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Non dimenticheremo mail gli orrori del 7 ottobre (a cura di Giorgio Pavoncello) 15/01/2024


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Diego Gabutti
Corsivi controluce in salsa IC
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Periscopio 15/03/2023
Riprendiamo da ITALIA OGGI di oggi, 15/03/2023, "Periscopio" a cura di Diego Gabutti.

Balzac: la società francese allo specchio - ilLibraio.it
Honoré de Balzac

Cosa c’è dietro il crollo della Silicon Valley Bank che minaccia i listini in tutto il mondo? Titolo di Milano Finanza.

Il banchiere è un conquistatore. Ha i suoi stratagemmi da studiare, le sue trappole da preparare, i suoi sostenitori da proteggere, le sue città da assediare. La maggior parte di questi uomini sono così contigui alla politica, che finiscono per interferire, e le loro fortune soccombono con essa. Honoré de Balzac, La maison Nucingen.

Non riesco più ad alzarmi. Le mie ossa si stanno disintegrando e questo mi provoca dolori atroci. Chi mi ha avvelenato? I russi attraverso i loro agenti in Georgia. Ricordo il giorno in cui è successo; ho avvertito i sintomi e da allora la mia salute si è degradata in modo terrificante. Mikheil Saakashvili, ex presidente della Georgia (Isabelle Lasserre, Repubblica)

Mi sembra evidente che la Russia [attraverso il Gruppo Wagner] possa avere interesse a destabilizzare il Nord Africa per moltiplicare i flussi migratori e mettere in difficoltà i paesi europei schierati con l’Ucraina. Guido Crosetto, ministro della difesa.

Falliscono sui migranti e danno la colpa a Putin. Titolo del Fatto quotidiano.

Evgenij Prigozhin, capo della Wagner, non ha sprecato tempo nel cercare mezzi termini per replicare [alle accuse di Guido Crosetto e] lo ha definito «mudak i pizdabol»: letteralmente «coglione e cazzaro». [Traduzione 1]. repubblica.it

Crosetto accusa la Wagner. Prighozin: «Testa di cazzo». [Traduzione 2]. Titolo della Stampa.

Yevgeny Prigozhin, dal fronte, [ha dato] dello «stronzo» al ministro. [Traduzione 3]. Marco Galluzzo, Corriere della sera.

Sì, ho dato del testa di cazzo a Berlusconi... è un termine che a volte uso con affetto. Guido Crosetto, 1 febbraio 2013

La ong Sea Watch ha diffuso le registrazioni delle conversazioni del naufragio nelle acque libiche, in seguito al quale 30 persone sono morte. Dopo aver contattato Bengasi ed essersi sentita rispondere che non c’erano motovedette pronte a partire, alle quattro di pomeriggio di sabato scorso la ong ha chiamato la sala operativa di Roma riferendo che la Libia non poteva soccorrere il gommone con 47 persone, in balia delle onde da più di 12 ore. «Chi avete intenzione di mandare?» La risposta da Roma è: «Grazie delle informazioni. Bye, bye». HuffPost.

Sono state pubblicate intere pagine di giornale per lodare Pier Paolo Pasolini che nel 1959 aveva parlato affettuosamente di Cutro (il posto del naufragio degli immigrati) prevedendo, si è detto, il naufragio del caicco. Non è vero. Pasolini disse che Cutro era «veramente il paese di banditi. Ecco le donne dei banditi, ecco i figli dei banditi» ed ecco «le dune gialle dove essi vivono al di fuori della legge». A Cutro, scriveva Pasolini «i calabresi si alleeranno, da malandrini a malandrini, con i fratelli sbarcati a milioni e distruggeranno Roma». Se la sua è stata una profezia, essa è stata una profezia terribile. Diritto & rovescio, Italia Oggi.

Credo che Donald Trump, appena si sarà di nuovo insediato alla Casa Bianca, com’è probabile perché l’ottantenne Joe Biden si tiene a malapena in piedi, smetterà di dare un solo dollaro a Zelensky. E a quest’ultimo, senza l’appoggio americano, non resterà che sperare in un ingaggio, il prossimo anno, al Festival di Sanremo. Massimo Fini, il Fatto quotidiano.

Ho fatto il test per il Q.I. Tutto bene, sono negativo. Dal web.

«Caciccchi e capibastone»: da anni i capi corrente Pd vengono descritti così. Stando alla Treccani il capobastone è «nell’organizzazione mafiosa il capo di un’area territoriale». Il cacicco, invece, è «il titolo dato ai capi indigeni delle Antille, e quindi dell’America Centrale in genere e del Perù». [...] Giovani turchi, ex giovani cattolici, ex giovani della Fgci, non avete niente da dire? Non avete un impegno politico da rivendicare, oscuro ma paziente, sul territorio, in decenni, per dire non ci sto? Fabio Luppino, HuffPost.

E invece, macché. Nel Pd si fischietta, il cacicco è sempre qualcun altro, magari qualche faccendiere nei territori, «spregevole sì, ma li terremo a bada». E poi, ancora: «Fa parte del gioco, Schlein lo deve dire...». Roberto Gressi, Corriere della sera.

Sette Oscar al più adrenalinico dei film candidati: Everything Everywhere All at Once di Daniel Kwan e Daniel Scheinert. [...] Film allegro e sconnesso. O incomprensibile e geniale. O visionario e folle. Libero lo spettatore di scegliere l’accoppiata, oppure di inventarne un’altra, per esempio sovraccarico e noioso. Mariarosa Mancuso, il Foglio.

Oggi che il mondo è a misura di tredicenni (non necessariamente anagrafici: i più gravi sono i tredicenni mentali) se dici che I Fabelman, il film di Spielberg, è un film sul talento e sulla disciplina, sull’ossessione creativa e sulla fatica di avere genitori che vogliono essere perdonati, sull’amicizia e sull’adulterio, sull’essere ebrei nell’America degli anni Sessanta e sul capire che non si diventa grandi con le coccole ma con i «lèvati dai coglioni», se provi a dirlo il tredicenne a metà frase già non ti sta più ascoltando e s’è messo a guardare un video su TikTok, figuriamoci venire al cinema. Guia Soncini, Linkiesta.

Alcuni anni fa, a Times Square, i newyorchesi furono allarmati da un poster gigante che poneva, a enormi lettere bianche su fondo nero, l’inquietante domanda: PATETICI ESSERI UMANI, CHI VI SALVERÀ? Un paio di settimane più tardi al posto della domanda apparve la risposta: SUPERMAN. Salman Rushdie, Patrie immaginarie.

Comparsa sul numero 79 di Supergirl, nel 2003, la kryptonite rosa vanta un potere decisamente anomalo: in sua prossimità vengono modificate le inclinazioni sessuali e un kryptoniano eterosessuale è improvvisamente attratto dagli uomini. Nel corso del racconto capita a Superman. Mondofumetto.

La forza degli utopisti è la confusione delle idee. Roberto Gervaso.

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Diego Gabutti


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