Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Testata: Corriere della Sera Data: 04 novembre 2022 Pagina: 35 Autore: Aldo Cazzullo Titolo: «Il ritorno di Netanyahu con la spada di Damocle»
Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 04/11/2022 a pag.35, con il titolo "Il ritorno di Netanyahu con la spada di Damocle", l'analisi di Aldo Cazzullo.
Aldo Cazzullo
Benjamin Netanyahu
La politica israeliana degli ultimi anni si può così sintetizzare: «Ni cum Bibi ni sine Bibi vivere possum». Israele non riesce a stare né con, né senza Benjamin «Bibi» Netanyahu. Per estrometterlo dal governo si sono dovuti coalizzare tutti i suoi nemici; non poteva durare, e infatti non è durato. Ora Netanyahu tornerà al potere, con la spada di Damocle non tanto della magistratura, che lo punta invano da molto tempo, quanto dell’instabilità dell’unica democrazia del Medio Oriente. Le elezioni dell’altro giorno hanno segnato un ulteriore spostamento a destra. Il partito fondatore dello Stato ebraico, quello laburista, in pratica non esiste più, fatica a superare ogni volta la soglia di sbarramento, come del resto la formazione di sinistra radicale Meretz. I partiti arabi si sono divisi. I due leader centristi alternativi a Netanyahu, l’ex capo di Stato maggiore Benny Gantz e l’ex giornalista Yair Lapid, sono ancora in campo ma non hanno i numeri per governare. Lapid è stato un buon primo ministro, ha negoziato l’accordo sul gas con il Libano, ma si è giocato tutto quando ha aperto alla prospettiva «due popoli due Stati». Netanyahu lo Stato palestinese non lo vuole; anche per questo alla fine la spunta quasi sempre lui. Va aggiunto che Bibi, pur facendo la faccia feroce, ha sempre evitato di inoltrarsi in guerre dall’esito incerto. Dall’altra parte, il popolo palestinese resta ostaggio a Gaza di Hamas, cioè dell’Iran, e in Cisgiordania di Abu Mazen, leader anziano e screditato.
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