Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
13/3/02 UN SOGNO A 13 ANNI: FARE LA KAMIKAZE UN SOGNO A 13 ANNI: FARE LA KAMIKAZE
Testata: Avvenire Data: 10 marzo 2002 Pagina: 1 Autore: Quinto Cappelli Titolo: «13/3/02 UN SOGNO A 13 ANNI: FARE LA KAMIKAZE»
Questo articolo non ha bisogno di commenti. Si notino solo i ragionamenti e le argomentazioni messi in bocca a una ragazzina di 13 anni.
"Papà, voglio farmi scoppiare". La terribile decisione è comunicata a suo padre da Dima, una ragazzina di soli 13 anni, che da giorni vive nel terrore l'assedio di Betlemme, dove ormai non i contano più i morti, fra cui diversi bambini. La drammatica storia di Dima è raccontata per telefono da quattro ragazzi dell'operazione "Go-el" dell'Associazione Giovanni XXIII di Rimini, in missione di pace e in difesa dei diritti umani, fra israeliani e palestinesi: Francesca Ciarallo di Termoli, Giovanni Grandi di Rimini, Luca Pieri di Bologna e Fabio Cea di Bari. Il padre di Dima, un professore universitario, e la madre della ragazzina sono allibiti per la richiesta della figlia tredicenne: le danno della pazza, intimandole di non parlarne più. Ma alle insistenze farneticanti della ragazzina, i genitori le chiedono spiegazioni. "La decisione - risponde fredda l'aspirante kamikaze a mamma e papà - è stata presa insieme alle mie amiche. Eravamo uscite per andare a giocare a basket. Ma, invece di giocare, ci siamo messe a parlare, concludendo che l'unica cosa da fare contro tanta violenza e morte è farsi scoppiare". Di fronte a un così freddo ragionamento della ragazzina, ammirata e approvata dai suoi fratelli e sorelle, anche più piccoli, i genitori sono ancora più esterrefatti. La madre grida che d'ora in poi la figlia non uscirà più con le amiche. Il padre cerca di ragionare e chiede ulteriori spiegazioni. "Papà, i carri armati - risponde Dima - hanno occupato Betlemme. Le bombe piovono dal cielo come fuochi d'artificio e stelle cadenti nella notte. Ma queste 'stelle' non annunciano nessuna Natività. Anzi, portano solo spargimento di sangue, morte e distruzione. I bulldozer e le ruspe hanno distrutto la nostra casa ed ora siamo costretti a vivere nei campi profughi con tante altre persone. I nostri compagni maschi hanno deciso di scendere in strada con le fionde contro i carri armati. Ma noi ragazzine della squadra di basket abbiamo preso una decisione più importante: diventare tutte kamikaze". E alla mamma che scoppia in lacrime, Dima chiede angosciata: "Mamma, perché tu devi essere perquisita dai soldati ogni volta che esci e costretta a toglierti la giacca e la maglia per i controlli ed essere così umiliata, davanti ai tuoi figli? Perché noi ragazzi, quando riusciamo ad andare a scuola, dobbiamo essere sottoposti ai controlli dei soldati israeliani, che frugano perfino nelle nostre cartelle? Perché loro possono bombardare, lanciare missili e noi non possiamo fare niente?" Il padre, professore universitario, non trova risposte. Abbraccia la figlia e piange, mentre fuori continua l'inferno, sotto i continui bombardamenti degli F 16, i rastrellamenti casa per casa e lo sferragliare dei temibili carri armati Markava. Commentano le quattro 'colombe' di don Oreste Benzi: "Perché ragazzine di 13 anni aspirano a diventare kamikaze? Perché, invece di giocare e studiare, queste ragazzine sentono così forte la vocazione al martirio? Forse, a nome di tanti bambini innocenti palestinesi, stanno lanciando al mondo un appello per dire: non lasciateci soli".
Qualche considerazione: non è riportato il cognome della ragazza - cosa che normalmente viene sempre fatta; non viene detto in quale università insegna il padre; perché la ragazza parla di Natività? E' forse cristiana? Ma quando mai i cristiani hanno compiuto attentati suicidi? I quattro ragazzi della Giovanni XXIII erano presenti al dialogo? In quale lingua si è svolto? Loro capiscono l'arabo? In conclusione, questa storia ha tutta l'aria di una gossa bufala.
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