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Studioso islamico Usa: parole di odio contro Israele (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)


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Diego Gabutti
Corsivi controluce in salsa IC
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Periscopio 09/06/2022
Riprendiamo da ITALIA OGGI di oggi, 09/06/2022, "Periscopio" a cura di Diego Gabutti.

A chi era rivolta la commentata frase di Medvedev - Il Post
Dmitri Medvedev

Mi viene spesso chiesto perché i miei post su Telegram sono così duri. La risposta è che odio gli occidentali. Sono dei bastardi degenerati. Vogliono la nostra morte, la morte della Russia. Finché sono vivo, farò di tutto per farli sparire. Dmitri Medvedev, ex presidente russo.

Militanti centro il Pensiero Unico Anti-Russia, attenzione! Vogliono farci credere the l'ex presidente Medvedev abbia scritto che odia noi occidentali perché siamo «degenerati». In realtà, lui ha usato una parola – «vyrodki» – che ha tanti significati: vermi, farabutti, bastardi, fetenti, feccia, gentaglia e figli di puttana. Ribelliamoci contro le mistificazioni! Sebastiano Messina, la Repubblica.

Negli anni della scuola superiore [Medvedev] scoprì la «corrotta» musica occidentale: il rock’n’roll, pesantemente censurato in URSS. Dai Led Zeppelin ai Black Sabbath, Dmitri si scoprì «rockettaro». Michela Cilenti, HuffPost.

[Era] il leader dei liberali del regime; twittava dal suo iPhone, mangiava hamburger con Obama, andava in pellegrinaggio da Steve Jobs e aveva osato dichiarare che «la libertà è meglio della non libertà», frase che nel lessico politico russo suonava quasi sovversiva. Anna Zafesova, La Stampa.


Nelle trasmissioni che si susseguono sulla televisione russa si fanno principalmente due cose: si sghignazza e si minaccia. L’oggetto di minaccia è l’Ucraina, ma è anche l’occidente, che anche se non se ne rende conto, presto verrà schiacciato da Mosca e dalla sua potenza militare. Anche l’oggetto dei ghigni è sempre l’occidente, che viene sbeffeggiato qualsiasi cosa faccia, soprattutto quando insiste nel cercare il dialogo con la Russia. Micol Flammini 1, il Foglio.

Bisogna avere il coraggio di ammettere che Putin ha già vinto. L’Italia deve riconoscere Donbass e Crimea. Alessandro Orsini (da Libero).

Dire che Putin è pazzo non ci aiuta. Ma neanche la sua manifesta follia e quella dei suoi seguaci ci aiutano. Pierpaolo Albricci, Italia Oggi.

Prima che Putin attaccasse l'Ucraina, [l’Europa] appariva come una medusa spiaggiata, molle ed inerte. Poi improvvisamente si è rialzata e sembrava forte e scattante come un mammifero. Purtroppo, la risurrezione è durata solo un mese. Gianni Pardo, Italia Oggi.

Per quanto possa apparire bizzarra un’intervista televisiva via Skype dalla Piazza Rossa alla portavoce del ministero degli Esteri russo, dobbiamo essere onesti: non è che faccia una gran differenza con quello che vediamo abitualmente in tv. Che differenza c’è tra l’ultima puntata di Non è l’Arena e l’ultima puntata di altri cento talk show in onda su La7, Mediaset e Rai? Che differenza fa ascoltare le veline del Cremlino – sulla guerra che sarebbe in corso «da otto anni», sulla «russofobia» dell’Occidente. sui «nazisti ucraini» – direttamente dalla portavoce ufficiale del ministero degli Esteri russo anziché da giornalisti, generali e geopolitologi italiani? Francesco Cundari, Linkiesta.

Ci volevano la Piazza Rossa su La7, l’attacco di Sallusti, lo svenimento di Giletti per «improvviso calo di zuccheri», quindi Myrta Merlino che prende al volo il timone della trasmissione, come a Telethon. Ma lei che grida «Oddio Massimo! Aiutate Massimo! Oddiooo!» è già storia della televisione, come un remake dell’«Oddio Ciroooo» di Sandra Milo, trent’anni dopo, in versione Guerra fredda. Andrea Minuz, il Foglio.

Quando ho visto Massimo svenire [in diretta sulla Piazza Rossa] ho avuto la sensazione che le due persone accanto a lui non lo sorreggessero. Non dico che ho pensato che fosse stato avvelenato, ma non si sa mai, era in Russia, da solo... Myrta Merlino (Gianluca Veneziani, Libero).

James Joyce raffigura Roma come un uomo che campa mostrando ai turisti il cadavere della nonna. G.B. Guerri, Gli italiani sotto la chiesa.

Qui non si tratta di ragionare di nomi e cognomi ma di politica: c’è uno spazio che può salvare il Paese. È l’area Draghi, oggi, in Italia, ed è l’area Macron in Francia. È uno spazio che esiste. Non dare a questo spazio una casa e un tetto per mere ragioni di egocentrismo personale sarebbe folle e da irresponsabili. Matteo Renzi (Maria Teresa Meli, Corsera).

Qualcosa si muove. Se non si infrangerà contro personalismi e velleità egemoniche questo qualcosa potrebbe evolvere in una nuova offerta politica. Attorno a Mario Draghi, se non con la benedizione di Mario Draghi. Mario Lavia, Linkiesta.

L’esito dei referendum sulla giustizia sarà probabilmente condizionato da due elementi negativi. Il primo è il Grande Silenzio decretato dal la Rai e dai principali giornali indipendenti. Il secondo è lo spargimento di balle. Azione nella quale sono ben attivi gli stessi giornali indipendenti e le procure. (Naturalmente ai giornali indipendenti, che Travaglio chiama sempre i giornaloni, si affiancano i giornali dichiaratamente fiancheggialori delle procure, come proprio il giornale di Travaglio, che fa da avanguardia a tutti). Piero Sansonetti, il Riformista.

Ahinoi, l’uomo non è così importante da «scuotere le fondamenta del mondo», come dice il profeta Isaia. Nell’attribuirgli tanta importanza sia pure negativa, siamo sempre nel sistema tolemaico: l’uomo al centro dell’universo, come scopo della creazione e magari come bersaglio di Dio, invece che come creatura finita e problematica, ma concreta e positiva, su un pianeta tra i tanti che girano intorno a una stella medio-piccola di una galassia tra le più piccole di quelle che, ciascuna con miliardi di stelle, a miliardi di miliardi popolano uno degl’infiniti universi. Sossio Giametta, Grandi problemi risolti in piccoli spazi.

Una scemenza da capogiro me la ricordo scritta su un muro di Madrid: «Se la legge proibisce, tu proibisci la legge». Guido Ceronetti, Pensieri del tè.

«Chiodo scaccia chiodo». Ma il chiodo resta. Roberto Gervaso.

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Diego Gabutti

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