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Diplomazia/Europa e medioriente
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Nuovo Nobel francese: una certa amarezza 09/10/2022
Nuovo Nobel francese: una certa amarezza
Analisi di Michelle Mazel

(traduzione di Yehudit Weisz)


Premio Nobel Letteratura 2022 a Annie Ernaux, autrice de Gli anni - La  Stampa
Annie Ernaux

È noto che i premi Nobel in generale vengono assegnati nel modo più obiettivo e meno politico del mondo. Ciò è particolarmente vero per il Premio Nobel per la letteratura, i cui destinatari stupiti e felici sono spesso sconosciuti al grande pubblico e tornano rapidamente all'oscurità da cui erano  emersi per un attimo. Per la cronaca, dal 1901 questo premio dovrebbe gratificare ogni anno uno scrittore che ha reso un grande servizio all'umanità grazie a un'opera letteraria che, secondo la volontà del fondatore di questo premio, il chimico svedese Alfred Nobel “ha dato prova di un potente ideale.”  Le opere di Amos Oz e AB Yehoshua, entrambi oggi scomparsi, sono ancora famose nel mondo ma i loro autori non hanno mai avuto diritto a questo riconoscimento e sono deboli le possibilità di quel pacifista liberale che è David Grossman, uomo animato da un ideale potente pur già coronato da numerosi premi letterari di grande fama, di ottenerlo un giorno. L'Accademia Svedese non si riunisce nell'isolamento di una torre d'avorio. È ben consapevole che onorare uno scrittore israeliano provocherebbe immediatamente un coro di proteste, se non manifestazioni, oltre a una pletora di articoli vendicativi e persino di dibattiti che insorgono contro un premio assegnato a un israeliano. A giudicare dalle sue azioni passate, è ragionevole pensare che la vincitrice del 2022, la francese Annie Ernaux, si sarebbe unita a questo consesso e avrebbe apposto la sua firma senza scrupoli. Secondo questo strumento indispensabile che è Wikipedia, nel maggio del 2018 Annie Ernaux ha firmato una petizione in collaborazione con personalità del mondo della cultura per boicottare la stagione interculturale Francia-Israele. Una manifestazione che, secondo l'oggetto della petizione, fungerebbe da “vetrina” per lo Stato di Israele “a danno del popolo palestinese”.                                                                                                                                          Un anno dopo ha risposto di nuovo presente per firmare insieme a Mediapart un appello per il boicottaggio dell'Eurovision Song Contest a Tel Aviv. Si legge, tra l'altro, “Noi, artisti e operatori culturali francesi che firmiamo questo appello, non andremo a Tel Aviv a sbianchettare il sistema di discriminazioni legali ed di esclusione che infierisce contro i palestinesi, e chiediamo a France Télévisions e alla delegazione francese di non prestarsi per garantire il servizio al regime che ogni venerdì manda i suoi cecchini a Gaza a sparare contro i bambini disarmati della marcia del ritorno. Uno spettacolo che si rispetti non può aver luogo in terra di apartheid. Non l'avremmo accettato per il Sud Africa, non lo accetteremo per Israele”.  In attesa delle congratulazioni da Ramallah e da Gaza, il presidente Emmanuel Macron, che probabilmente non ha letto nulla di questa nuova gloria francese, si è affrettato a salutare in lei “la voce della libertà per le donne e per i dimenticati del secolo”.        

Lasciamo l'ultima parola alla nuovissima vincitrice, che, offesa per il premio assegnato a Bob Dylan, scrisse nel 2016 “io credo che questo premio sia il segno di una svolta: ciò che è propriamente letterario si sta dissolvendo”.

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Michelle Mazel


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