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Non dimenticheremo mail gli orrori del 7 ottobre (a cura di Giorgio Pavoncello) 15/01/2024


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Diego Gabutti
Corsivi controluce in salsa IC
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Periscopio 09/03/2023
Riprendiamo da ITALIA OGGI di oggi, 09/03/2023, "Periscopio" a cura di Diego Gabutti.

Bakhmut: Russia is on the brink of capturing Ukrainian city. But a win  could come at a heavy cost | CNN
Bakhmut

Mosca. Otto anni al blogger che dice la verità sul conflitto. Dal Web.

Dmitrij Ivanov si era limitato a ripubblicare su un canale Telegram studentesco che lui stesso gestisce varie notizie relative a quello che è successo in Ucraina, a Bucha, Mariupol, nella centrale nucleare di Zaporizhzhia. Cose che tutto il mondo conosce ma che il Tribunale ha ritenuto «deliberatamente false». [...] La sentenza è arrivata dopo che i testimoni dell’accusa, secondo quanto riportato dal sito MediaZona, hanno unanimemente (e usando parole quasi identiche) definito lo studente «fascista anti russo». Fabrizio Dragosei, Corriere della sera.

Il «pensiero unico bellicista» e l’informazione che non c’è. Titolo del Fatto quotidiano.

Si è rinunciato a raccontare errori e limiti dell’Ucraina. [Come per esempio] considerare un eroe il collaborazionista nazista Stephan Bandera, corresponsabile del massacro di polacchi ed ebrei. Nico Pirro, giornalista del Tg3 (il Fatto quotidiano).

Negli ultimi anni Stalin è stato rivalutato dal regime russo per il suo ruolo nella Grande guerra patriottica contro Hitler. Nel recente anniversario per la vittoria nella battaglia di Stalingrado è stata inaugurata una sua statua nella città che ora porta il nome di Volgograd, aprendo così la strada all’incredibile versione della propaganda che vede la Russia impegnata in Ucraina in una nuova guerra contro il nazismo. rainews.it

Majakovskij, dieci anni dopo la rivoluzione, nel 1927, pubblica un poema che si intitola Chorošo, che significa bene, un libro bellissimo, nel senso materiale, del termine, la grafica è di El Lisickij, che è un grafico straordinario, io ho una prima edizione, che ho comprato in una libreria antiquaria del Kuzneckij Most, una strada del centro di Mosca [...] e che se qualcuno la vuole comprare gliela vendo volentieri. [...] È un’apologia della rivoluzione dieci anni dopo la rivoluzione. Il protagonista, Majakovskij, gira per Mosca e dice, tipo, «Mi ospita la mia città», vede un tram, «Mi trasporta il mio tram», incontra un poliziotto, «Mi protegge la mia polizia». Anna Achmatova anni dopo dirà che, dopo quel verso, «Mi protegge la mia polizia», leggere Majakovskij era diventato impossibile. Paolo Nori, Vi avverto che vivo per l’ultima volta.

La carta risolutiva a disposizione del Cremlino si trova a decine di migliaia di chilometri dal fronte, serve a riconquistare la fortezza America e ha un nome e un cognome: Donald Trump. Putin ha capito che può ribaltare l’esito catastrofico della campagna ucraina solo ripetendo su larga scala la raffinata operazione di intelligence andata in porto nel 2016 con l’elezione d’un ricattabile bugiardo patologico alla Casa Bianca, il primo presidente antiamericano della storia degli Stati Uniti. Christian Rocca, Linkiesta.

Sono l’unico che può evitare la terza guerra mondiale. Donald Trump.

Piantedosi legge in Aula il macabro dispaccio sulle morti in mare degli ultimi decenni, dalla strage di Otranto del marzo 1997, passando per il Canale di Sicilia del 2015 [...] e proseguendo per i tanti gommoni, scialuppe, gozzi risucchiati dal mare o per le tante morti sulle imbarcazioni della disperazione per freddo, stenti o esalazioni dei motori. E così via. [Solo che qui si tratta] invece d’un mancato soccorso. Alessandro De Angelis, HuffPost.

Una disgrazia imprevedibile. Questa è l’unica trincea scavata dagli alleati per Piantedosi, poco profonda, come dimostra anche l’intervento del capogruppo leghista Riccardo Molinari: «Se non ci fosse stata la tempesta in mare, sarebbe stato l’ennesimo sbarco fantasma come ce ne sono a centinaia nelle nostre coste». Periodo ipotetico della surrealtà: visto che non è più colpa dei migranti, allora è colpa del maltempo. Stefano Cappellini, la Repubblica.

Piantedosi accusa la sinistra. «Siete dei falsi». Titolo di Libero.

La tragedia di Cutro, al di là di quello che la magistratura accerterà, evoca un fallimento corale. Giocare a scaricabarile non lo cancella, anzi. Massimo Franco, Corriere della sera.

Lo stop al ritorno dei decreti Salvini questa volta arriva chiaro chiaro da Wanda Ferro, sottosegretaria all’Interno, di Fratelli d’Italia: «Non ci sarà». Il capo della Lega si palesa a Palazzo Chigi in serata per parlare dei provvedimenti con la premier. Prova a strappare qualche risultato. Ma c’è il muro di Meloni. Simone Canettieri, il Foglio.

Muoiono 72 persone, e tutti – l’opposizione, gli intellettuali, gli influencer, gli aspiranti Gabibbo e il mio fruttivendolo – corrono a usare gli stessi social per dire che Meloni si deve dimettere, che Piantedosi si deve vergognare, che è uno scandalo. [Sono] gli stessi toni già usati – dall’opposizione, dagli intellettuali, dal mio fruttivendolo e da tutti gli aspiranti Gabibbo che sono ormai la maggioranza della popolazione che rumoreggia – in almeno cento occasioni nell’ultimo mese. Guia Soncini, Linkiesta.

Nocchiello, cultore part-time di storia moderna, interviene in un forum di appassionati di cultura ispano-americana ricordando come «noi italiani» abbiamo scoperto l’America. A quel punto Fausto, integerrimo difensore delle identità oppresse e cancellate, carica a testa bassa colpendo Nocchiello con una frase al contempo lapidaria e ultimativa: «Vergogna, è colpa tua e di quelli come te se in America sono morte milioni di persone di vaiolo!» Francesco Filippi, Guida semiseria per aspiranti storici social.

«Quella dell’appartamento di Montecarlo è stata la vicenda più dolorosa per me. Sono stato ingannato da Giancarlo Tulliani e dalla sorella Elisabetta», ha detto ieri Fini in una deposizione al tribunale di Roma. Gincarlo era suo cognato, Elisabetta sua moglie e madre di sue due figlie. Francesco Grignetti, La Stampa.

Solo se sei ricco puoi permetterti il lusso di essere stupido. Roberto Gervaso.

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Diego Gabutti

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