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Diplomazia/Europa e medioriente
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Un cuore di pietra 02/03/2023
Un cuore di pietra
Analisi di Michelle Mazel

(traduzione di Yehudit Weisz)


L'anno è appena iniziato e già si allunga l'elenco delle vittime civili del terrorismo cieco. Fedeli che escono dalla sinagoga, bambini che aspettano alla fermata dell'autobus, giovani che tornano a casa, turisti diretti al Mar Morto. Nell'atmosfera accesa di Israele oggi, questo porta a reazioni, atti di violenza che non si possono né si devono perdonare. Tuttavia, mi viene in mente un episodio.

È successo nel 1974. Tra poco sarà trascorso mezzo secolo. La pace con l'Egitto è ancora un sogno lontano. Israele si sta appena riprendendo dal terribile spargimento di sangue della Guerra dello Yom Kippur, il più sanguinoso degli scontri militari che il Paese abbia mai conosciuto. Non si parla ancora di colonie o di coloni. Purtroppo, il terrorismo è sempre vivo. Così, l'11 aprile, un attentato perpetrato a Kiriat Shmona da un commando del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina venuto dal Libano, fa 18 vittime, tutti civili, quasi la metà sono bambini...

Il 12 maggio un commando di tre uomini armati di mitra Kalashnikov, di granate e di una quantità di esplosivi si è infiltrato in Israele, anche loro provengono dal Libano. Questi appartengono al Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina. Trascorrono la notte nascosti nel frutteto del villaggio druso di Hurfeish e la mattina presto prendono la strada per Maalot, una cittadina situata a dieci chilometri dal confine. Lungo la strada incontrano due donne arabe israeliane che stanno andando a lavorare con il loro furgone e le uccidono. Arrivati ​​a Maalot, entrano in un edificio dove trovano un'intera famiglia: il padre, la moglie incinta e i loro tre figli. Uccidono il padre, la madre e il bambino di quattro anni, feriscono la bambina di cinque anni ma “risparmiano” la più piccola che ha solo 17 mesi. Poi raggiungono la vicina scuola elementare e prendono in ostaggio 115 persone, tra cui 105 bambini. Chiedono il rilascio di 23 dei loro compagni che sono in carcere e quello di Kozo Okamoto, il giapponese che aveva perpetrato il massacro dell'aeroporto di Lod nel 1972, minacciando di uccidere gli ostaggi. Il governo non cede; circondati dall'esercito, i terroristi hanno sparato raffiche di armi automatiche e lanciato granate contro i loro ostaggi. 25 di loro, tra cui 22 bambini, sono stati uccisi sul posto; altri 68 sono feriti più o meno gravemente.

Vediamo ora l'editoriale dedicato a questo mostruoso attentato dal quotidiano Le  Monde – già allora! – il 17 maggio 1974. Il titolo: “Un cuore di pietra”. Poi arriva una condanna nei termini più duri possibile: “Mai, però, degli uomini che vogliono essere dei guerrieri avevano deliberatamente attaccato, per farne degli ostaggi, un gruppo di bambini. Il sequestro di bambini: fino ad ora, era più una cosa da gangster… Si parla qua e là di selvaggi. Vuol dire diffamare i selvaggi…”. Sono peggio dei selvaggi, questi terroristi? Andiamoci piano.

Ascoltate attentamente la conclusione: “Quanto risentimento deve essersi accumulato per trasformare in pietra il cuore di questi uomini, molti dei quali hanno dei figli per la cui vita tremano come tutti i padri!”     

Immagine correlata
Michelle Mazel


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