Non è stata rappresaglia I "vicini di casa" con i quali Israele si confronta ogni giorno.
Testata: Autore: Umberto De Giovannangeli Titolo: «Rappresaglia di Sharon, uccisi a Gaza 11 palestinesi»
L'azione militare israeliana nel campo profughi di Jabaliya non è stata una rappresaglia contro il sanguinoso attentato suicida di due giorni fa a Haifa, costato la vita a 14 civili innocenti; non è stata una ritorsione perché i militari israeliani sono entrati in quel campo profughi, roccaforte di Hamas, per arrestare un pericoloso terrorista, Karim Ziada. Ma la stampa e la televisione italiana la etichettano come "rappresaglia". Sharon ha detto chiaramente che non avrebbe reagito in maniera dura a quel feroce atto di sangue; ma i giornalisti "sentono" solo ciò che è più funzionale ad una efficace propaganda filopalestinese.
Commentiamo alcuni stralci dell'articolo nel quale ancora una volta i morti palestinesi sono assurti al ruolo di vittime di un "terrorismo di stato" che li opprime, li uccide in una "spirale di violenza che non conosce tregua". Jabaliya, cronaca dell'inferno. Haifa, cronaca di un incubo.
Cronaca di morte e di distruzione da uno dei più affollati e desolati campi profughi palestinesi della Striscia di Gaza, Jabaliya. Haifa, cronaca di attimi di atroce terrore, di morte, di urla strazianti, di corpi bruciati, di pezzi di carne volati nei cortili e nei giardini delle case, di giovani adolescenti che non potranno più studiare, viaggiare, amare, vivere. L'autobus affollato, l'ennesimo autobus teatro di tale scempio è ora una carcassa con le lamiere contorte.
Dove vivono ammassate 90mila persone. Novantamila "senza futuro" che si sentono in prima linea dopo che l'altra notte 11 di loro sono rimasti uccisi e oltre 140 sono stati feriti, nell'ultimo di una serie di raid compiuti dall'esercito israeliano all'interno di Gaza.
Gli israeliani sono tutti in prima linea: bambini, donne, uomini, studenti, autisti di autobus, camerieri nei caffè, commessi nei negozi. Sono tutti in prima linea perché il terrorismo colpisce dovunque e in ogni momento, non distingue fra neonati e anziani, fra militari e studenti, fra laici pacifisti e ortodossi, non risparmia nessuno. Molto chiaramente si esprime anche Maher Ziada, uno dei tre figli di Abdel Karim Ziada, terrorista di Hamas Anche Maher è un miliziano di Hamas. TERRORISTA: Si dice fiero dei suoi fratelli, martiri per la Jihad e afferma deciso: Alla pace io non credo, l'unica strada contro Israele è la lotta ramata, a qualsiasi costo. La morte non mi spaventa. Il martirio doneranno ai palestinesi la loro terra e scacceranno i sionisti. Questi sono "i vicini di casa", gli "interlocutori di pace" con i quali Israele si confronta ogni giorno e con i quali sta tentando disperatamente di costruire un futuro di pacifica convivenza. Invitiamo i lettori di informazionecorretta.com ad inviare la propria opinione alla redazione dell'Unità. Cliccando sul link sottostante si aprirà una e-mail già pronta per essere compilata e spedita.