Nel contesto della Guerra fredda, la questione dei refusenik rappresentò uno dei casi più significativi di intreccio tra diritti umani, diplomazia internazionale e politica delle superpotenze. Con questo termine si indicavano quei cittadini sovietici, in larga parte ebrei, ai quali veniva negato il permesso di espatrio, nonostante le pressioni internazionali e il clima della détente.
Il webinar intende analizzare il fenomeno dei refusenik alla luce delle relazioni tra Stati Uniti e Unione Sovietica, del ruolo delle organizzazioni internazionali e delle mobilitazioni dell’opinione pubblica occidentale, mettendo in evidenza le storie individuali e il valore simbolico di questa battaglia per la libertà.
Le responsabilità internazionali di Barack Obama Analisi di Antonio Donno
Testata: Informazione Corretta Data: 12 novembre 2022 Pagina: 1 Autore: Antonio Donno Titolo: «Le responsabilità internazionali di Barack Obama»
Le responsabilità internazionali di Barack Obama
Analisi di Antonio Donno
Il saggio di Leon Wieseltier, La nostra guerra per la libertà, pubblicato su “il Foglio” lunedì 7 novembre scorso, e originariamente su “Liberties” (n. 4, vol. 2, estate 2022) è di estremo interesse perché riguarda vari argomenti della attuale politica estera degli Stati Uniti. In particolare, la parte relativa alle concezioni di Barack Obama sul ruolo degli Stati Uniti nell’arena internazionale tocca un punto nevralgico i cui riverberi si fanno sentire ancora oggi. Wieseltier esordisce, a proposito di Obama, con una frase così tagliente da lasciare interdetti: “L’ipocrisia etica del realismo ha trovato il suo rappresentante perfetto in Barack Obama”. È proprio vero: Obama, in nome di una falsa moralità nella conduzione degli affari internazionali degli Stati Uniti, secondo la quale l’“imperialismo” americano è stato la causa unica dell’instabilità del quadro internazionale dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi, ha ritenuto di ritirare la propria nazione dal confronto politico mondiale, creando, di conseguenza, “un vuoto strategico [che] è stato reso possibile da un vuoto morale”. Questo vuoto morale ha portato a conseguenze disastrose, che possono essere riassunte in questo modo: il totalitarismo di Mosca e quello di Pechino sono ora al centro degli affari politici, strategici ed economici del globo. Il Medio Oriente ne ha risentito in modo particolare. Oggi, il ruolo dell’Iran è un fattore di cruciale rilievo a livello internazionale in ragione del suo avvicinamento al possesso dell’arma nucleare.
Barack Obama
A ciò deve essere aggiunto lo stato disastroso dell’Iraq e della Siria, dove la Russia gioca un ruolo importante insieme all’Iran per scopi di arricchimento economico e strategico. Secondo Wieseltier, e a ragione, la guerra di Ucraina è il risultato della passività americana negli affari di una regione fondamentale negli equilibri internazionali, di cui ha approfittato prontamente Putin per affermare la centralità della Russia nel confronto mondiale. “Quelli che difendono Obama dipingono la sua riluttanza come un rispetto per la complessità”, scrive Wieseltier. Assurdo: questo cosiddetto rispetto ha portato Israele a un progressivo isolamento nel quadro mediorientale a tutto vantaggio dell’Iran terrorista, con il quale Obama ha firmato gli accordi del 2015, accordi che in realtà non hanno fatto altro che permettere a Teheran di continuare a sviluppare senza controllo il proprio progetto nucleare. “Rispetto per la complessità”: ma che vuol dire? Per fortuna, la politica di Netanyahu ha prodotto, insieme a altri Paesi arabi sunniti del Medio Oriente, gli Accordi di Abramo, una tappa fondamentale per la difesa di Israele e degli altri firmatari. La complessità del quadro internazionale, oggi, è dominato da due potenze totalitarie che, grazie alla politica di Obama, hanno avuto campo libero a livello globale.
Obama è stato il migliore alleato di Putin e di Xi Jinping. Forse è questa un’affermazione troppo radicale, ma le relazioni internazionale si fondano non sulla comprensione della complessità, come afferma Obama, ma su un realismo che affronta la complessità con le armi della diplomazia e, se è necessario, con quelle militari. La storia dell’umanità questa insegna, non altro: “Essendo pure io nel business della complessità – scrive Wieseltier – posso testimoniare che talvolta abusiamo di questa idea”. Obama, in particolare, ne ha abusato con larghezza, a danno del ruolo internazionale degli Stati Uniti. Da parte sua, Trump ha continuato su questa strada. Con Biden l’intervento degli Stati Uniti nella guerra d’Ucraina ha segnato un’inversione di tendenza, ma il Medio Oriente resta ancora un vuoto politico americano. È sperabile che il nuovo governo israeliano, diretto da Netanyahu, porti Washington a riprendere il giusto ruolo che negli anni ha ricoperto nel Medio Oriente.
La “risurrezione della Russia”, secondo Wieseltier, è stata causata dall’errore capitale di Obama nel fare degli Stati Uniti gli spettatori degli affari internazionali, a tutto vantaggio di Russia e Cina. È tempo per Washington di cambiare rotta, se gli Stati Uniti non vogliono divenire i capofila della sconfitta della democrazia occidentale.