Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
L’ONU ha i dati… ma non li dà! Analisi di Paolo Crucianelli
Testata: Il Riformista Data: 05 agosto 2025 Pagina: 3 Autore: Paolo Crucianelli Titolo: «L’ONU ha i dati… ma non li dà!»
Riprendiamo dal RIFORMISTA, del 05/08/2025 versione online, il commento di Paolo Crucianelli dal titolo "L’ONU ha i dati… ma non li dà!".
Secondo i dati della stessa ONU che accusa Israele di affamare i gazawi, risultano arrivate a Gaza oltre 40.000 tonnellate di aiuti umanitari, scaricate ai valichi di ingresso autorizzati. Di queste, circa 30.000 tonnellate sono state effettivamente raccolte dalle organizzazioni preposte al trasporto e alla distribuzione. Ma solo 4.200 tonnellate sono arrivate a destinazione e sono state realmente distribuite alla popolazione. Le altre, circa il 90%, sono state "intercettate", cioè rubate da Hamas. Ma i giornali non lo scrivono!!
L’Organizzazione delle Nazioni Unite è un’entità dalle due anime, come il Giano bifronte. Da un lato c’è quella politica, visibile, che parla nei comunicati, nelle risoluzioni, nelle conferenze stampa. Dall’altro c’è quella burocratico-amministrativa, più silenziosa, ma anche più precisa e trasparente. Due facce che raramente coincidono. E in tempi di guerra, come nel conflitto tra Israele e Hamas, la distanza tra queste due anime si fa vertiginosa. La componente politica dell’ONU è fortemente condizionata dalla composizione dell’Assemblea Generale, dove ogni Stato ha lo stesso peso di voto. Poco importa che si tratti di una democrazia avanzata con milioni di abitanti e un PIL di migliaia di miliardi, o di una dittatura tribale con mezzo milione di cittadini e un’economia da sussistenza: uno vale uno. Un meccanismo che ricorda molto da vicino lo slogan del Movimento 5 Stelle. Il risultato è che una larga parte delle risoluzioni e delle dichiarazioni ufficiali rispecchia l’orientamento politico dei Paesi membri, molti dei quali sono esplicitamente anti-occidentali e, di conseguenza, pro-palestinesi e anti-israeliani. È in questo quadro che la narrazione politica dell’ONU diventa spesso palesemente ideologica: Israele viene accusato di affamare deliberatamente la popolazione di Gaza, di impedire l’accesso agli aiuti umanitari, di condurre una guerra contro i civili. Una versione dei fatti ripresa in modo acritico da gran parte della stampa internazionale e rilanciata da numerose ONG, molte delle quali legate, direttamente o indirettamente, allo stesso ambiente ideologico.
Ma poi c’è l’altra faccia dell’ONU, quella amministrativa, burocratica, fatta di funzionari, tabelle, sistemi informatici e trasparenza procedurale. Ed è proprio da questa parte, solitamente ignorata, che emerge una verità molto diversa. Una verità che non viene sbandierata in conferenza stampa, ma che è lì, pubblicata online, disponibile a chiunque abbia voglia di cercarla, e che alla fine è la verità’. È stato un giornalista di Adnkronos, non identificato per nome e cognome, ma descritto come “coscienzioso”, ad aver “scoperto” uno di questi siti: si tratta della dashboard ufficiale dell’ONU, ospitata su una piattaforma chiamata UN2720, accessibile a questo indirizzo: https://app. un2720.org/tracking. Si tratta di un sistema di tracciamento logistico degli aiuti umanitari diretti a Gaza, gestito da UNOPS, una delle agenzie operative delle Nazioni Unite. I dati sono veramente impressionanti. In un arco temporale recente (gli aggiornamenti sono costanti), risultano arrivate a Gaza oltre 40.000 tonnellate di aiuti umanitari, scaricate ai valichi di ingresso autorizzati. Di queste, circa 30.000 tonnellate sono state effettivamente raccolte dalle organizzazioni preposte al trasporto e alla distribuzione. Ma solo 4.200 tonnellate sono arrivate a destinazione e sono state realmente distribuite alla popolazione bisognosa. Il resto — più di 25.000 tonnellate, ovvero quasi il 90% di quanto raccolto — è stato “intercettato”, secondo il lessico tecnico del sito ONU, da bande armate, miliziani, gruppi criminali locali oppure da civili disperati e affamati. Ciò significa che non è Israele a bloccare l’ingresso degli aiuti, come sostenuto dalla retorica dominante, ma che la vera strozzatura avviene dopo il valico, dentro Gaza stessa, dove il caos e il potere incontrollato delle fazioni armate criminali impediscono una distribuzione ordinata e sicura dei beni. Ed è proprio questo il cortocircuito logico e morale che l’articolo di Adnkronos ha messo in luce: mentre l’ONU politico accusa Israele di fame di massa, l’ONU amministrativo — quello con i dati veri — pubblica numeri che raccontano una storia completamente diversa. Non un’opinione, non una teoria, non una propaganda: dati ufficiali, raccolti e verificati sul campo dalle stesse Nazioni Unite. Dati ignorati dal mondo intero, benché pubblici. L’ONU ha i dati. Ma non li dà. O meglio, non li comunica. Li mette online, in silenzio, come se non volesse disturbare la narrazione politica. E tocca a pochi giornalisti indipendenti e a pochi lettori attenti andare a cercarli, leggerli, interpretarli. Per scoprire che, ancora una volta, la verità sta scritta nei numeri, non nelle parole. E che spesso, le due cose viaggiano su binari completamente opposti.
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