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Zvi Mazel/Michelle Mazel
Diplomazia/Europa e medioriente
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I coloni di Tel Aviv 06/07/2023
I coloni di Tel Aviv
Analisi di Michelle Mazel

(traduzione di Yehudit Weisz)


Several wounded in car ramming, stabbing attack in Tel Aviv

È successo martedì 4 luglio. Alle 18 il telegiornale francese France 24 dedica alcuni minuti all'attentatore che con un furgone lanciato ad alta velocità contro la folla e poi con un coltello, ha ferito dieci persone a Tel Aviv, tutti civili e in particolare, una giovane donna incinta che ha perso il suo bambino. Alcuni versano in gravi condizioni. Un portavoce di Hamas elogia l'attacco  “ai coloni di Tel Aviv” come “un’azione eroica” e come “ prima risposta ai crimini di Israele contro il nostro popolo” nel campo profughi di Jenin. Chiaramente non esita a dire ad alta voce davanti alla telecamera ciò che tutti sanno in Israele. Le organizzazioni terroristiche, tutte le organizzazioni terroristiche, vogliono la distruzione dello Stato ebraico i cui cittadini sono considerati “coloni”. La conduttrice del programma non ha ritenuto opportuno dar rilievo a questo “scoop” e i media francesi non accennano a questo “dettaglio”. Se ne sono accorti almeno? Ci vorrebbe ben altro perché l'Occidente accetti di riconoscere una realtà che rende impossibile qualsiasi soluzione al conflitto.

Ma veniamo al “campo profughi” di Jenin. Non andate a cercare tende lì: è una cittadina o un grande borgo. I suoi abitanti sono purtroppo presi in ostaggio da terroristi di ogni schieramento – certamente pochi, ma potentemente armati – che li usano come scudi umani, allestendo officine per la produzione di esplosivi o immagazzinando armi e munizioni in locali situati vicino a scuole o addirittura ad ospedali. I rappresentanti dell'UNWRA sul posto tacciono cautamente e la stampa estera non vede la necessità di menzionare questo fatto. Questa volta però, imparando dal passato, l'IDF ha portato a Jenin dei giornalisti israeliani e, insolitamente, tre stranieri: due britannici e uno francese. Non c'è dubbio che le immagini diffuse in tempo reale dall'esercito israeliano e dai rappresentanti della stampa estera abbiano stemperato le consuete critiche. Ascoltiamo Le Monde: “l'esercito ci mostra un deposito sotterraneo di armi in una casa distrutta, e i resti del sistema di videosorveglianza di questo centro di comando nascosto.

I soldati affermano di aver sequestrato centinaia di ordigni esplosivi improvvisati, dei fucili, del denaro. Dicono di aver distrutto dei ‘laboratori’ in una città dove la resistenza ha sperimentato, secondo l'esercito, dei droni d'attacco e dei razzi rudimentali.” In rete è stato anche pubblicato il video di una moschea trasformata in deposito di armi e di esplosivi dove una botola immetteva in un tunnel clandestino, dove era nascosta l’attrezzatura per la fabbricazione di esplosivi. Infine, si noti che Le Monde sottolinea anche che “I 200-300 insorti nel campo sono spariti dopo quattro ore di combattimento, sorprendendo i militari, che prevedevano avrebbero pianificato una vera resistenza”.        

“I 15 o 20 più importanti probabilmente sono fuggiti. Gli altri hanno abbandonato le loro armi dietro di sé ”, ha detto il contrammiraglio Daniel Hagari, il principale portavoce dell'esercito.” Non c’è dubbio che torneranno trionfanti ora che il pericolo è passato.

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Michelle Mazel

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