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Zvi Mazel/Michelle Mazel
Diplomazia/Europa e medioriente
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Francia: qualche domanda a chi piace dare lezioni 28/10/2021
Francia: qualche domanda a chi piace dare lezioni
Analisi di Michelle Mazel

(traduzione di Yehudit Weisz)


Dopo le misure adottate dal ministero della Difesa, con l'approvazione del ministero della Giustizia, per neutralizzare sei organizzazioni palestinesi che promuovono o finanziano il terrorismo, Israele è sul banco degli imputati per l’ennesima volta. Al riguardo, Le Monde si indigna: “Israele colpisce al cuore la società civile palestinese.” Inutile dire che le autorità israeliane hanno preso la loro decisione solo sulla base di una solida documentazione. Secondo alcuni commenti, prima di agire le suddette autorità avrebbero dovuto sottoporre questa documentazione se non al giudizio di tutti, almeno a quello di democrazie illuminate, come la Francia. E’una richiesta molto strana. Di solito, un Paese fa molta attenzione a non esporre le proprie fonti per non mettere in pericolo i propri agenti infiltrati in quel genere di organizzazioni. Israele è un Paese sovrano che non ha bisogno di autorizzazioni per proteggere i suoi cittadini. Tanto più che le prove più convincenti probabilmente non avrebbero soddisfatto le cancellerie. Dopo un incidente qualsiasi, la versione palestinese viene sistematicamente giudicata più credibile di quella dei servizi di sicurezza israeliani.

Non sorprende, quindi, che alcuni leader francesi e una parte della stampa accusino regolarmente Israele, a dispetto dei fatti accertati, di praticare una politica di apartheid e di opprimere i propri cittadini arabi. Il che suggerisce la seguente domanda: la Francia, così preoccupata per il destino dei palestinesi e degli arabi israeliani, lo sarebbe di meno per quello dei cittadini francesi di fede ebraica che vivono sul suo suolo? Le migliaia di studenti arabi nelle università israeliane non hanno la più pallida idea dei soprusi che gli studenti ebrei devono subire in Francia, anche in prestigiose università. Ma non si tratta solo di mobbing. Frugando negli archivi, potremmo mai trovare in Israele un caso in cui degli studenti arabi israeliani siano stati aggrediti da ebrei israeliani nello stesso modo in cui, sabato scorso a Lione, due studenti francesi sono stati aggrediti, picchiati violentemente, derubati dei loro cellulari e dei loro soldi da quattro individui che li chiamavano “sporchi ebrei”? Potremmo mai immaginare che in Israele, un fanatico ebreo si accanisca per lunghi, lunghissimi minuti contro un'anziana donna araba indifesa, mentre i poliziotti appostati di fronte all'edificio aspettano prudentemente che il crimine sia portato a termine, così com'è successo in Francia a Sarah Halimi , che il suo vicino arabo ha assassinato barbaramente mentre la copriva di insulti? O come è successo a Mireille Knoll, una sopravvissuta alla Shoah di 85 anni, accoltellata undici volte sul suo letto per disabili, al grido di Allahu Akbar? La risposta è ovviamente no. Il numero di quelli che la stampa definisce pudicamente “episodi di antisemitismo”in Francia è quattro volte superiore a quello degli “episodi” attribuiti all'islamofobia. Eppure ci sono almeno dieci volte più cittadini musulmani francesi che cittadini ebrei francesi. Ma che c’entra, potrebbe chiedersi qualcuno? È difficile non vedervi un effetto perverso della demonizzazione dello Stato di Israele e degli ebrei.

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Michelle Mazel
scrittrice israeliana nata in Francia. Ha vissuto otto anni al Cairo quando il marito era Ambasciatore d’Israele in Egitto. Profonda conoscitrice del Medio Oriente, ha scritto “La Prostituée de Jericho”, “Le Kabyle de Jérusalem” non ancora tradotti in italiano. E' in uscita il nuovo volume della trilogia/spionaggio: “Le Cheikh de Hébron".


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