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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Bet Magazine Rassegna Stampa
12.02.2025 Il libro di Ariela Piattelli su Memoria, Shoah e Generazione Z
Commento di Ugo Volli

Testata: Bet Magazine
Data: 12 febbraio 2025
Pagina: 21
Autore: Ugo Volli
Titolo: «Memoria, Shoah e Generazione Z: una riflessione a più voci sul futuro del ricordo»

Riprendiamo da BET Magazine di febbraio 2025, a pagina 21, l'analisi di Ugo Volli intitolata "Memoria, Shoah e Generazione Z: una riflessione a più voci sul futuro del ricordo".

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Ugo Volli

 

Dalla fine del nazismo e dall’apertura dei Lager sono passati ormai ottant’anni, il tempo di una vita intera. Ma se qualcuno dubitava della necessità di tener viva la memoria della Shoah, di continuare cioè a considerarla come una problema aperto e rilevante e non materia fredda di storia, il pogrom del 7 ottobre 2023 e soprattutto le reazioni antisemite che subito dopo si sono tante diffuse in Europa e nel resto dell’Occidente, soprattutto fra i giovani, lo hanno purtroppo smentito. Per quanto a noi ebrei faccia male ripensare a quegli orrori, per quanto non vogliamo essere identificati con i crimini che abbiamo subito e continuare ad essere visti solo come vittime, non possiamo permetterci di archiviare il genocidio nazista fra la tante terribili stragi e tentativi di eliminazione di cui la storia ebraica è costellata a partire dalla schiavitù egiziana. C’è bisogno di continuare a sostenere un’educazione sulla Shoah, a trasmettere la sua memoria, a far vedere che è una tragedia che ancora riguarda tutti. Ma come farlo nel tempo in cui gli ultimi testimoni del genocidio sono ormai molto anziani e rischiamo di perderli presto, in un periodo in cui l’evoluzione tecnologica e sociale rende sempre più difficile ottenere l’attenzione dei giovani? È questo il tema di un libro molto importante scritto da Ariela Piattelli: Il futuro e la memoria – Shoah, antisemitismo e generazione Z, pubblicato da Rai Libri, 2025.

La trattazione è costituita prevalentemente da interviste con protagonisti italiani e si svolge su tre piani che potremmo chiamare i vettori del problema attuale della memoria. Nella sezione conclusiva del libro si trovano i pensieri dei sopravvissuti che continuano da decenni a sostenere lo sforzo fisico e psicologico della testimonianza, della rievocazione degli orrori che hanno visto e personalmente subito. Sono grandi personalità, da Edith Bruck a Sami Modiano, da Lia Levi a Liliana Segre, che riflettono a voce alta sulla missione che si sono assunti per tutta la vita.

A fare da contrappunto alla loro esperienza sono chiamati prima alcuni giovani intorno ai vent’anni, discendenti dei deportati, che raccontano che cosa significa essere i destinatari più prossimi della testimonianza. Sono storie private, ricordi di nonni e della memoria che hanno trasmesso, talvolta non facilmente anche in famiglia: una sezione molto originale e istruttiva.

Vi è infine un’importante parte teorica o didattica sull’uso delle nuove tecnologie nella conservazione della memoria. Parlano lo storico Marcello Pezzetti, accompagnatore di moltissime scolaresche nei viaggi della memoria; lo psichiatra Raffaele Morelli sulle caratteristiche della generazione Z; Dov Forman, pronipote di Lily Ebert, reduce da Auschwitz recentemente scomparsa, che l’ha convinta a fissare la sua memoria su Tik-Tok, Stefano Gatti, ricercatore presso il CDEC, Simonetta Della Seta, che è stata responsabile del Gruppo di lavoro Memoriali e Musei dell’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance), il regista Ruggero Gabbai e alcuni altri, tutti interpellati sulla loro esperienza di utilizzo degli strumenti contemporanei per preservare il ricordo della Shoah.

La polifonia di queste voci e di queste esperienze propone uno spessore umano straordinario, ma suggerisce anche direzioni di lavoro, possibili azioni e sperimentazioni. Non una guida, ma una riflessione a più voci, indispensabile per chi oggi sente la responsabilità di lavorare con la memoria per sconfiggere la rinascita dell’antisemitismo.

Per inviare la propria opinione a BET Magazine, telefonare: 02/483110225, oppure cliccare sulla e-mail sottostante


bollettino@tin.it

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