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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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Il Foglio Rassegna Stampa
24.02.2023 Il vuoto del pacifismo
Come la marcia per la pace Perugia-Assisi

Testata: Il Foglio
Data: 24 febbraio 2023
Pagina: 3
Autore: la redazione del Foglio
Titolo: «Il vuoto del pacifismo»

Riprendiamo dal FOGLIO di oggi 24/02/2023, a pag.3, l'editoriale "Il vuoto del pacifismo".

Il momento dell'impegno civile. «Tutti in marcia per la pace»

Nessuno potrebbe mai augurarsi una guerra senza fine, a parte il macellaio Putin. Zelensky e il suo popolo vogliono, semplicemente, che la guerra “non finisca” con la loro sconfitta e la morte del loro paese: è una cosa diversa. Ma su questa diversità, che dovrebbe essere chiara, molto del pensiero variamente pacifista, o più cinicamente “né-né”, ha costruito e continua a edificare una “narrazione” politica che mette sullo stesso piano aggressore e aggredito, anzi torna persino più comodo accusare le vittime, e i paesi che le stanno aiutando, di essere i veri guerrafondai. Ma per portare avanti convincenti (e realistiche) strategie di pace – o almeno di sospensione del conflitto armato – occorre innanzitutto riconoscere la natura di questa guerra. Luigi Manconi, sulla Stampa, ha indicato in questo limite il problema di una “sinistra incapace di immaginare la pace”. Nell’altro corno dell’universo pacifista, quello cattolico, i problemi non sono diversi. E’ partita la scorsa notte la Marcia per la pace Perugia-Assisi. Che da storico appuntamento ad alta tensione morale e profetica s’è fatta quest’anno un contenitore più ideologico a senso unico. Non basta dire che “il pericolo sta crescendo”, e ripetere le parole del Papa (notoriamente senza divisioni) quando dice: “E’ un conflitto assurdo e crudele. E’ stato fatto tutto il possibile per fermarlo? Chi ha l’autorità si impegni per la pace”. La condizione per la pace è il riconoscimento della verità e la possibilità di ristabilire un ordine giusto. C’è ovviamente una parte del mondo pacifista, cattolico o laico, che questa regola d’ingaggio ha compreso. Ma ancora si sentono purtroppo esponenti del fronte pacifista fare affermazioni come questa: “Una pace ingiusta è meglio che una guerra giusta”. E questo non è pacifismo, è mettersi dalla parte di chi compie violenza. Sarà anche per questa irrisolta ambiguità – dove un irenismo religioso un po’ ingenuo incontra un sottile antioccidentalismo che ingenuo invece non è – che, dopo un anno di guerra, le piazze pacifiste non hanno creato nulla?

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