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Non dimenticheremo mail gli orrori del 7 ottobre (a cura di Giorgio Pavoncello) 15/01/2024


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Diego Gabutti
Corsivi controluce in salsa IC
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Periscopio 25/02/2023
Riprendiamo da ITALIA OGGI di oggi, 25/02/2023, "Periscopio" a cura di Diego Gabutti.

NATO - Wikipedia

A un anno dall’inizio della guerra in Ucraina, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato, con una maggioranza di 141 voti su 193, 7 contrari e 32 astenuti, tra cui India e Cina, una risoluzione che invita la Russia a ritirarsi «incondizionatamente e immediatamente» dall’Ucraina. V. Ma., Corriere.

Di fronte alla barbarie della guerra, due mostri sacri del cinema, Catherine Deneuve e Alain Delon, [hanno partecipato] al talk show politico Face à l'Ukraine in onda su «TV5 Monde». Quarant'anni dopo il loro ultimo film in comune, Il bersaglio, l'attrice e l'attore hanno letto testi dei poeti ucraini Taras Chevtchenko e Lessia Oukraïnka. 20minutes.fr

Sarà abbattuta / la Segale seminata dagli zar! / E la gente crescerà.... / E sulla terra rinata / non ci sarà più il nemico apostata, / e ci sarà il figlio, e ci sarà la madre, / e ci saranno uomini sulla terra. Taras Chevtchenko, Archimede e Galileo.

Nella lunga notte buia, impenetrabile, / non chiuderò gli occhi per un attimo. / Cercherò la stella polare, /la chiara sovrana delle notti buie. Lessia Oukraïnka, Contra spem spero.

[Un anno dopo] l’Ucraina è candidata a entrare nell’Ue, è un membro di fatto della Nato, è popolare e ammirata – un «brand» che ha colorato d’azzurro e giallo quel mondo che un anno fa faticava a individuarla sulla cartina geografica. Se parlamenti e festival del cinema si contendono un discorso di Zelensky è per [...] sentirsi dire parole fondamentali. Libertà. Coraggio. Resistenza. Democrazia. Parole alle quali la guerra ha restituito il loro senso primordiale anche in Occidente. Anna Zafesova, il Foglio.

L’Italia pacifista spaventa Meloni. Berlusconi gongola: «Italia con me». Titolo fantasy del Fatto.

Putin è perfettamente consapevole della forza globale che può assumere questo nuovo antiamericanismo. Non a caso nell’ultimo discorso ha parlato quasi solo degli Stati Uniti, e una volta dell’Italia, che nei suoi piani dovrebbe diventare l’anello debole dell’Europa, cedevole come l’Ungheria. Antonio Polito, Corriere.

Da oggi è nelle edicole e nelle librerie il mio nuovo libro, Scemi di guerra. Un paese pacifista ostaggio dei NoPaz. Marco Travaglio, il Fatto.

Secondo il Telegraph, almeno cinquanta libri, tra cui Ulisse e Via col vento, sono assolutamente da non leggere. Non si potrebbe fare 51? Pierpaolo Albricci, Italia Oggi.

Annalisa Savino, dirigente scolastica del liceo Leonardo da Vinci di Firenze, fuori dal quale è avvenuta l’aggressione dei giovani attivisti di destra ad altri di sinistra, ha scritto una lettera agli studenti in cui le è slittata la frizione. Valditara ha definito la lettera «impropria», e ha detto l’ovvio: «In Italia non c’è alcun pericolo fascista». Poi ha concluso, e questo se lo poteva risparmiare: «Se l’atteggiamento dovesse persistere vedremo se sarà necessario prendere misure». Maurizio Crippa, il Foglio.

Scoppia la polemica: «[Valditara] si vergogni». Titolo della Stampa.

La prof è da bocciare in italiano e storia. Titolo di Libero.

Il sindaco Nardella: «[Valditara] è indegno dell’incarico». Titolo di Repubblica.

La sinistra delira. Titolo della Verità.

Se vinco, mi tingerò una ciocca di capelli di rosso. Elly Schlein.

C’è Giorgia Meloni, e ci sono i meloniani. Un po’ Biancaneve e i sette nani. Lei leader, quelli piccoli piccoli e persino fastidiosi. Mentre intellettuali e ceto medio riflessivo menano il can per l’aia, ogni volta che parla un Giuseppe Valditara (che non è di Fratelli d’Italia ma è come se lo fosse) o un Gennaro Sangiuliano o Giovanbattista Fazzolari, per non dire del duo Donzelli&Delmastro (a La Russa tutto è permesso, ormai è un personaggio)... quando insomma aprono bocca i sette nani ti cascano le braccia. Mario Lavia, Linkiesta.

[All’estero] temono la politica-petardo italiana, parlano di fireworks, fuochi d’artificio. I partiti tradizionali sono in crisi ovunque, ma il nostro è l’unico Paese dove un partito o un leader prende il 40 per cento, e pochi mesi o anni dopo il 4. Pensiamo a Renzi, al M5S, alla Lega. Questo governo è nato per due terzi con i fuochi d’artificio, per un terzo con la politica. La domanda che si fanno all’estero è se alla fine vincerà la politica, o se il governo Meloni sarà l’ennesimo, effimero, petardo. Romano Prodi (Massimo Franco, Corriere).

Colpisce l’accusa [rivolta] al nostro paese [dagli hacker russi] di essere «russofobo». E così quello che fino a qualche giorno fa era solo un dubbio, un’ipotesi, un sospetto, è diventato una certezza: i televisori di Mosca non ricevono La7. Sebastiano Messina, Repubblica.

Quanti politici, intellettuali, giornalisti [insistono a] dare lezioni di antimperialismo a chi combatte nelle trincee per difendere la propria casa e la propria famiglia dall’espansionismo russo. Rimasticano malamente la peggiore propaganda putiniana sulle malefatte [di Usa e] Nato con la stessa sicumera con cui un tempo i loro padri parlavano di provocatori e di elementi controrivoluzionari dietro le rivolte polacche o ungheresi. È il fardello del post-comunista occidentale, cui tocca far capire a tanti rozzi europei del Nord e dell’Est, preoccupati dall’imperialismo russo, le sottigliezze della geopolitica e della Realpolitik. Francesco Cundari, Linkiesta.

[E] toglierci un po’ di puzza sotto il naso? Stefano Bonaccini.

Quello che non si dice è che insieme al comunismo è morto lo storicismo, l’idea che la storia serva a qualcosa, e l’illusione stessa della politica. È ora di finirla con questa assurdità che l’uomo è nato per occuparsi del prossimo. Fraternità e solidarietà sono sentimenti inumani, non ci appartengono. Se l’uomo è nato per qualcosa è per rovinare se stesso. Carmelo Bene (da Si può solo dire nulla).

È difficile non essere pessimisti, visto come va sempre a finire. Roberto Gervaso.

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Diego Gabutti

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