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Ben Cohen
Antisemitismo & Medio Oriente
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La guerra di Russia e Cina contro il passato 02/01/2021
La guerra di Russia e Cina contro il passato
Analisi di Ben Cohen


George Orwell, addio al copyright sulle sue opere: ecco tutte le ristampe  (e chi le ha tradotte) - Il Fatto Quotidiano

Quasi 80 anni dopo la sua prima pubblicazione, e più di 30 anni dopo che la sua musa ispiratrice, l'Unione Sovietica, è scomparsa dalla mappa politica, il romanzo 1984 di George Orwell rimane tristemente attuale. Un viaggio magistrale e profondamente commovente nello stato mentale generato dal regime totalitario, 1984 è pieno zeppo di citazioni memorabili, non ultima l'osservazione saliente del suo protagonista principale, Winston Smith, che “chi controlla il passato controlla il futuro; chi controlla il presente controlla il passato.”

In questi ultimi giorni tale massima è servita senza dubbio come linea di condotta in Russia e in Cina, dove coloro che hanno il controllo del presente hanno guidato un bulldozer sul recente passato, nel palese tentativo di cancellare il record storico delle lotte democratiche in entrambe le nazioni, e tutto al servizio di un futuro decisamente non democratico. Il  22 dicembre, all'Università di Hong Kong (HKU) le autorità hanno eretto barriere e teli attorno al ‘Pilastro della Vergogna’, una statua che commemora il massacro degli studenti che protestarono nel 1989 in Piazza Tienanmen a Pechino, prima che gli operai smontassero la struttura e la rimuovessero dal campus. Creato dallo scultore danese Jens Galschiøt, il ‘Pilastro della vergogna’ si trovava nel campus fin dal 1997, l'anno in cui la Gran Bretagna aveva restituito Hong Kong al regime cinese. Raffigurava 50 volti angosciati e corpi torturati, accatastati uno sopra l'altro, in un ricordo profondamente inquietante del massacro ordinato dal Partito Comunista Cinese (PCC) nel giugno del 1989, quando aveva rivolto i carri armati dell'esercito contro lo studente disarmato ed i manifestanti radunati in piazza Tiananmen, nel cuore della capitale. In  una dichiarazione che giustificava la rimozione, l’HKU ha affermato che la sua decisione di bandire quella che con scherno chiamava “la vecchia statua”, era basata su un “consiglio legale esterno e valutazione del rischio nel migliore interesse dell'università” - un modo educato per dire che si era inchinato all'intimidazione politica del PCC. Precise come un orologio, il giorno dopo, altre due università di Hong Kong hanno annunciato che stavano rimuovendo le opere d'arte che commemoravano il massacro del 1989. In seguito alla rimozione di una statua dell'artista dissidente cinese Chen Weiming, la Lingnan University di Hong Kong ha annunciato in modo altrettanto obliquo, di aver agito dopo aver “esaminato e valutato gli elementi nel campus che avrebbero potuto comportare rischi legali e di sicurezza per la comunità universitaria .”

In Russia, nel frattempo, il regime del Presidente Vladimir Putin ha ordinato la chiusura del più antico gruppo per i diritti umani del Paese, Memorial. Fondato durante l'ultimo periodo del governo del Partito Comunista alla fine degli anni '80, il gruppo si dedica alla ricerca e alla denuncia della repressione politica nella Russia di oggi, nonché alla documentazione dei crimini dell'era sovietica.  Il 28 dicembre la Corte Suprema russa ha deciso di sciogliere il Memorial con la motivazione che aveva violato la legge draconiana sugli agenti stranieri del Paese, che è spesso invocata per reprimere l'opinione dei dissidenti. Il principale fondatore di Memorial fu Andrei Sakharov, l'eminente fisico nucleare sovietico che divenne il dissidente più in vista dell'URSS. Natan Sharansky, il prigioniero politico ebreo sovietico che ha lavorato come traduttore di Sakharov, in un articolo del 1990 ha evidenziato che dopo aver fornito all'Unione Sovietica la bomba all'idrogeno, Sakharov ha continuato ad attivare “un'arma ancora più potente, che alla fine ha distrutto l'impero, iniziando ad esprimere apertamente le sue convinzioni, esercitando il potere morale di un uomo libero.  Ha dimostrato che non importa quanto totalitario sia un regime, dato che un individuo può dichiarare sostegno a coloro che stanno soffrendo e gradualmente sfidare le norme di un'intera società. Sacharov, quasi da solo, ha creato il clima morale che ha minato il regime sovietico”. Come Memorial, e come le statue commemorative smantellate e distrutte dalla Cina, anche il “clima morale” che un tempo sembrava consegnare il governo comunista alla storia, è diventato esso stesso parte di un passato che le autorità di Mosca e Pechino sono determinate a riscrivere. Quella che in Occidente era ampiamente considerata come l'avanzata della democrazia, in queste capitali era vista come una serie d’insulti all'onore nazionale. 

L'Unione Sovietica è stata smantellata, l'influenza cinese è stata limitata, la potenza militare occidentale si è affermata prima nei Balcani, nel cortile di casa della Russia, e poi in Medio Oriente, lasciando che i pianificatori militari russi e cinesi guardassero indietro con nostalgia. Negli ultimi 20 anni, tuttavia, l'equilibrio si è spostato: i Paesi occidentali non vogliono più combattere guerre straniere, il che significa che sia Putin che il Presidente cinese Xi Jinping, le cui basi di potere sono radicate nelle loro strutture militari e di intelligence, hanno maggiori margine di manovra nel reprimere il dissenso all'interno e nel proiettare il proprio potere all'esterno.  Nel caso russo, l'attenzione è sull'Ucraina, mentre per la Cina gli obiettivi sono Taiwan e qualsiasi residuo di un ordine democratico che permanga a Hong Kong. I leader di Russia e Cina devono seppellire quegli elementi del passato che hanno visto l'attivismo democratico sfidare e superare il governo del partito unico, al fine di far rivivere esattamente quelle politiche di repressione, sensazione di impotenza e aggressione esterna che sono proprio quelle che hanno portato a quelle proteste. Entrambi i Paesi sono alle prese con grandiosi progetti di trasformazione politica diretti dall'alto. Per Putin, l'obiettivo è il capovolgimento di quella che una volta ha definito la “più grande catastrofe politica” del secolo scorso: la fine dell'URSS. Per la Cina, la parola d'ordine è “sinizzazione” – il termine usato da Xi per imporre a tutte le varie componenti del suo Paese, in particolare alle minoranze nazionali e religiose, la suprema lealtà alla cultura cinese e al PCC.

Le brutali implicazioni di tale politica sono già state testimoniate nella regione dello Xinjiang, nel Nord-Ovest, dove fino a 2 milioni di membri della minoranza musulmana uigura sono stati incarcerati nei campi di prigionia e ora si stanno insinuando in altre aree. “Xi era l'elefante nel negozio dei cristalli”, ha detto a Reuters un prete cattolico di Hong Kong a seguito di un preoccupato incontro privato con il clero cattolico della Cina continentale alla fine di ottobre. “Sappiamo tutti che la parola 'sinizzazione' ha dietro di sé un'agenda politica e non è stato necessario spiegarlo a nessuno.” L’intuizione di Winston Smith secondo cui il controllo del passato è una condizione necessaria per il controllo del futuro, è confermata in quasi tutte le azioni che questi regimi intraprendono. E mentre in Occidente declina la fede nella democrazia come il preferibile dei sistemi politici, nell’Est la fusione ideologica del comunismo, del nazionalismo e della fede nello Stato sta vivendo una rinascita. La risposta degli Stati Uniti e di altri governi occidentali è stata quella di impegnarsi in una diplomazia aggressiva e minacciare misure finanziarie apparentemente punitive, come l'interruzione dell'accesso al sistema di pagamenti internazionali SWIFT. Ci sono molte ragioni per temere che quelle azioni non possano dissuadere né la Russia né la Cina dai loro percorsi attuali, e molte indicazioni che se fallissero, i nostri leader avranno poco stomaco per un confronto più duro.

Ben Cohen Writer - JNS.org
Ben Cohen, esperto di antisemitismo, scrive sul Jewish News Syndicate

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