Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
Elica Le Bon: il popolo iraniano chiede di essere liberato dall’oppressore Khamenei Video di Elica Le Bon a cura di Setteottobre
Testata: Setteottobre Data: 22 giugno 2025 Pagina: 1 Autore: Elica Le Bon Titolo: «Elica Le Bon: il popolo iraniano chiede di essere liberato dall’oppressore Khamenei»
Elica Le Bon: il popolo iraniano chiede di essere liberato dall’oppressore Khamenei Video di Elica Le Bon a cura di Setteottobre
Elica Le Bon, attivista iraniana
Elica Le Bon è un’attivista iraniana, oggi in esilio, che da anni denuncia la brutalità del regime degli ayatollah e la condizione delle donne in Iran. Sopravvissuta alla repressione, Elica dà voce alle vittime che non possono parlare, portando sui palchi internazionali il grido del movimento “Donna, Vita, Libertà”.
In questo video, il suo appello è chiaro: quando il mondo ha abbandonato il popolo iraniano, ha tradito tutti noi. Restare in silenzio di fronte a un regime che opprime, tortura e uccide è una forma di complicità.
L’Occidente deve smettere di chiudere gli occhi, di giustificare o addirittura supportare il regime degli ayatollah facendo affari con chi non rispetta i più basilari diritti umani. Le donne iraniane non chiedono pietà, chiedono solidarietà, verità e libertà. Tutto il popolo iraniano chiede di essere liberato dall’oppressore.
È tempo di scegliere da che parte stare. Con le donne. Con la libertà. Con l’Iran che resiste