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Rassegna Stampa
04.09.2003 Per l'Unità le parole di Arafat sono oro colato
anche a costo di ripetersi

Testata:
Autore: Umberto De Giovannangeli
Titolo: «Arafat sfida Abu Mazen: la road map è morta»
Oggi il giornalista dell'Unità si occupa delle divergenze all'interno dell'Anp fra Arafat ed Abu Mazen, che sta ormai compromettendo il governo di quest'ultimo. I suoi articoli occupano quasi tutta la pagina 11 del quotidiano , e il nome di Arafat lo si incontra molte, troppe volte. A titolo di esempio:
Alla Cnn Arafat ha replicato che l'entità dei suoi dissensi con il premier è stata amplificata ad arte dai mezzi di comunicazione israeliani.


Già, non solo il suo nome è quasi onnipresente, ma pure la sua critica a Israele: è ormai chiaro che se la Road Map è morta, la colpa è da imputare a Israele. Sempre alla Cnn, Arafat ribadisce che
il Tracciato di pace è morto vittima dei ripetuti attacchi condotti da Israele nei Territori.
E ancora:
Il presidente dell'Anp accusa Israele di aver fatto fallire il negoziato.
Naturalmente la lista non finisce qui. Ma noi sì che ci fermiamo qui, perchè è ormai chiara a tutti l'intenzione di De Giovannangeli. Che poco si cura di indagare che cosa ci sia davvero di compromettente all'interno dell'Anp così da minacciare la caduta del governo di Abu Mazen. E neppure si prende la briga di domandarsi come sia credibile il fatto che se la Road Map muore è sempre colpa di Israele. Per intenderci: l'esercito israeliano in queste ultime settimane si è impegnato con le uccisioni mirate contro i terroristi di Hamas. Quindi i terroristi ci sono ancora, e già De Giovannangeli si è dimenticato (volutamente?) della prima tappa citata proprio dalla Road Map. "Smantellamento del terrorismo", non è così difficile da ricordare. Ma possiamo capirlo: pure Arafat non ha più una buona memoria. Dicevamo, l'articolo ha, anzi doveva avere, come oggetto i diverbi fra Arafat e Abu Mazen, eppure a fine lettura ci sembra di ricordare solo quanto fosse colpevole Israele (di che cosa, ovviamente non ce lo dice).
Per completare la pagina, il giornalista si è preso la premura di aggiungere due interviste. No, non una pro una contro: entrambi le interviste sono a favore della figura di Arafat come presidente, pur con alcune riserve. Da una parte ha intervistato Nabil Abu Rudeina, portavoce e primo consigliere politico di Arafat. Dal titolo si capisce il contenuto: "Yasser non è un ostacolo, è lui il nostro leader". Alla sua destra, un'intervista a Nabil Amr, ministro dell'informazione dell'Anp, quindi vicino ad Abu Mazen. Ma alla fine il messaggio è chiaro: Arafat deve stare sempre e comunque al potere.

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