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Zvi Mazel/Michelle Mazel
Diplomazia/Europa e medioriente
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Degli assassini così simpatici 11/09/2021
Degli assassini così simpatici
Analisi di Michelle Mazel

(traduzione di Yehudit Weisz)


Evasion de six Palestiniens d'une prison de haute sécurité en Israël

Bisogna vedere con quale entusiasmo, lunedì scorso, una certa stampa ha accolto la spettacolare evasione di sei detenuti dalla prigione di Gilboa nel Nord di Israele. Un istituto penitenziario noto tuttavia per la sua massima sicurezza. Eppure il mondo ha assistito a fughe altrettanto spettacolari, se non di più. In Francia, ad esempio, per due volte dei detenuti erano riusciti a fuggire in elicottero, uno “recuperato” dalla moglie al carcere “la Santé” e l'altro da dei complici che avevano costretto con la forza un pilota; un commando di dodici scagnozzi pesantemente armati ha mitragliato la centrale di Fresnes - sono stati trovati più di 80 fori di proiettile sui muri - per facilitare la fuga di uno di loro. Negli Stati Uniti non si contano più i film che raccontano evasioni più o meno rocambolesche. Solo che questa volta si tratta di Israele. Perché privarsi di questa opportunità di farsi beffe dello Stato ebraico e dei suoi presunti onnipotenti servizi di sicurezza? Sostenuto da foto e diagrammi, l'evento dà luogo a lunghi sviluppi incentrati sul susseguirsi di lacune che hanno permesso ai detenuti di scavare per dei mesi un tunnel proprio sotto il naso delle guardie, per poi fuggire e mimetizzarsi con la natura, l'allarme è stato dato solo con un ritardo di oltre due ore. Certo, i Paesi arabi esultano.

A Gaza la notizia ha scatenato un'esplosione di gioia. Le immagini - tratte dalla stampa israeliana – vengono ripetute su tutti i canali arabi; i commentatori si susseguono, gareggiando per enfasi ed esagerazione. Ci sono molti superlativi per descrivere il coraggio dei prigionieri e la natura eroica della loro fuga. Possiamo capirli. Non solo “il nemico sionista” per alcuni, “l'Occupazione” per altri, più raramente Israele, è stato umiliato, ma i fuggitivi sono sempre dei valorosi “combattenti per la libertà, militanti di Fatah e della Jihad islamica.” Un punto su cui i media europei si soffermano meno. E’ che gli eroi del giorno sono in realtà sei terroristi che stavano scontando pesanti condanne per l'omicidio di civili israeliani. Degli assassini con le mani lorde di sangue. Per la cronaca, la Jihad islamica palestinese non mira a creare uno Stato palestinese accanto allo Stato ebraico. Quello che vuole è la distruzione di Israele da parte della jihad e l'istituzione di uno Stato islamico “su tutta la Palestina.” Per questo è nell'elenco ufficiale delle organizzazioni terroristiche di Canada, Stati Uniti, Unione Europea e Australia. Zakaria Zubeidi, uno dei fuggitivi, è un ex comandante del ramo delle Brigate dei Martiri di Al Aksa a Jenin, da dove proviene. Questa organizzazione ha rivendicato decine di attacchi suicidi; è anche qualificato come terrorista dall'Unione Europea, dagli Stati Uniti, dal Canada, dal Giappone e dalla Nuova Zelanda. Se la loro fuga andrà a buon fine, questi sei terroristi, incoronati della loro nuova gloria, potranno organizzare nuovi sanguinosi attentati; se vengono ripresi vivi, potranno, come in passato, beneficiare delle condizioni che Israele concede ai militanti detenuti: televisione, telefono, visita di parenti, possibilità di proseguire gli studi e conseguire diplomi... e perché no , prepararsi un nuovo tentativo di evasione.

Immagine correlata
Michelle Mazel scrittrice israeliana nata in Francia. Ha vissuto otto anni al Cairo quando il marito era Ambasciatore d’Israele in Egitto. Profonda conoscitrice del Medio Oriente, ha scritto “La Prostituée de Jericho”, “Le Kabyle de Jérusalem” non ancora tradotti in italiano. E' in uscita il nuovo volume della trilogia/spionaggio: “Le Cheikh de Hébron".


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