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Rassegna Stampa
12.03.2003 Le "crepe" in una democrazia
Lo "stupore" del giornalista dinanzi alla pluralità delle opinioni israeliane lascia davvero sconcertati

Testata:
Autore: Umberto De Giovannangeli
Titolo: «Israele, prime crepe nel muro anti-Iraq»
Lo "stupore" del giornalista dinanzi alla pluralità delle opinioni israeliane –favorevoli alla guerra o contrarie – lascia davvero sconcertati perché sembra non rendersi conto che Israele è una democrazia, l’unica peraltro in Medio Oriente, e come tale ha una stampa libera e liberi sono i suoi cittadini di esprimere le loro idee, oltre che di criticare le scelte del governo, senza correre il rischio di essere appesi a testa in giù in piazza.



La prima parte dell’articolo riporta la notizia che Sever Flotzler, direttore delle pagine economiche di Yediot Aharonot, ha espresso il suo dissenso all’intervento americano in Iraq, in un editoriale apparso ieri sul quotidiano israeliano.

Poiché questa è, senza ombra di dubbio, l’opinione dell’Unità, De Giovannageli si dilunga profusamente sul tema ed asserisce fra l’altro:

"Le riflessioni dell’autorevole editorialista
fino a qualche tempo fa magari era sconosciuto ora è diventato "autorevole"
del più letto fra i giornali israeliani
lo ha ripetuto per ben TRE volte nelle prime due colonne; forse pensa che gli italiani siano un po’ tonti. A volte però il giornale "più diffuso" diventa Haaretz (ma solo se le opinioni collimano con l’orientamento dell’Unità!!)
Segnala le prime crepe in quel muro di certezze innalzato dallo Stato ebraico attorno alla necessità di eliminare "uno dei più pericolosi regimi che infestano il Medio Oriente".
Non ci sono "crepe" perché non ci sono "muri" ma sono opinioni diverse che testimoniano la vivacità intellettuale degli israeliani e la possibilità che è loro concessa, in quanto governati da una democrazia, di esprimersi come meglio credono.

E’ solo nei paesi totalitari (Iraq, Siria, Iran ecc.) che esistono i muri e purtroppo ben poche "crepe".

In attesa di una guerra annunciata, lo Stato ebraico fa i conti con una guerra che da oltre due anni non conosce soste: quella israelo-palestinese.
Lo Stato ebraico fa i conti "da oltre due anni" con un terrorismo che non conosce soste.
Una guerra che ieri ha avuto il suo epicentro a Hebron.

Nell’ultimo episodio cominciato l’altra sera e durato fino a ieri mattina israeliani e palestinesi si sono dati battaglia nel centro della città.

La notizia è riportata in modo fazioso: chi ha iniziato le ostilità? Gli israeliani, i palestinesi?

E in quale contesto la "battaglia" ha avuto inizio?

Un soldato israeliano è rimasto ucciso e cinque feriti, mentre il cadavere di un palestinese è stato poi trovato fra le macerie dell’edificio demolito dall’esercito, da cui era partita la sparatoria costata la vita al militare.
Evidentemente ancora una volta sono stati i palestinesi ad attaccare l’esercito, provocando fra l’altro la morte di un soldato, perché allora non dirlo chiaramente??

Oppure il giornalista ha paura di apparire "filoisraeliano" ?

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