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Ugo Volli
Cartoline
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Un ‘misterioso’ bombardamento che fa sperare bene 01/05/2018

Un ‘misterioso’ bombardamento che fa sperare bene
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

A destra: Benjamin Netanyahu spiega l'espansione iraniana in Medio Oriente

Cari amici,
l’altra notte una cosa importante è successa in Siria. “Qualcuno” cioè ha bombardato una serie di basi militari siriane, a quanto pare uccidendo una trentina di soldati, per lo più iraniani, fra cui a quanto pare anche un generale e provocando un’esplosione così potente da essere stata registrata dai sismometri come un piccolo terremoto di grado 2,4. Quel che è esploso con tanta forza, a quanto pare, non sono i missili o le bombe attaccanti, ma un deposito colpito, che conteneva un carico d’armi appena scaricato da un aereo iraniano. Ma forse oltre alle armi è saltata per aria una fabbrica sotterranea di missili balistici avanzati. Sembra che questa fabbrica fosse scavata dentro una montagna, il che fa pensare che l’attaccante disponga di armi molto avanzate e capaci di penetrare protezioni molto potenti. (https://www.jpost.com/Middle-East/Iranians-killed-in-alleged-Israeli-strike-on-military-site-in-Syria-553099)

Dico “sembra”,”forse”,”pare” perché tutti questi dati non sono confermati. Non si sa neanche ufficialmente chi sia quel “qualcuno” che ha colpito; all’inizio i giornali siriani parlavano di missili americani, poi hanno accusato Israele, che come sempre non ha confermato né smentito. Solo un ex capo dei servizi segreti ha detto: Ci sono due ipotesi, potrebbero essere stati gli americani, oppure qualcuno che non voglio nominare. In quest’ultimo caso, la tensione fra Israele e Iran è destinata ad aumentare”. (https://www.jpost.com/Arab-Israeli-Conflict/Former-intel-chief-Iranian-dead-in-Syria-blast-spells-looming-payback-553095)

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Abbastanza chiaro, no? In sostanza quel che risulta è che c’è stato un altro stop israeliano al possesso militare della Siria che l’Iran sta cercando di stabilire come “autostrada” verso il mediterraneo e base d’attacco contro lo stato ebraico. Questo possesso si realizza con numerosi basi (ne trovate qui una mappa e alcune fotografie aeree: https://www.haaretz.com/middle-east-news/syria/israeli-satellite-images-reveal-iran-builds-military-base-near-syria-1.5863736, altre qui: https://www.timesofisrael.com/satellite-image-said-to-show-new-iran-base-near-syria/); spesso queste basi, per maggiore protezione, sono condivise con truppe russe (https://infos-israel.news/le-plus-grand-danger-actuel-pour-israel-en-plus-de-19-bases-en-syrie-liran-utilise-une-autre-base-russe-pour-transferer-ses-combattants/). Alcuni di questi impianti militari sono stati attaccati nel recente passato (soprattutto quello chiamato T4, deposito a quanto pare di armi chimiche e centro di controllo dei droni d’attacco iraniani). Il bombardamento dell’altra sera prosegue in questa linea.

Ma ci sono alcune differenze importanti. In primo luogo il tempo. L’attacco è successivo ad alcune minacciose comunicazioni russe. Vari esponenti del regime di Putin avevano diffidato Israele dal continuare a violare la sovranità siriana, avevano dichiarato che la Russia era decisa a consegnare ad Assad complessi di armi antiaeree avanzate, aggiungendo che se Israele avesse provato a distruggerle, le conseguenze sarebbero state “molto gravi”. Nei giorni scorsi inoltre a Mosca si è svolto un vertice dei ministri degli esteri russo, turco e iraniano per consolidare la spartizione delle zone di influenza sulla Siria. Israele ha ignorato gli ammonimenti e la suddivisione e ha continuato a mantenere la sua “linea rossa”: nessuna colonizzazione militare iraniana della Siria è accettabile. E’ da notare che l’attacco è avvenuto immediatamente dopo la visita del nuovo segretario di stato americano Pompeo e a quanto pare anche dopo una telefonata fra Netanyahu e Trump (https://www.israelnationalnews.com/News/News.aspx/245203).

La seconda differenza è ancora più significativa. La base T4 è ne centro della Siria, fra Homs e Damasco, a est del Libano. Le basi colpite l’altro ieri sono parecchio più a nord, una subito a sud di Homa, una addirittura vicino all’aeroporto di Aleppo. Questo vuol dire che sono a Nord del territorio libanese, dove la Siria arriva direttamente al mare. E’ la zona di origine degli alawiti (la setta sciita cui appartengono gli Assad, il loro ridotto). Una delle basi colpite è inoltre distante meno di cento chilometri, che per aerei da combattimento vogliono dire 5 minuti di volo) dal porto di Tartus, la principale base russa in Siria, difesa dall’ultima generazione degli armamenti antiaerei, gli SS4, e anche abbastanza vicino al confine turco per essere rilevabile dai radar di Erdogan. Chi ha colpito la Base di Homa o veniva dalla Giordania, come all’inizio hanno detto i siriani, e allora ha attraversato senza problemi l’intero spazio aereo della Siria, o più probabilmente ha colpito dal mare, sorvolando le difese russe. Il che significa che o i russi non hanno avuto modo di fermare l’attacco che è passato sopra di loro, il che evidenzierebbe una gravissima debolezza delle loro difese, o hanno deciso di non farlo, magari avvertiti da Israele secondo gli accordi stabiliti fra Putin e Netanyahu, contraddicendo dunque le loro affermazioni contro Israele.

Ancora: l’oggetto e il modo. Se davvero è stata colpita una fabbrica di missili situata in uno scavo sotto una montagna, questo giustifica l’allarme israeliano, ma insieme mostra una capacità di azione che non è affatto scontata e che minaccia gli impianti dell’armamento nucleare iraniano, protetti allo stesso modo. Il messaggio di Israele è fortemente dissuasivo e dice in sostanza: attenzione, noi siamo capaci di superare le vostre difese antiaeree e anche di distruggere gli impianti che ritenete più protetti. Le minacce di rappresaglia proferite dall’Iran dopo l’ultimo bombardamento alla base T4, abbastanza gravi da suscitare l’allarme dell’esercito americano (https://edition.cnn.com/2018/04/26/politics/us-surveillance-iran-syria/index.html) sarebbero dunque state ridicolizzate. Ciò ha provocato una notevole confusione nell’apparato militare iraniano, che prima ha ammesso e poi negato le perdite subite (https://www.timesofisrael.com/iran-denies-it-was-targeted-in-syria-strikes-claims-no-troops-killed), una negazione che è anche, nell’ottica mediorientale, un modo per sottrarsi all’obbligo di una rappresaglia impossibile.

Certamente questo è un momento di grande tensione in Medio Oriente. Ma è vero che la guerra si avvicina? Certamente la capacità di dissuasione israeliana è quel che impedisce un’aggressione iraniana. Ed episodi come quello dell’altra sera la rafforzano molto, allontanando quindi la possibilità di un conflitto.

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