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Rassegna Stampa
10.04.2002 "Perseguitato" e quindi "ottimista"
RITRATTO DI UN LEADER "PERSEGUITATO"

Testata:
Autore: un giornalista
Titolo: «Arafat provato ma non pessimista»
è riportata l'intervista di una pacifista parigina che insieme a 40 delegati della "Missione civile internazionale per la protezione dei palestinesi" è giunta a Gerusalemme a fine marzo. Da una settimana Margaret vive nel bunker di Arafat.
L'immagine del Raiss che scaturisce da questa intervista non è purtroppo dissimile dalle altre apparse ultimamente sui quotidiani italiani.
Si legge:

"E' stanco, provato ma non è affatto pessimista
E' ovvio! Per quale motivo dovrebbe essere pessimista quando tutta l'opinione pubblica internazionale si è schierata in sua difesa?
L'attenzione dei pacifisti, e non, è costantemente rivolta alle sue condizioni di salute, all'eventualità che medicine, cibo possano mancargli.
In più da quando è stato "confinato" a Ramallah da Sharon nel tentativo di fargli prendere una posizione ferma contro il terrorismo è diventato protagonista dei media: le televisioni lo ritraggono a lume di candela, baciato ed abbracciato dai pacifisti che, intrepidi, lo circondano quasi a difenderlo dai "cattivi" soldati israeliani.
Scrive la giornalista a proposito della delegazione pacifista

hanno tutti un unico scopo, la pace in Medio Oriente e la solidarietà al popolo palestinese".

Evviva! E del popolo israeliano chi se ne occupa?
In tutti questi lunghi mesi di Intifada nessuna delegazione di pacifisti è andata in un ospedale israeliano dove decine e decine di feriti lottano ancora per la sopravvivenza con la prospettiva di una vita da invalidi e con il corpo distrutto dalle bombe di quei palestinesi verso i quali mostrano un'"ammirevole" solidarietà.
Prosegue ancora:

Abbiamo cercato più volte di organizzare marce per la pace ma i soldati ci hanno sempre bloccato
Pensano forse di trovarsi in una tranquilla città europea e poter sfilare con i loro stricioni inneggianti alla pace (beninteso a favore dei palestinesi!): non hanno capito che è in corso una guerra e nel divieto degli israeliani c'è sostanzialmente il tentativo di salvaguardare la loro incolumità?
"Il leader palestinese è molto provato, nonostante ciò si preoccupa più di noi che di sè stesso. E' venuto a vedere dove ci eravamo sistemati, se dormivamo bene, se il luogo era protetto...."
E' quasi commovente questa immagine: Arafat trasformato in un frate francescano dedito alla cura del prossimo!!
Per una volta non potrebbero quei coraggiosi pacifisti portare conforto anche ai giovanissimi soldati israeliani (lontani da casa e con il rischio ogni giorno di morire ammazzati) per farli sentire meno isolati e soprattutto meno vittime di un ostracismo severo e ingiustificato che, lungi dal costituire un aiuto per le condizioni dei palestinesi, contribuisce solo ad isolare ulteriormente un popolo che da troppi mesi soffre e conta i suoi morti?


Invitiamo i lettori di informazionecorretta.com ad esprimere le loro opinioni su questa intervista


lettere@unita.it

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