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Rassegna Stampa
07.07.2003 due dollari al mese ?
chiedere ad Arafat dove ha messo gli altri

Testata:
Autore: Umberto De Giovannangeli
Titolo: «A Gaza ferita, dove si vive con due dollari al mese»
Riteniamo che ciò che De Giovannangeli è riuscito a scrivere non abbia bisogno di commenti (tanto è scandalosamente fazioso e mistificante della realtà), quindi riportiamo semplicemente alcuni brani dell’articolo.

Un tempo Beit Hanoun era celebre per i suoi aranceti e per gli alberi d’ulivo. Un tempo dalla sola Beit Hanoun cinquemila dei suoi trentamila abitanti, i più fortunati, uscivano alle prime luci dell’alba per raggiungere il loro posto di lavoro nella vicina Israele. Un tempo.
Perchè oggi di quella Beit Hanoun non c’è più traccia.
Due mesi di continua occupazione israeliana hanno trasformato questo villaggio nel nord della striscia di Gaza in un ammasso di macerie
A Beit Hanoun gli alberi sono diventati radi, molte case sono segnate dai colpi di mortaio israeliani o rase al suolo nel corso delle operazioni antiterrorismo.
Sono già alcuni giorni che i blindati di Tsahal si sono ritirati da Beit Hanoun , ma gli abitanti non hanno nulla da festeggiare. I volti delle persone testimoniano, molto più delle parole, il disincanto e la paura


A Beit Hanoun si rifugiavano i terroristi che non avevano scrupolo di usare le proprie donne e i proprio bambini come scudi umani. Beit Hanoun era la base di lancio prediletta per quei razzi che hanno massacrato più volte gli israeliani che abitavano nelle vicinanze.
De Giovannangeli inoltre non si preoccupa di descrivere i volti e le espressioni di quegli israeliani- bersagli umani dei razzi provenienti da Beit Hanoun.



Non vi sarà mai pace senza giustizia. Non vi sarà mai pace se centinaia di migliaia di donne e uomini (il 70% della popolazione della Striscia) saranno costretti a sopravvivere con meno di due dollari al giorno e la disoccupazione continuerà a marchiare il 62% della forza lavoro attiva.


Premesso il fatto che forse il nostro giornalista non sia aggiornato sulla pesantissima recessione economica che sta colpendo anche Israele, ci chiediamo : chi è il vero responsabile della misera condizione palestinese?
Non è forse colpa di chi avrebbe dovuto utilizzare i generosi contributi UE per risollevare la propria popolazione dagli stenti, invece di metterseli in tasca?
Non è forse di chi ha preferito finanziare i gruppi terroristici piuttosto di sfamare i propri bambini?
La colpa non è forse di chi ha investito in armi, in bombe e non in attività utili per la propria popolazione?


Non ci sarà pace se si spaccia per riacquistata libertà il vivere circondati da chilometri di filo spinato.
Ci sarà pace quando i palestinesi riconosceranno ad Israele il diritto di esistere. Ci sarà pace quando i palestinesi smetteranno di tentare di far saltare in aria tutti gli israeliani.




La speranza di Gaza è di rompere i tanti muri , e valichi, e barriere, che la separano da un esistenza normale
E che cosa separa gli israeliani da un’esistenza normale? Dubbi come questi non sfiorano minimamente la mente del nostro giornalista, tutto intento com’è a demonizzare una parte e santificare l’altra.




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