare tra le due potenze mondiali. Non si sa di preciso cosa faccia, almeno dal suo sito web, che è stato aggiornato l'ultima volta il 22 febbraio con una asserzione anodina che descrive le intenzioni della Russia in Ucraina come “nebulose”, ma che comunque mette in guardia da un'ulteriore escalation. (La Russia ha invaso l'Ucraina meno di una settimana dopo.) Al vertice del Forum siede il suo fondatore e presidente, l'oligarca ebreo russo noto come Moshe Kantor nei media israeliani e occidentali, e come Vyatcheslav Kantor nella stampa russa. Giovedì scorso, è stato uno degli otto oligarchi sanzionati dal governo britannico nel suo ultimo tentativo di serrare le viti finanziarie su Putin e sui suoi accoliti nel mondo della politica e degli affari. Kantor, la cui fortuna è stimata intorno a 4,5 miliardi di dollari, è il principale azionista di Acron, una società di fertilizzanti con “un significato strategico vitale per il governo russo,” secondo una dichiarazione del Foreign Office di Londra. Non tutti gli oligarchi russi - imprenditori che hanno rilevato società statali a prezzi stracciati dopo il crollo dell'Unione Sovietica - sono rimasti vicini a Putin, ma Kantor sì. Nel 2016 Putin aveva conferito a Kantor l'Ordine d'Onore russo per i suoi successi nell'industria. Un comunicato stampa pubblicato dalla Acron osservava con orgoglio che la coppia aveva visitato lo stabilimento dell'azienda nella città di Veliky Novgorod “progettato e costruito da esperti russi senza coinvolgere specialisti stranieri” per l'estrazione di terre rare (REE), metalli che possono essere utilizzati nella raffinazione e in altri processi industriali, ma anche in una vasta gamma di usi militari. “La creazione di operazioni REE basate sull'impianto di produzione russo è strategicamente importante per garantire la sicurezza nazionale e fondamentale per eliminare gradualmente le importazioni di REE nel mercato russo,” aveva aggiunto lo stesso comunicato stampa, in una frase che probabilmente aveva suscitato delle perplessità tra i mandarini del Foreign Office di Londra. Tra gli oligarchi di origine ebraica, Kantor è quello più strettamente legato alle cause ebraiche, sebbene Roman Abramovich, l'oligarca più noto di tutti, sia anche lui un importante protagonista nel mondo ebraico. Tra le varie onorificenze, Kantor è il Presidente dell'European Jewish Congress (EJC), carica da cui si è dimesso l'8 aprile; il fondatore del Kantor Center for the Study of Contemporary Jewry dell'Università di Tel Aviv; ed è un importante benefattore del Jewish Leadership Council (JLC) e del Community Security Trust (CST) nel Regno Unito, dove lui risiede principalmente. Nei 15 anni da quando fu eletto Presidente dell'EJC, la sua filantropia ha trasformato il mondo ebraico. Il fatto che Kantor sia ora soggetto a sanzioni, insieme ad Abramovich, Mikhail Fridman, Petr Aven e altri oligarchi ebrei, avrà serie conseguenze finanziarie per le organizzazioni che svolgono la loro attività in aree che vanno dall’educazione alla salute al sostegno politico. In effetti, il memoriale nazionale israeliano della Shoah, lo Yad Vashem, lo ha ammesso quando ha preso l'insolita iniziativa di scrivere all'ambasciatore degli Stati Uniti in Israele, Thomas Nides, esortando l'amministrazione Biden a non sanzionare Abramovich, citando specificamente il suo sostegno alle cause ebraiche. La lettera fu spedita poco tempo dopo che Abramovich aveva donato 3 milioni di dollari allo Yad Vashem, rendendolo il secondo donatore dell'istituzione, dopo il defunto Sheldon Adelson e sua moglie, la dottoressa Miriam Adelson. Il 10 marzo, tuttavia, Yad Vashem aveva sospeso la sua “partnership strategica” con Abramovich. Anche se quella non era l’opzione preferita dell'istituzione, è stata comunque una scelta saggia. Molti degli oligarchi sanzionati hanno insistito sul fatto di non avere legami con Putin e si sono opposti alla bestiale invasione dell'Ucraina nel tentativo trasparente di recuperare le loro fortune. Abramovich ha persino affermato di essere stato avvelenato mentre cercava di mediare un accordo tra Mosca e Kiev all'inizio di marzo, anche se non sono mai state pubblicate fotografie del gonfiore agli occhi e della desquamazione cutanea che l’oligarca sosteneva di aver riportato. Le organizzazioni ebraiche non dovrebbero svolgere alcun ruolo nel promuovere la narrativa della bontà degli oligarchi. È certamente vero che la nostra comunità ha beneficiato della loro generosità, ma ciò non sarebbe successo se i governi occidentali, le banche e i fondi di investimento non si fossero adagiati tanto da attirare sin dall’inizio gli investimenti degli oligarchi in proprietà, media, squadre sportive e altri beni di valore. Anzi, accettando le loro cospicue donazioni, le organizzazioni ebraiche fornirono agli oligarchi un servizio altrettanto prezioso: consentivano ai loro nomi di essere associati principalmente a opere filantropiche e di beneficenza, piuttosto che ai loro oscuri rapporti con il dittatore al Cremlino. Quello scambio di comodo non può, e non dovrebbe, sopravvivere alla guerra in Ucraina. Le organizzazioni ebraiche esistono per servire le loro comunità, non gli individui che le finanziano. In questo senso, con la sua risposta indignata alle misure del governo britannico contro Kantor, l’EJC ha proprio toccato il fondo. In una dichiarazione rilasciata il 6 aprile, i membri dell’ EJC, descrivendosi come “profondamente scioccati e sconvolti”, hanno cercato di ritrarre Kantor come un individuo irreprensibile, che ha “dedicato tutta la sua vita alla sicurezza e al benessere delle comunità ebraiche europee e alla lotta contro l'antisemitismo , il razzismo e la xenofobia.” Anche se fosse vero, non affrontano nessuna delle gravi preoccupazioni sulle sue attività affaristiche che hanno portato il governo britannico a sanzionare Kantor. Né affrontano il motivo fondamentale delle sanzioni: l'invasione dell'Ucraina da parte di Putin, in cui un certo grado di incompetenza militare è stato compensato da mostruosi crimini di guerra che includono torture, esecuzioni di massa e stupri. Altri gruppi ebraici devono evitare di cadere nella stessa trappola. A parte tutto, dovrebbe essere evidente l’orrore dell’idea di voler difendere una manciata di oligarchi il cui protettore è ora impegnato in alcune delle peggiori atrocità mai viste in Europa dalla Seconda Guerra Mondiale. Finora, le comunità ebraiche in Europa e negli Stati Uniti, insieme a decine di migliaia di comuni cittadini israeliani che hanno manifestato a Tel Aviv e in altre città, si sono distinte nella loro risposta alla difficile situazione dell'Ucraina, sia in termini umanitari che politici. Questa è una presa di posizione di cui andare fieri. E significa che è giunto il momento di dire addio agli oligarchi.

Ben Cohen Writer - JNS.org
Ben Cohen, esperto di antisemitismo, scrive sul Jewish News Syndicate

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