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Diego Gabutti
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Periscopio 15/11/2022
Riprendiamo da ITALIA OGGI di oggi, 15/11/2022, "Periscopio" a cura di Diego Gabutti.

Putin e la difesa dei “valori tradizionali” della Russia - Formiche.net
Vladimir Putin

Diamo al Sovrano la pienezza assoluta del potere e lui ci salva tutti – il popolo, lo Stato, i cittadini, la gente – in un momento critico. Se per farlo si circonda di schifosi o sputa sulla giustizia sociale, è spiacevole, ma lo fa per salvarci. E se non lo fa? Se non lo fa, il suo destino è quello del Re della pioggia (vedi Frazer): [la morte]. Aleksandr Dugin 1.

Un re di questa sorta vive circondato da una cerimoniosa etichetta, da una rete di proibizioni e osservanze, la cui intenzione non è di contribuire alla sua dignità o tanto meno al suo benessere, ma di impedirgli una condotta che disturbando l’armonia della natura potrebbe trascinare lui stesso, il suo popolo e l’universo in una comune catastrofe. J.G. Frazer, Il ramo d’oro.

[Poi il «filosofo» nazionalsocialista rettifica]. L’Occidente dice che io e i patrioti russi ci saremmo rivoltati contro Putin dopo la resa di Kherson chiedendo le sue dimissioni. È falso. La Russia e Vladimir Putin non capitoleranno mai. Aleksandr Dugin 2.

[Ma attenzione:] è un altro passo verso l’Armageddon. Le condizioni dell’Occidente, questa civiltà di Satana, non saranno mai accettabili per la Russia. Se Mosca non ha ancora utilizzato tutto il suo arsenale di armi di distruzione in Ucraina è solo per la sua gentilezza umana, ma ogni cosa a suo tempo. Dmitri Medvedev.

[Intanto] si ammazzano tra loro, e a colpi di martello. La già notevolmente vasta galleria d’orrori della Brigata Wagner si amplia con un ultimo quadro di morte: l’esecuzione filmata d’un uomo accusato d’aver tradito il gruppo perché voleva andare a combattere a fianco degli ucraini. Fabio Tonacci, la Repubblica.

Sempre più isolato sul piano internazionale, come dimostra la sua annunciata assenza al G20 di Bali, Putin si consola parlando al telefono con il presidente iraniano Ebrahim Raisi, non esattamente un esempio di leadership di successo. Giulia Berardelli, HuffPost.

Due anni fa il romanzo d’esordio di Kira Jarmyš – Gli incredibili eventi della cella femminile n.3 – [aveva] era andato esaurito nelle librerie di Mosca. Non solo perché era firmato dalla portavoce di Alexey Navalny che sedeva accanto al leader dell’opposizione russa il giorno che entrò in coma, avvelenato dai servizi segreti di Putin, durante il volo che lo riportava a Mosca dalla Siberia. [Ma anche perché] il romanzo di Kira Jarmyš è una declinazione al femminile dell’inesauribile «letteratura della prigione», un tema classico della letteratura russa da due secoli. Anna Zafesova, La Stampa.

Dicevo mentalmente addio alle costruzioni di travi annerite delle nostre baracche. Che impressione ostile mi avevano fatto allora, nei primi tempi! E quante grandi forze erano qui perite invano, quanta giovinezza era stata sepolta inutilmente tra quelle pareti! Bisogna pur dire tutto: era gente straordinaria, forse la gente più capace, più forte di tutta la gente nostra. Qui sono perite invano forze possenti, sono perite in modo anormale, illegale, irrevocabile. Fëdor Dostoesvskij, Memorie dalla casa dei morti.

La bandiera ucraina su Kherson dovrebbe in teoria far interrogare anche quel pezzo della sinistra ancora disposto a ragionare sui fatti. [...] Ma di questo non vi è segno. Il problema qui non è Orsini. Né Conte. Il problema è di centinaia di migliaia di elettori di sinistra intrappolati nello schema della Guerra fredda, America contro i popoli. Mario Lavia, Linkiesta.

Un disegno di legge-civetta sull’aborto rispolverato ad minchiam [...] per tenere in ebollizione la pentola della legge 194 e ricordare alle donne che nessun diritto è per sempre. Un decreto-Frankenstein sui rave-party, impapocchiato dalla sera alla mattina in qualche incunabolo del Viminale, giusto per minacciare la libertà e oltraggiare la lingua italiana. Poi un frontale improvviso con l’Europa [...] tanto per dimostrare che il Papeete è per sempre. Massimo Giannini, La Stampa.

Tutta la faccenda degli immigrati ha scocciato gl’italiani [per non parlare dei francesi]. Vittorio Feltri, Libero.

Parigi [mica Roma: Parigi] ha avuto una reazione spropositata... non scarichi su di noi i suoi problemi interni. Antonio Tajani.

Sono pazzi questi francesi. I barbari sono sempre loro. Ecco le prove. Titolo di Libero illustrato da un’immagine di Asterix e Obelix.

Lo scontro [con la Francia] si sta trasformando in una lite con l’Europa. Un pasticcio che evolve in tragedia. [Adesso] le sfide del Recovery diventeranno più impegnative, l’esame della prossima legge di Bilancio più severo, il controllo della Bce sui nostri titoli di Stato più serrato. Un Paese trascinato nella paralisi. Questo è il conto d’ un governo salvinizzato. Claudio Tito, la Repubblica.

Faccia da Conte: da premier chiudeva i porti e oggi critica il governo sui migranti. Titolo del Foglio.

Quel gratuitamente [anzi «gra-tui-ta-men-te»] ripetuto in campagna elettorale da Giuseppe Conte come un mantra è stato quantificato. Il Superbonus al 110% – modificato dal decreto Aiuti quater – è costato 60 miliardi di euro. Claudia Fusani, il Riformista.

No, non era la sfilata dei nostalgici del Ventennio a Predappio. Erano le prove di Ballando con le stelle e l’attore Enrico Montesano – già noto per la sua accesa posizione No Vax [ed ex parlamentare europeo post-comunista] – esibiva una maglietta nera della X Mas, braccio armato dei nazifascisti contro i partigiani. Mirella Serri, La Stampa.

Provate a immaginare Sordi, Manfredi, Proietti o Verdone che finiscono nell’aceto della X Mas. Francesco Merlo, la Repubblica.

Che grande uomo politico sarebbe stato Giuda. Alain Tournier.

Sì, il fascismo perì di fascismo, come perisce di democrazia, oggi, la democrazia. Con i caratteri e i cervelli che abbiamo, una sola cosa è certa: la corruzione, la dissoluzione d’ogni cosa. Tingilo di verde, giallo o turchino, il barile italiano dà sempre il vino che ha. Giuseppe Marotta, La noia, regina dei libri e dei film.

Il filosofo ti spiega il mondo come se l’avesse creato lui. Roberto Gervaso.

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Diego Gabutti

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