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Rassegna Stampa
22.04.2002 L'AVVIO DI UN'INDAGINE A JENIN
L'AVVIO DI UN'INDAGINE A JENIN

Testata:
Autore: un giornalista
Titolo: «Inchiesta ONU sul massacro di Jenin»
l'ennesimo tentativo di orientare le opinioni dei lettori utilizzando questa volta l'arma dell'emotività.
Le immagini sono analoghe a quelle proposte ripetutamente da molti giorni: case distrutte, donne che vagano fra le macerie quasi a dare risalto alle parole che incessantemente si leggono sulle pagine di questo quotidiano: "massacro di Jenin", "catastrofe umanitaria", "tragedia umana" ecc.
Da quel campo profughi erano partiti decine e decine di kamikaze; per questo le azioni condotte dall'esercito israeliano per sradicare le infrastrutture del terrore non potevano evitare l'uccisione di miliziani palestinesi e forse di qualche civile.
Solo dopo un'accurata verifica dei fatti, qualora si appurasse che effettivamente c'è stato lo sterminio di una popolazione civile, si potrà legittimare l'uso della parola "massacro".
Il Consiglio di sicurezza dell'ONU ha approvato una risoluzione che prevede l'invio di una missione a Jenin, al fine di verificare i fatti accaduti. Se da una prima stesura del testo che introduceva la parola "massacro" e chiedeva una "indagine" si è preferito eliminare questi termini, perché dunque il giornalista si ostina a parlare di "massacro" nel suo articolo? Si legge: "La decisione delle Nazioni Unite è stata accolta con soddisfazione dall'Autorità Palestinese che l'ha salutata come l'avvio di un iter che costringerà il premier israeliano Sharon a rispondere della sua condotta in sede penale?????davanti ad un tribunale internazionale".
Il giornalista non commenta questa affermazione.
L'articolo termina con una notizia su Betlemme.

In un'altra area calda dell'operazione Muraglia di Difesa, Betlemme, l'esercito ha tagliato le linee telefoniche attraverso cui comunicavano con l'esterno i frati che sono prigionieri, assieme a 200 palestinesi nella Chiesa e nel convento della Natività. I negoziati per porre fine all'assedio non decollano"
1) L'esercito ha tagliato i fili telefonici per impedire i contatti dei terroristi palestinesi asserragliati nella basilica con l'esterno ed in particolare con i capi dell'ANP.

2) I frati non sono prigionieri "assieme" ai palestinesi, in quanto sono stati i palestinesi ad entrare armati nella basilica; semmai sono ostaggio dei terroristi che hanno trovato in quei luoghi santi un tranquillo "rifugio".

3) Se i negoziati non decollano (il giornalista non spiega il motivo) la ragione è da ricercarsi nel veto che l'ANP ha posto anche all'ultimo incontro che era fissato per mercoledì scorso. Per ben quattro volte Arafat ha impedito che l'incontro, per una soluzione negoziata del problema fra israeliani e palestinesi, avesse luogo.



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