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Rassegna Stampa
07.12.2002 Miseria e degrado nei campi profughi: chi è responsabile?
De Giovannageli non evidenzia le cause che sono alla base della miseria e del degrado nel campo profughi di Al- Burej

Testata:
Autore: Umberto De Giovannangeli
Titolo: «Un inferno con le fogne a cielo aperto»
Il giornalista pur riportando una situazione molto grave che di fatto esiste nel campo profughi di Al- Burej non evidenzia in alcun modo le cause che sono alla base di quella miseria e di quel degrado.

Se ci sono le fogne a cielo aperto è perché i fondi della Comunità Europea destinati alla costruzione di infrastrutture – fogne, scuole, centri medici ecc. - sono stati "diligentemente" dirottati da Arafat e dai suoi collaboratori dell’ANP sui propri conti personali o indirizzati al finanziamento delle strutture terroristiche.



Se esistono ancora dei campi profughi nei quali lavorano i funzionari dell’Unrwa (agenzia dell’ONU profumatamente sovvenzionata) è anche perché nessuno dei paesi arabi – così amici e fratelli quando si tratta di colpire Israele – si sono fatti di nebbia quando c’era la necessità di assorbire quei profughi.

Del resto tutti fanno finta di dimenticarsi che analogo problema sussisterebbe per gli ebrei che a centinaia sono stati sbattuti fuori dai paesi arabi (Siria, Giordania ecc. ) dopo la Guerra di Indipendenza – lasciando fra l’altro in quei paesi tutti i loro averi - e che sarebbero anch’essi in qualche campo se Israele con enormi sacrifici economici non li avesse accolti.



L’articolo così strutturato è un subdolo atto d’accusa alla politica israeliana.

"A Jenin come ad Al-Burej. E’ nell’inferno dei campi profughi che operano i funzionari dell’Unrwa. Ed è nei disperati campi profughi che cominciano a morire. Ad Al-Burej, sopravvivono ammassati più di 30 mila palestinesi, stando ai recenti dati forniti proprio dall’Agenzia dell’Onu a cui appartenevano due dei dieci palestinesi vittime ieri dell’incursione israeliana. Il campo fu istituito nel 1949 e i primi 13mila profughi furono ospitati in parte in una tendopoli. L’agglomerato sorge nella parte centrale della Striscia di Gaza, a est dalla strada principale che attraversa il territorio da Nord a Sud. L’80% degli alloggi in cemento realizzati dall’Unrwa negli anni 50 hanno soffitti in amianto e molti sono privi di fogne. Prima della chiusura della frontiera con Israele, molti residenti prestavano la loro opera come braccianti nello Stato ebraico."
Vorremmo ricordare che la frontiera con Israele è stata chiusa non per un capriccio degli israeliani ma per impedire che i kamikaze provenienti dal campo si infiltrassero in Israele per compiere nuove feroci stragi.
Oggi, Al Burej è una prigione a cielo aperto. Senza speranza, senza futuro . E senza fogne. La stragrande maggioranza degli abitanti vive sotto la soglia di povertà. Nel dedalo male illuminato di vicoli del campo, assieme a montagne di rifiuti crescono solo rabbia e frustrazione. Una miscela esplosiva su cui fanno leva i gruppi integralisti, da Hamas alla Jihad islamica, che hanno in campi come Al-Burej la loro roccaforte.
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