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Zvi Mazel/Michelle Mazel
Diplomazia/Europa e medioriente
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Israele e i limiti della critica 11/05/2023
Israele e i limiti della critica
Analisi di Michelle Mazel

(traduzione di Yehudit Weisz)


Iron Dome intercepts drone during combat for first time, says Israeli  military

All'alba del 9 maggio, un attacco israeliano ha preso di mira tre leader terroristi del movimento terroristico della Jihad islamica a Gaza. Un'operazione che ha ricevuto il nome in codice di “Scudo e freccia” per sottolinearne il duplice aspetto, preventivo e funzionale. Come sappiamo, pochi giorni fa l'organizzazione terroristica ha lanciato un centinaio di missili contro le popolazioni civili intorno a Gaza “come rappresaglia” per la morte di un prigioniero palestinese in attesa di processo dopo un lungo sciopero della fame, durante il quale aveva rifiutato qualsiasi terapia. L'equazione non aveva scioccato gli animi sensibili in Europa. È vero che la vista di migliaia di donne, bambini e anziani che corrono in cerca di un rifugio, sperando che l’Iron Dome intercetti in tempo gli ordigni  di morte e che le macerie cadano senza fare alcun danno, non ha mai toccato quelle anime sensibili, indifferenti, peraltro, al terrore dei bambini piccoli. Poi in Israele si sono levate voci per contestare la risposta di Tsahal, ritenuta troppo insufficiente. È vero che, come al solito, i capi terroristi si nascondono coraggiosamente in bunker e in corridoi sotterranei in attesa di questa ritorsione. Questa volta però la sorpresa è stata totale, il che ne ha garantito il successo. La replica non tarderà certo ad arrivare, ma per il momento le condanne nei confronti di Israele piovono da quasi ogni dove. Non si parla dei cento missili della scorsa settimana, ma solo delle vittime civili di oggi. L’Iran e la Turchia, grandi difensori dei diritti umani fuori dai loro Paesi, uniscono la loro voce a quella della Giordania – che ha recentemente bombardato dei narcotrafficanti in Siria, uccidendo sei bambini – e con quella dell'Egitto, che sta conducendo una guerra spietata contro i terroristi islamisti nella Penisola del Sinai. L'Autorità palestinese ha recuperato dai suoi archivi alcuni dei suoi discorsi più virulenti contro lo Stato ebraico senza dover cambiare neanche una riga. Tutto questo bel mondo fa copia-incolla. La stampa francese ne segue l'esempio. Il problema è che dopo tanti anni il repertorio anti-israeliano si è esaurito. Persino i troll di Le Monde sono ridotti a ripetersi. E’ da così tanto tempo che loro sputano letteralmente il loro odio contro lo Stato ebraico, deplorandone l'esistenza e chiedendone la scomparsa! L'assassinio di donne e bambini – automaticamente etichettati come “coloni”, siano essi di Tel Aviv o di altrove – non li tocca per niente. Dall'altra parte dell'Atlantico, l'Onu si appresta a commemorare ufficialmente l'anniversario della Nakba, la catastrofe, il giorno della creazione di Israele.

Tutto è già pronto per questo giorno di lamenti sulla rinascita di questo Stato e di appelli più o meno velati per il suo annientamento. Verrà esaltata la narrazione palestinese, quella che parla di una Gerusalemme che non sarebbe mai stata ebraica e di una spianata su cui non sarebbe mai esistito il Tempio. D’altro canto, l'Autorità palestinese si offende per le congratulazioni inviate dall'Unione europea a Israele in occasione del settantacinquesimo anniversario della sua indipendenza e chiede delle scuse. Ovviamente, le “rappresaglie” che si stanno preparando a Gaza incontreranno la massima comprensione. Ma soprattutto, non troverete in questo racconto alcuna allusione all’antisemitismo o all’odio per gli ebrei.

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Michelle Mazel

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