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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Giorno Rassegna Stampa
11.06.2003 Abu Mazen stretto fra due fuochi
il terrorismo e Arafat, entrambi dalla sua parte

Testata: Il Giorno
Data: 11 giugno 2003
Pagina: 2
Autore: Fernando Mezzetti
Titolo: «I nemici Abu Mazen li ha dietro le spalle»
Riportiamo un articolo di Fernando Mezzetti pubblicato su Il Giorno mercoledì 11 giugno 2003.
E' curioso il silenzio del movimento pacifista sul sangue versato sulla strada della pace tra Israele e palestinesi per bloccarla appena cominciava a schiudersi. Silenzio totale da politici e esponenti arcobaleno in Italia e in Europa sull'azione suicida con cui domenica militanti di Hamas, Jihad e brigate al-Aqsa sono andati all'attacco della postazione israeliana uccidendo quattro soldati. Eppure quell'iniziativa, come proclamato dal video dei tre "martiri" uniti nella lotta, diffuso dopo, è stata attuata proprio per impedire i primi passi sul cammino verso la difficile soluzione della tragica situazione. Non una voce di protesta e di condanna si è levata a difesa della road map, fatta accettare da Bush alle due parti, ma elaborata da Europa, Russia e Nazioni Unite. I terroristi hanno ucciso israeliani, ma il loro vero obiettivo era in realtà impallinare la minima ipotesi di ricerca della pace. Avevano bisogno di sconfessare col proprio sangue quei palestinesi disponibili a imboccare il cammino della convivenza, come il premier Abu Mazen, e di morti ammazzati da mettere quali blocchi sulla strada per provocare la reazione israeliana: giunta infatti ieri con l'attacco al leader di Hamas, sfuggito al fuoco dagli elicotteri che hanno colpito invece due sue guardia del corpo e ferito altri. L'azione di Israele, pur accompagnata dai primi smantellamenti di insediamenti, è criticata dalla Casa Bianca, che teme un indebolimento di Abu Mazen, già emerso con l'unione di al- Aqsa, braccio armato di Al Fatah, agli altri due gruppi nell'assalto terroristico; e con le rappresaglie minacciate da Hamas, la spirale di violenza potrebbe farsi più intensa mettendo a rischio la fragile intesa sulla road map. Negletto dal movimento pacifista, Abu Mazen si trova così stretto tra il rifiuto estremista anche del braccio armato di Al Fatah, su cui forte è l'influenza di Arafat, maestro in intrighi, e l'esigenza di formale allineamento con questi. Ciò spiega il suo no all'incontro con Berlusconi se non avesse incontrato Arafat: è un rifiuto della posizione italiana sulla linea americana di emarginazione del rais, mentre in realtà egli si trova, come lui stesso ha ammesso, davanti al rischio di una guerra civile palestinese causata da una minoranza estremista che Arafat non ha mai voluto, o potuto, controllare. I veri avversari Abu Mazen non li ha negli israeliani occupanti, ma in casa; nell'indifferenza, se non ostilità, di tanti pacifisti verso di lui.
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andrea.brusa@quotidiano.net

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