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Non dimenticheremo mail gli orrori del 7 ottobre (a cura di Giorgio Pavoncello) 15/01/2024


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Diego Gabutti
Corsivi controluce in salsa IC
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Periscopio 26/08/2023
Riprendiamo da ITALIA OGGI di oggi, 26/08/2023, "Periscopio" a cura di Diego Gabutti.

Interpol Drops Extradition Notice for 'Putin's Chef' Prigozhin - The Moscow  Times
Evgeny Viktorovich Prigozhin

Evgeny Prigozhin era un uomo d’affari di talento, dal destino difficile, che ha commesso gravi errori nella vita. Ma il suo contributo alla lotta contro il neonazismo in Ucraina non sarà dimenticato. Indagheremo a fondo sull’incidente. Condoglianze alla famiglia. Vladimir Putin.

Il morire è quella cosa / che si fa una volta sola / puoi morire anche in un’ora / per mancanza di respir. Ettore Petrolini, Teatro di varietà, Einaudi 2004.

Institute for the Study of War, Washington: «È stato Putin a dare l’ordine». Zelensky: «Tutti sanno chi è stato». Titolo di HuffPost.

Non accade molto in Russia senza che ci sia dietro Putin. Joe Biden.

Il grande cronista Tommaso Besozzi, a commento della morte del bandito Salvatore Giuliano, scrisse un famoso incipit: «Di sicuro c’è solo che è morto». Nel caso del capo della Wagner gli sarebbe stato difficile anche quello. Di sicuro c’è solo che Putin è vivo. Giuliano Ferrara, il Foglio.

Ho avuto una certa simpatia per Evgenij Prigozhin. In questa guerra di droni e sottodroni, di droni subacquei guidati a migliaia di chilometri di distanza, insomma in questa guerra in gran misura meccanizzata dove l’umano compare ma solo come vittima, Prigozhin mi sembrava almeno un uomo in carne e ossa. Massimo Fini, il Fattosky quotidiano.

Prigozhin è l’uomo [in carne e ossa] che ha girato filmati di fucilazioni e decapitazioni dei nemici (in Siria ancora prima che in Ucraina) e che ha reso (quasi) normale ammazzare un «traditore» a martellate in testa, pubblicare il filmato e minacciare di mandare una copia del martello (dipinto anche di vernice rossa per un effetto pulp) al Parlamento europeo. Anna Zafesova, il Foglio.

I funzionari della contea di Fulton, Georgia, hanno pubblicato la foto segnaletica di Donald Trump. Titolo del New York Times.

Rudolph William Louis Giuliani [immortalato anche lui da una foto segnaletica] era lo «sceriffo», il sindaco della «tolleranza zero», il procuratore che ha sgominato le feroci Cinque famiglie della mafia di New York usando quella legge anti racket che ora è accusato d’aver violato. Enrico Cicchetti, il Foglio.

Lei: «C’è un nuovo ordine mondiale». Lui, frugando nei cassetti del comò: «Ecco perché non si trova più niente». Altan.

Vannacci ha molti sostenitori nella parte più retriva di Fd’I, che non potendo espressamente aderire alle sue tesi reazionarie furbescamente la mette sul piano del diritto d’opinione, come se qualcuno avesse chiesto d’arrestare l’ex generale della Folgore. Mario Lavia, Linkiesta.

[Ogni opinione è lecita, ma] come sapeva il diavolo Berlicche di C.S. Lewis, in una democrazia solo ogni voto (e non ogni opinione) è uguale a tutti gli altri. Tom Nichols, La conoscenza e i suoi nemici, LUISS 2023.

Tant’è vero che, qualunque sia la tua opinione in proposito, la Terra non è piatta e la Luna non è fatta di formaggio. Dal web.

Prima missione d’Arianna Meloni [appena nominata capo della segreteria politica di Fd’I] sarà di non farsi chiamare «sorella di» (Giorgia Meloni) o «moglie di» (Francesco Lollobrigida). Ci riuscirà? No, a giudicare dal fuori programma alla festa di Comunione e Liberazione a Rimini. Lì il marito, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, ha annullato il previsto punto stampa coi giornalisti per sfuggire alle domande sulla recente nomina di sua moglie Arianna a capo di FdI. A chi lo contatta per un’intervista, Lollobrigida risponde col sorriso: «Solo sul granchio blu». Alfonso Raimo, HuffPost.

In Italia i poveri mangiano meglio dei ricchi. Francesco Lollobrigida, «cognato di» e «marito di».

Io, patria e famiglia. Simone Canettieri, il Foglio.

Tralasciando i super-estremisti di Forza nuova e CasaPound, le destre sono almeno sette: i neo-missini di Gianni Alemanno; i colonnelli neri di Fd’I (i vari Fabio Rampelli, Giovanni Donzelli, Galeazzo Bignami); i fascioleghisti salvinian-vannaccisti; i governativi capitananti da Giorgia Meloni; i liberali (Guido Crosetto); i leghisti governativi (Giancarlo Giorgetti); la destra di Forza Italia (Maurizio Gasparri). [Speriamo che] questo amalgama [faccia] la fine di quell’altro, quello che Massimo D’Alema, parlando del Pd, definì «malriuscito». Mario Lavia, Linkiesta.

[Ieri terrorista nero, oggi capo della comunicazione della Regione Lazio,] Marcello De Angelis spergiura che la sua vita «è cambiata radicalmente negli ultimi vent’anni». Tra le persone che non accettano d’essere prese in giro c’è anche l’ex parlamentare dem Emanuele Fiano: «Meno d’un anno fa De Angelis pubblicava su Instagram la foto del candelabro Yule, fatto costruire dai prigionieri di Dachau e offerto da Himmler alle SS». Quando? Il 21 dicembre, giorno del sostistizio e del Natale nazista. Marina de Ghantuz Cubbe, Repubblica.

L’ingestibilità della bolla social ha raggiunto qui punti di non ritorno. Se andiamo su Telegram [c’è] tutto un ripugnante mercato nero per entrare in possesso del «video dello stupro» e gente disposta a pagare parecchi soldi per vederlo. Se apriamo TikTok, fra i primi video spuntano nome e profilo della ragazza violentata, la cui identità dovrebbe com’è ovvio restare ignota. Andrea Minuz, il Foglio.

In cima all’account che forse è della vittima c’è il post fissato che apre sempre la pagina. È un video identico a milioni di video che milioni di ragazzine mettono on line: c’è lei che agita il culo in favore di telecamera. La me di qualche anno fa avrebbe pensato che fosse la prova che [l’account non è il suo]: vuoi che un avvocato, o un genitore, non le dica di levarlo, ché di certo i difensori degli stupratori lo useranno come prova della di lei disponibilità? La me del 2023 guarda il video e pensa solo che, se scrivo che quando accusi qualcuno di stupro è prudente non avere un account pubblico in cui ci sbatti il culo in faccia, arriveranno le militanti neofemministe a sbraitare che questo è «victim blaming», colpevolizzazione della vittima. Figlie del loro tempo: capaci solo di concentrarsi sulle puttanate. Guia Soncini, Linkiesta.

La forza degli utopisti è la confusione delle idee. Roberto Gervaso.

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Diego Gabutti

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