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Diplomazia/Europa e medioriente
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Ammirevole obiettività americana 22/11/2022
Ammirevole obiettività americana
Analisi di Michelle Mazel

(traduzione di Yehudit Weisz)


Joe Biden si e' detto favorevole alla ricandidatura alla presidenza
Joe Biden

L'amministrazione Biden è in difficoltà. Da un lato gli Stati Uniti sono consapevoli di non avere in Medio Oriente un alleato migliore di Israele; dall'altro, la posizione ufficiale del partito democratico è a favore di una soluzione a due Stati e un'influente frangia di questo partito guidata da Ilhan Omar e Ocasio-Cortez si spinge ancora oltre e manifesta apertamente il proprio sostegno al movimento BDS. Come si può salvare capra e cavoli quando il partito democratico è uscito vincitore per il rotto della cuffia nelle elezioni di midterm al Senato e al Congresso, mantenendo la maggioranza nel primo e perdendola per un soffio nel secondo?

Sappiamo che gli Stati Uniti continuano a concedere a Israele un'impressionante dotazione finanziaria di circa quattro miliardi di dollari all'anno e garantiscono i prestiti israeliani fino al doppio di questa cifra. Esiste una stretta cooperazione militare e di sicurezza tra i due Paesi; l'America pone regolarmente il veto alle risoluzioni anti-israeliane nel Consiglio di sicurezza. Inoltre, le buone intenzioni dichiarate dai democratici nei confronti dei palestinesi non si concretizzano in azioni sul campo. Quindi per compensare – e per placare le ire della frangia estremista del partito – il Dipartimento di Stato sta mostrando un'eccessiva indulgenza per i vertici dell'Autorità palestinese, il cui mandato è scaduto da tempo e che non ha fretta di organizzare nuove elezioni; la corruzione, le violazioni dei diritti umani e l'incoraggiamento al terrorismo ricevono solo piccoli rimproveri. Al contrario, questo dipartimento non risparmia critiche nei confronti dello Stato ebraico. Lo critica regolarmente per aver preso iniziative che “rischiano” di rendere ancora più difficile la soluzione dei due Stati.  Sembra che gli americani non abbiano ancora capito che questa è una soluzione che Hamas a Gaza non vuole a nessun prezzo perché il suo obiettivo è cancellare Israele dalla carta geografica. Quanto ai capi di Ramallah, continuano a rifiutarsi di accettare l'esistenza di uno Stato ebraico. Ma ciò che fa davvero infuriare è l'apparenza di obiettività che l'amministrazione Biden vuole darsi, soprattutto quegli appelli alla moderazione “da entrambe le parti”. Come, dopo l'attentato ad Ariel, il portavoce del Dipartimento di Stato porge prima le sue condoglianze alle famiglie dei civili israeliani e palestinesi uccisi nelle ultime 48 ore, prima di condannare l'attacco terroristico in cui tre israeliani sono stati uccisi e altri tre feriti.  E di continuare con il solito mantra: “È fondamentale che le parti adottino misure urgenti per prevenire ulteriori perdite di vite umane.” Ci si chiede: che tipo di misure ci si potrebbe aspettare da parte palestinese dove i “martiri” sono glorificati, i loro ritratti adornano i muri delle scuole e le loro famiglie sono ben risarcite? Tuttavia questa volta gli americani hanno capito di essersi spinti troppo oltre. Così, per “riparare”, l'ambasciatore americano in Israele, che aveva annunciato che non si sarebbe mai e poi mai recato negli insediamenti, ha infranto il tabù che si era prefissato e per la prima volta dal suo arrivo, si è recato in una “colonia” per fare una visita di condoglianze alla famiglia di una vittima dell'attentato di Ariel. Una visita seguita da una dichiarazione dell'ambasciata in cui si afferma che la politica americana nei confronti delle colonie è rimasta invariata.
 
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Michelle Mazel

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