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Zvi Mazel/Michelle Mazel
Diplomazia/Europa e medioriente
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Amaro risveglio a Gaza, giubilo a Ramallah 25/08/2022
Amaro risveglio a Gaza, giubilo a Ramallah
Analisi di Michelle Mazel

(traduzione di Yehudit Weisz)


Carte Politique De La Cisjordanie Et De La Bande De Gaza Avec La Capitale  Ramallah. état De Palestine Avec La Capitale Désignée Jérusalem-est.  Illustration Grise Isolée Sur Fond Blanc Avec L'étiquetage En

Se nella Striscia di Gaza è tornata la calma dopo gli ultimi scontri tra l'esercito israeliano e il movimento terroristico che è la Jihad islamica, la rabbia sta crescendo. Una collera diffusa, multiforme che non si traduce in manifestazioni – troppo pericolose, il regime tende a reprimerle con la massima violenza – ma che si esprime attraverso i social network, spesso sotto la copertura dell'anonimato. Una rabbia in tutte le direzioni. Se si parla principalmente di Israele, i sostenitori della Jihad islamica non hanno intenzione di perdonare Hamas per aver lasciato che Tsahal la bombardasse e ne decimasse il suo stato maggiore senza reagire e accusano il movimento di Hamas di aver tradito e di aver fatto fronte comune con “il nemico sionista.”  Ma ce l’hanno anche con l'Autorità Palestinese, che non ha fatto nulla, e con Fatah, che non ha scatenato operazioni di guerriglia che avrebbero costretto Israele ad aprire un nuovo fronte. Gli abitanti di Gaza nel loro insieme se la prendono sia con la Jihad che con Hamas. Con la Jihad in primis: dei mille razzi lanciati verso Israele, almeno 160 non hanno attraversato il confine e sono caduti a Gaza, provocando ingenti danni e provocando la morte di almeno quattro bambini e ferendone altri. L'organizzazione ha cercato di incolpare l'esercito israeliano. Anche se è riuscita a convincere i media occidentali, che pure avevano dei corrispondenti sul posto, non ha potuto ingannare gli abitanti di Gaza che erano in prima fila. La Jihad islamica ha dovuto riconoscerlo e sta attualmente negoziando un risarcimento per le famiglie in lutto. Per quel che concerne Hamas, il fatto che molti dei suoi leader “abbiano scelto di combattere all'estero” e si stiano crogiolando in hotel di lusso, è percepito in molto gravemente dalla popolazione, soprattutto perché molti di loro hanno portato in salvo i propri figli mandandoli a studiare in prestigiosi istituti scolastici del Medio Oriente. Tutto questo costa caro, molto caro, e così somme considerevoli vengono sottratte ai bisogni vitali di Gaza. E poi c'è l'Egitto, un “Paese fratello”. Varcare il confine, rivela Le Monde del 10 agosto, è “un'esperienza dolorosa: si moltiplicano vessazioni, estorsioni e drammi… tranne per chi paga un “servizio VIP” a vantaggio dell'esercito egiziano… Gli abitanti di Gaza si scambiano storie terribili su questo passaggio: umiliazioni, attesa sotto il sole per giorni interi, senza accesso alle latrine, estorsioni. … Di questi abusi, Hamas, il movimento islamista al potere a Gaza, non dice una parola, non più dei giornali locali.”

Nel frattempo, a Ramallah, un’accoglienza trionfale è stata riservata ad Abu Mazen di ritorno dalla Germania, ornato di un’aureola di nuova gloria. Era passato molto tempo dall'ultima volta che il vecchio capo aveva ricevuto simili acclamazioni. È vero che aveva appena menzionato durante la sua conferenza stampa a Berlino i “50 olocausti e cinquanta massacri” che sarebbero stati perpetrati da Israele. Germania e Israele avevano protestato, ma le grandi cancellerie d'Europa non se ne sono manco accorte. Lui deve pensare che esse erano ovviamente della sua stessa opinione.

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Michelle Mazel

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