lunedi` 27 giugno 2022
CHI SIAMO SUGGERIMENTI IMMAGINI RASSEGNA STAMPA RUBRICHE STORIA
I numeri telefonici delle redazioni
dei principali telegiornali italiani.
--int(0)
Stampa articolo
Ingrandisci articolo
Clicca su e-mail per inviare a chi vuoi la pagina che hai appena letto
Caro/a abbonato/a,
CLICCA QUI per vedere
la HOME PAGE
Segui la rubrica dei lettori?
Clicca qui per condividere
l'articolo sui Social Networks

Bookmark and Share
vai alla pagina facebook
vai alla pagina twitter
CLICCA QUI per vedere il VIDEO

Studioso islamico Usa: parole di odio contro Israele (sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello)


Clicca qui






 
Diego Gabutti
Corsivi controluce in salsa IC
<< torna all'indice della rubrica
Periscopio 26/05/2022
Riprendiamo da ITALIA OGGI di oggi, 26/05/2022, "Periscopio" a cura di Diego Gabutti.

Putin malato di tumore, il capo dell'intelligence ucraina: «In corso un  golpe per rimuoverlo»
Vladimir Putin

Mentre avanzava verso il patibolo, Li Su rivolse queste parole al figlio: «Ah, se fossimo a Shangts’ai a caccia di lepri col nostro cane bianco!» Arthur Waley, Po Chü-I.

[C’è un] piano italiano per la pace. Il documento è stato elaborato alla Farnesina, in stretto coordinamento con Palazzo Chigi. L’ha presentato a New York il ministro Luigi Di Maio durante un colloquio col segretario generale dell’Onu Antonio Guterres. larepubblica.it.

Dmitrj Medvedev, ex presidente russo e attuale vicepresidente del Consiglio di sicurezza, ha definito il piano italiano per la pace in Ucraina «un puro flusso di coscienza slegato dalla realtà». [Draghi e] i suoi sembrano essersi basati su «giornali provinciali» e «menzogne ucraine». [Medvedev] ha poi sottolineato che «l’idea di una completa autonomia della Crimea come parte dell’Ucraina sarebbe causa di una guerra totale». Il Donbass – ha infine tuonato – «non tornerà mai all’Ucraina. Ha finalmente deciso il suo destino». HuffPost.

Vi prego di citarmi almeno un successo nato da colloqui con Vladimir Putin. Molti ci hanno provato e l’epilogo è sempre stato lo stesso: umiliazione. Alcuni pensano che la Russia alla fine si fermerà e Putin si ammorbidirà. Ho un consiglio: non fatevi illusioni. Putin non si fermerà, così come Hitler non si è fermato in Austria, Polonia e Cecoslovacchia. Questa volta possiamo essere più saggi prima che la Russia incendi tutta l’Europa. Mateusz Morawieki, primo ministro polacco. Tonia Mastrobuoni, la Repubblica.

Mi chiamo Boris Bondarev, e in vent’anni di carriera diplomatica ho assistito a diverse svolte della politica estera, ma non mi sono mai vergognato del mio Paese quanto il 24 febbraio di quest’anno. Chi ha deciso la guerra voleva solo una cosa: restare al potere per sempre, abitare pomposi palazzi di cattivo gusto, navigare yacht che costano quanto l’intera marina russa, godere di un potere illimitato e di un’impunità totale. Sono pronti a sacrificare qualunque numero di vite per questo scopo. Migliaia di russi e d’ucraini sono già morti in nome di questo obiettivo. Lettera di dimissioni del consigliere della missione russa all’ufficio delle Nazioni Unite di Ginevra (Anna Zafesova, La Stampa).

L’«Holodomor», cioè lo sterminio per fame di quasi quattro milioni d’Ucraini tra il 1932 e il 1933, conseguenza delle trasformazioni volute da Stalin nell’impianto economico dell’Ucraina, deve essere considerato genocidio. È quello che chiede il Partito Democratico con una mozione parlamentare. Linkiesta.

«Per ovvie ragioni non volete essere coinvolti nel conflitto militare in Ucraina», ha chiesto un reporter. «Ma lo fareste per difendere Taiwan?» «Sì», ha risposto Biden. «Davvero?» «È l’impegno che ci siamo assunti». Linkiesta.

Il mio vero incubo, oggi, è pensare a ciò che si sarebbe prodotto se Trump fosse stato rieletto alla fine del 2020. Lui che detestava Zelensky, lui che aveva tagliato l’aiuto militare all’Ucraina per 300 milioni di dollari, lui che aveva un’ammirazione per Putin e che ha ammesso, pochi giorni fa, d’aver dichiarato davanti ai membri della Nato che se uno di loro fosse stato attaccato non lo avrebbe soccorso con certezza. Robert Littell, Le Point (dal Foglio).

Cresce, soprattutto fra i giovani, un movimento che unisce studenti ignorati o manganellati, ambientalisti, pacifisti e legalitari che cercano casa. Non sanno d’averla già nei 5Stelle, nati proprio il giorno di San Francesco del 2009 su quei valori [pacifismo, ambientalismo, e anche un po’ ignoranza e manganello]. Marco Travaglio, il Fatto quotidiano.

Personalmente non nutro nessun sospetto nei confronti dei vari casi umani che popolano i nostri programmi televisivi e che recitano tesi putiniane. Putin, come qualcuno dice, forse è impazzito, ma non fino al punto di assoldare questi casi umani. La questione riguarda invece i conduttori dei nostri talk show, che hanno il diritto di invitare chi vogliono, ma l’onestà intellettuale sconsiglierebbe loro di «giustificarsi» appellandosi al «diritto di parola di tutti», o al «pluralismo delle opinioni». Yoram Gutgeld, il Foglio.

Grande sconcerto nel mondo democratico per la perquisizione della Direzione distrettuale antimafia nella redazione di Report. […] È successo che l’altra sera Report ha dato la notizia sensazionale: nel 1992, poco prima della strage in cui morì Giovanni Falcone, a Capaci fu visto Stefano Delle Chiaie. Per i pochi ignari, Delle Chiaie è stato un fascista al cubo, di quelli affascinati da Pino Rauti, i miti esoterici, il Walhalla, quelle robe lì. È morto da tre anni, ma in vita lo hanno accusato di tutto: piazza Fontana, strage di Bologna, Italicus, golpe Borghese. Sempre assolto. […] Gli mancava solo Falcone, ed ecco Falcone. […] Diciamo che il grido di dolore per la libertà di stampa [conculcata] mi è uscito leggermente strozzato. Mattia Feltri, La Stampa.

Per definire gli imbecilli, non certo rari neanche allora, i vecchi piemontesi usavano un vivace accoppiamento di parole: quello, dicevano, è una «fiera ciula». Dove fiera stava per «cospicua», «eccezionale», «ammirabile nel suo genere», come registra il Tommaseo. Nessuno poteva immaginare che col tempo sarebbe cresciuta una varietà di ciula letteralmente, impudicamente, disastrosamente fiera di esserlo. Fruttero e Lucentini, Il cretino in sintesi.

«I hate the word homophobia. It’s not a phobia. You are not scared. You are an asshole» (Io odio la parola omofobia. Non è una fobia. Tu non sei spaventato. Sei uno stronzo). Attribuito all’attore americano Morgan Freeman, questo tweet è diventato virale alcuni anni fa, propalandosi da un sito all’altro e di qui rimbalzando su murales, poster, spillette. Maurizio Assalto, Linkiesta.

Con un po’ più di fortuna molti martiri sarebbero finiti carnefici. Roberto Gervaso.

Immagine correlata
Diego Gabutti

Se ritieni questa pagina importante, mandala a tutti i tuoi amici cliccando qui
www.jerusalemonline.com
SCRIVI A IC RISPONDE DEBORAH FAIT