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Diplomazia/Europa e medioriente
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Al Jazeera – Le Monde, stessa battaglia? 10/12/2022
Al Jazeera – Le Monde, stessa battaglia?
Analisi di Michelle Mazel

(traduzione di Yehudit Weisz)


Al Jazeera English - Wikipedia

Un breve riassunto dei fatti. L'11 maggio scorso, la corrispondente del canale Al Jazera in Israele e nei Territori palestinesi è stata uccisa durante uno scontro a fuoco tra terroristi armati e soldati israeliani. Per settimane, l'Autorità palestinese si era rifiutata di sottoporre il proiettile a un esame balistico per determinare chi lo avesse sparato. Ad oggi non c'è una conclusione formale, ma l'esercito israeliano ha ammesso che è possibile che si sia trattato di un tiro accidentale da parte di uno dei suoi soldati. Inutile dire che i palestinesi e i loro sostenitori nel mondo arabo respingono questa conclusione. Il canale Al Jazeera, che sostiene di essere la voce dei Fratelli Musulmani e che auspica l’eliminazione di Israele, ha deciso di chiedere alla Corte Penale Internazionale di indagare sulla morte della giornalista Shireen Abu Akleh, che aveva nazionalità americana e palestinese. Le Monde si è subito affrettato a diffondere a suo modo questa notizia. Giudicate voi. Innanzitutto il titolo: “Assassinio di Shireen Abu Akleh: Al-Jazeera si rivolge alla CPI.” Per questo organo di stampa, che vuole essere un grande quotidiano di informazione, non c'è bisogno di indagare, non ci sono dubbi, la giornalista è stata assassinata, questa è una verità ovvia. E il giornale continua: “Martedì il canale del Qatar ha chiesto alla Corte Penale Internazionale di indagare sulla morte, avvenuta a maggio, della giornalista americano-palestinese, uccisa a colpi di arma da fuoco da un soldato dell'esercito israeliano.” E cita con compiacimento l'avvocato del canale del Qatar:  “Sarebbe quindi un crimine di guerra, unito a un crimine contro l'umanità, perché il nome di Shireen Abu Akleh si aggiunge a una lunga lista di giornalisti palestinesi uccisi dalle forze israeliane.” Come sempre si scatena il branco di troll e di altri commentatori, sempre pronti a intervenire quando si tratta di voler delegittimare lo Stato di Israele. Un certo Edgard Wibeau, commentando un primo articolo sull'argomento: “La domanda è: l'esercito israeliano è così disorganizzato e soggetto all'anarchia che un cecchino può sparare di sua iniziativa a una giornalista chiaramente identificata come tale, e per di più così famosa che tutti sanno chi è, senza che ciò comporti pesanti sanzioni contro il tiratore? La risposta è no, ovviamente, e la conclusione è che il tiratore ha agito su ordine. Questo assassinio è una stupidità criminale degli israeliani. Resta da capire a quale altezza della gerarchia è stato commesso. Considerando l'enormità della cosa, suppongo che sia abbastanza alta, anche molto alta.”  Sotto lo pseudonimo di Dupont Premier, si può leggerne il commento dopo il secondo articolo: "Articolo interessante. Per la prima volta Le Monde afferma senza usare il condizionale che questa giornalista è stata effettivamente uccisa da un soldato israeliano (conclusione a cui hanno portato tutte le indagini serie) e parla anche di ‘assassinio’, cioè di omicidio premeditato.”                                       

Va ricordato che secondo lo Statuto di Le Monde “Il dibattito deve essere rispettoso, senza attacchi personali come contro altri commentatori, contro i giornalisti o le persone citate nell'articolo) e rispettare i limiti della libertà di espressione: nessuna diffamazione, nessun insulto, nessuna discriminazione, sessista o razzista, negazionista, o l’incitamento all'odio.”

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Michelle Mazel

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