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Zvi Mazel/Michelle Mazel
Diplomazia/Europa e medioriente
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Sulla democrazia in Israele 21/01/2023
Sulla democrazia in Israele
Analisi di Michelle Mazel

(traduzione di Yehudit Weisz)


Israeli “Democracy” - CJPME - English

In Israele stanno succedendo delle cose piuttosto curiose. Per esempio, pochi giorni fa, un detenuto modello è stato rilasciato dopo aver scontato una pena detentiva di 42 anni durante i quali ha proseguito il suo percorso universitario e ha conseguito la laurea in scienze politiche e relazioni internazionali. È tornato nella sua città natale – non lontano dalla città costiera di Haifa – dove lo attendeva un trionfale benvenuto con fuochi d'artificio, stelle filanti e sventolio di bandiere.  Solo…che non era la bandiera bianca e blu con la stella di David a sventolare nella parata, ma quella dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina, diventata l'emblema dell'Autorità palestinese. Il fatto è che colui che aveva appena riacquistato la libertà era sì un cittadino israeliano, ma arabo, e si era ritrovato dietro le sbarre per aver assassinato a sangue freddo un soldato israeliano. Sicuramente troppo impegnato con i suoi studi – finanziati dalle autorità di Ramallah che gli garantivano un bel reddito – lui non aveva espresso il minimo pentimento e al suo ritorno, con un sorriso stampato sulle labbra, ha affermato di voler “continuare la lotta”per la liberazione della Palestina. Fermatevi un attimo e provate a immaginare la situazione e la scena al Cairo, a Damasco o a Riyadh. Impossibile, ovviamente. L'assassino sarebbe stato giustiziato immediatamente o dopo un giudizio sommario. 
              
Veniamo ora alla grandiosa manifestazione di sabato scorso, che ha riunito centomila persone che protestavano contro la riforma del sistema giudiziario avviata dal nuovo governo.  Il grosso dispiegamento di forze dell’ordine sul posto si è rivelato superfluo. Non ci sono stati eccessi, i manifestanti si sono dispersi con calma. La polizia non è intervenuta. Non ci sono stati né incidenti né arresti.  
Al Cairo, come abbiamo visto non molto tempo fa, una manifestazione popolare è stata soffocata nel sangue. A Teheran una feroce repressione si abbatte su giovani e meno giovani che reclamano un po' più di libertà.

Ora veniamo al colpo di scena, la sera di mercoledì scorso:  la Corte suprema israeliana ha ordinato al Primo Ministro israeliano Binyamin Netanyahu di rimuovere dal suo incarico Arieh Deri, il potente Ministro degli Interni e della Salute e leader dell'influente partito Shass. Come scrive Le Monde (con un certo stupore?) “A stragrande maggioranza, dieci giudici su undici affermano che la sua condanna legale per evasione fiscale, nel 2021, e la sua promessa non mantenuta di ritirarsi dalla vita politica pongono la sua nomina  “in grave contraddizione con i principi fondamentali dello Stato di diritto.” Senza il partito Shas, la coalizione di governo crollerebbe. Ciononostante Netanyahu e Deri hanno affermato che rispetteranno la sentenza della Corte Suprema, cercando una soluzione alla profonda crisi politica attuale.
È il momento di ricordare che per i nemici dello Stato ebraico, che purtroppo non mancano, la sua pretesa di essere l'unica democrazia del Medio Oriente è solo un’inquietante presa in giro e che non è diversa dalle dittature della regione.

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Michelle Mazel

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