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Ugo Volli
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Solo coloro che oggi sono disposti a difendere Israele possono ricordare a buon diritto la Shoà 25/01/2010

Solo coloro che oggi sono disposti a difendere Israele possono ricordare a buon diritto la Shoà

Cari amici,
in attesa della Giornata della Memoria i giornali si riempiono con consolante unanimità di pezzi sui vari risvolti della strage dell'ebraismo orientale, sui Giusti che fecero il possibile per salvare gli innocenti, sui testimoni del tempo e sulle atrocità commesse. Ricordare la Shoà è importante ed è bello che in Italia la giornata sia così seguita: una giornata, mi permetto di ricordare, che è una ricorrenza civile istituita con legge sello Stato, non il momento religioso ebraico - Iom Hashoà - che in Israele e nelle sinagoghe si celebra fra tre o quattro mesi.
E però voi ormai conoscete la mia pervicace attitudine al dubbio e quindi non vi sorprenderete se vi dico che quest'unanimità mi desta dei sospetti. Mi insospettisce per esempio chi, dentro e fuori dal mondo ebraico, parla di "universalità della Shoà". L' "Unità" di oggi scrive per esempio della "«penombra» di persecuzioni e tragedie parallele a quelle subite dal popolo ebraico", che sarebbero in concreto non solo le stragi di omosessuali, ma anche quelle del colonialismo italiano in Africa. Cui naturalmente vanno aggiunte le persecuzioni subite dai Rom, dai malati mentali, dai dissidenti politici ecc.
Una mail che ho ricevuto di uno "strano" centro culturale di Varese, annovera fra le cose da ricordare "il genocidio del popolo armeno... i dieci milioni di pellerossa massacrati dagli americani ...  i quattordici milioni di africani prelevati dalla loro terre e resi schiavi... i sette milioni di morti in Ucraina dal 1935 al 1937 a seguito delle carestie provocate intenzionalmente dal regime stalinista...  i quattro milioni di civili vittime dei bombardamenti terroristici alleati in Italia e Germania...  i tre milioni di civili massacrati per vendetta dall'Armata Rossa ...  le vittime dei bombardamenti nucleari di Hiroshima e Nagasaki...i tre milioni di vittime civili dell'Armata Rossa nell'occupazione sovietica dell'Afghanistan...  i due milioni di cambogiani...le vittime decedute per fame e torture nei gulag comunisti di tutto il mondo... i desaparecidos... i massacri in Ruanda, Etiopia, Congo e nel resto dell´Africa centrale... le vittime innocenti della cosidetta "Santa Inquisizione"... le teste mozzate della Rivoluzione Francese ... le vendette partigiane in Italia... le più recenti vittime civili dei bombardamenti americani" ecc. ecc.
E' facile riconoscere in quest'ultimo elenco un'impostazione politica precisa (antiamericana e anticomunista, diciamo nel nome della par condicio con i nazifascismi), con l'ovvia conclusione che la Shoà, quella vera sarebbe ricordata solo "come strumento politico e ideologico a sostegno d´Israele, come attenuante e scudo per la sua politica repressiva condotta in Palestina". E che "abolire tutte quelle ricorrenze di chiaro sapore politico - 27 Gennaio, 10 febbraio e 25 aprile - e sostituirle con un´unica grande e solenne ricorrenza dedicata a tutti gli olocausti del mondo e della storia."
Ma ammettiamo anche che vada bene la somma dei due elenchi, quello di destra e quello di sinistra, integrato come vi pare. Tutte le stragi citate vi sono certamente state e tutte meritano commozione e condanna, senza dubbio. Ma la somma di "tutti gli olocausti della storia" produce semplicemente una riflessione sull' "homo hominis lupus": siamo tutti cattivi, non c'è nessuno che non sia vittima e carnefice assieme, tanto vale scordarci il passato e andare avanti cercano di essere più buoni. Il risultato di questo buonismo universale cioè non è il ricordo della Shoà, ma la sua cancellazione. Bisogna distinguere la ferocia della guerra, l'avidità delle conquiste, dalle vittime del pregiudizio e dalla decisione pianificata di eliminare intere popolazioni.
La Shoà non è unica per le sue proporzioni, ma per la continuità con una persecuzione millenaria del popolo ebraico e la decisione di far sparire interamente una stirpe dall'umanità, negando il suo diritto all'esistenza. Questa è la caratteristica della Shoà che si ripete ciclicamente nella storia, in maniera più o meno completa: ne leggete la cronaca egiziana all'inizio del libro biblico dell'Esodo, poi quella babilonese nel libro di Ester, e poi ancora trovate la ripetizione nella cacciata dalla Spagna, nelle persecuzioni islamiche, nei pogrom dell'Europa orientale, eccetera eccetera.
Per questo oggi esiste un test importante che si chiama Israele. Sarà poco diplomatico, ma credo che solo coloro che oggi sono disposti a difendere Israele possono ricordare a buon diritto la Shoà. Quelli che sono contro Israele, che dicono più o meno francamente che lo vorrebbero distruggere, devitalizzare, ridurre ai minimi termini, rifondere in una "Palestina binazionale"... be' io personalmente non so che farmi della carità pelosa di costoro per le vittime della Shoà. Detto fuori dai denti, non credo ai buoni sentimenti nei confronti degli ebrei morti di quelli che stanno dalla parte di chi oggi vorrebbe uccidere gli ebrei vivi, almeno quei cinque milioni che vivono in Israele.

Ugo Volli


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