Jordan Peterson intervista Benjamin Netanyahu sulla storia di Israele Video con sottotitoli italiani a cura di Giorgio Pavoncello
Jordan B. Peterson intervista il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu sulla storia di Israele e sul diritto degli ebrei alla loro terra ancestrale, la Terra d'Israele, situata tra il fiume Giordano e il Mar Mediterraneo. Questa è la risposta alla narrazione falsa araba e alla loro assurda rivendicazione della terra di Israele, la patria del popolo ebraico da tempo immemorabile. La risposta a qualsiasi rivendicazione araba su una terra che chiamano "Palestina". La terra di Israele, che hanno invaso, non è mai stata terra araba e non sarà mai loro.
Charlie Hebdo contro il silenzio delle femministe Analisi di Mauro Zanon
Testata: Libero Data: 30 novembre 2023 Pagina: 4 Autore: Mauro Zanon Titolo: «Charlie Hebdo contro le femministe a geometria variabile»
Riprendiamo da LIBERO di oggi, 30/11/2023 a pag.4, con il titolo 'Charlie Hebdo contro le femministe a geometria variabile', il commento di Mauro Zanon.
Mauro Zanon
In alto a sinistra, una vignetta che ritrae uno stupro coniugale. «On vous croit!», grida una femminista, «Vi crediamo!». In alto a destra la raffigurazione caricaturale di uno stupro di guerra, come quelli commessi dai soldati russi a Bucha ai danni delle donne ucraine. «On vous croit!», urla una militante di una Ong. In basso a sinistra, la rappresentazione di uno stupro collettivo. «On vous croit!», ripete una suffragetta, manifestando solidarietà a tutte le vittime. E in basso a destra? Una donna israeliana viene violentata da un miliziano di Hamas, ma la militante femminista si volta dall’altra parte, fischietta, fa finta di non vedere. Ci volevano l’irriverenza e lo scorrettismo di Coco, vignettista di Charlie Hebdo, per sbertucciare come si deve il mondo femminista parigino, sempre in prima fila nel denunciare le derive dell’Occidente bianco, ma curiosamente silenzioso sugli stupri delle donne israeliane da parte dei terroristi di Hamas. È un silenzio che rimbomba dallo scorso 7 ottobre, ossia da quando Hamas ha lanciato la sua offensiva contro Israele, prendendo in ostaggio anziani, bambini e donne, tantissime donne, contro le quali ha scatenato una violenza inaudita. «È un femminicidio di massa», ha denunciato Olivia Cattan, presidente del collettivo Paroles de femmes, fra le prime ad alzare la voce contro il comportamento ambiguo delle organizzazioni femministe francesi verso gli stupri di Hamas. L’episodio più increscioso è accaduto lo scorso 25 novembre. Scandendo lo slogan lanciato dall’artista Liron Kroll, #MeToo_Unless_Ur_A_Jew (“MeToo, a meno che tu sia ebrea), il collettivo francese “7 octobre” si è presentato sabato scorso alla manifestazione contro la violenza sulle donne organizzata da diverse associazioni femministe francesi, tra cui Nous Toutes e Grève féministe. Il risultato? Le militanti di confessione ebraica sono state allontanate ed è stato impedito loro di partecipare al corteo. «Siamo rimaste due ore a place de la Nation, protette da un cordone di Crs (i poliziotti antisommossa, ndr), mentre le altre avevano il diritto di manifestare», ha raccontato una professoressa di storia a Libération. È il femminismo a geometria variabile.
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