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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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La Stampa Rassegna Stampa
11.11.2023 L’ira dei prof cancella la Storia
Commento di Elena Loewenthal

Testata: La Stampa
Data: 11 novembre 2023
Pagina: 29
Autore: Elena Loewenthal
Titolo: «L’ira dei prof cancella la Storia»

Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 11/11/2023, a pag.29, con il titolo "L’ira dei prof cancella la Storia" il commento di Elena Loewenthal.

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Elena Loewenthal

Le mani del Qatar sulle università americane - Tempi
Una manifestazione di odio contro Israele

È tutto così insensato e assurdo eppure terribilmente prevedibile, l'ennesima replica di un copione che non ammette ritocchi, ripensamenti, correzioni di rotta. Dopo l'appello unilaterale per un cessate il fuoco a Gaza lanciato la settimana scorsa dall'Università di Bologna (e respinto dal rettore), ora quattromila professori e ricercatori di svariati atenei italiani firmano una petizione per arrestare il "genocidio" e chiedono alle loro università di «interrompere la collaborazione con le università e i centri di ricerca in Israele». In una spiccia disamina storica del tutto fuorviante, chiamano in causa l'«oppressione storica, disumana e coloniale che i palestinesi stanno vivendo da 75 anni», negando per rapido sillogismo ogni diritto all'esistenza dello stato d'Israele, nato per l'appunto 75 anni fa a seguito di una risoluzione delle Nazioni Unite nel novembre del 1947 che prevedeva la nascita di due stati palestinesi – uno ebraico e uno arabo. Lo stesso principio che ha portato il sette ottobre scorso centinaia di terroristi a fare strage in Israele, e – non ci stancheremo mai di ripeterlo anche se per lo più a orecchie che non vogliono ascoltare l'evidenza – non nei territori occupati e contesi a seguito della guerra del 1967, bensì dentro i confini sanciti e definiti dalle Nazioni Unite. Il conflitto fra lo stato ebraico/palestinese, sorto nel 1948 perché gli ebrei accolsero la risoluzione e uno stato arabo/palestinese che nessuno ha creato perché il fronte arabo respinse sdegnosamente la spartizione, è complesso e tormentoso. Ma la semplificazione è comoda: ci sono i cattivi da una parte e i buoni dall'altra. E poi c'è qualcosa di molto chiaro, onnipresente e devastante: il principio della negazione del "nemico" (o "vicino di casa" a seconda della prospettiva). Israele è una entità innominabile (sono i "sionisti", che fra parentesi non è affatto un insulto ma l'adesione a un movimento di emancipazione nazionale), un corpo estraneo che nella percezione purtroppo di gran parte di quel mondo cosiddetto "progressista" (il virgolettato è d'obbligo), se sparisse dalla faccia della terra e del Medio Oriente porterebbe all'istante la soluzione di tutto. Questa negazione porta con sé una serie di conseguenze per lo più terribili ma a volte cariche financo di un pizzico di ridicolo, come quest'ultimo appello a interrompere ogni contatto con le università israeliane. A che pro, se non per ribadire che Israele è nemico a prescindere, è il nemico che si può e si deve combattere negando, boicottando, relegandolo in un angolo cieco della storia e del presente, come se non ci fosse perché in fondo non ha il diritto di esistere? Non esiste altro paese il cui diritto di esistenza, seppur sancito dalle Nazioni Unite, è condizionato al giudizio su come il suo governo, il suo esercito, il suo popolo, i suoi accademici si comportano. Parlare di oppressione dei palestinesi negli ultimi 75 anni, cioè lungo la storia d'Israele a partire dalla sua fondazione, non significa altro che negarne la legittimità a priori e fare un torto non soltanto allo stato ebraico ma anche a ogni ragionevolezza, all'evidenza della storia e alla drammaticità di questo presente.

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