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Rassegna Stampa
06.12.2002 La scelta scorretta delle parole
Come sempre chi si impegna per raggiungere la pace è solo Israele.

Testata:
Autore: Umberto De Giovannangeli
Titolo: «Sharon gela gli ultrà: sulle colonie si può trattare»
Pur sapendo che il titolo è una scelta della Redazione riteniamo eccessivo l’uso del termine "ultrà": non ci troviamo allo stadio ma nel mezzo di un conflitto sanguinoso che ha fatto molte vittime ad opera di terroristi palestinesi proprio fra quelle famiglie, i cosiddetti coloni per la stampa italiana, che vengono definite in questo contesto "ultrà".



L’articolo riporta, a grandi linee il programma politico che Sharon intenderà porre in atto in caso di una sua vittoria alle elezioni, oltre a considerazioni/opinioni del giornalista, non del tutto corrette.

La conquista del centro per stravincere le elezioni
Al premier israeliano è sufficiente vincere le elezioni
E’ l’obiettivo perseguito da Ariel Sharon in una campagna elettorale su cui si addensano le ombre inquietanti del terrorismo di Al-Qaeda
Più che ombre sono presenze tangibili visti gli ultimi attentati in Kenya!
e di una probabile guerra contro l’Iraq.
Che Saddam Hussein , se volesse, potrebbe evitare.
Sharon veste i panni del leader pragmatico
Non c’è neppure la minima possibilità che sia veramente un leader pragmatico e dunque non abbia bisogno di "travestirsi"?
Determinato a combattere senza cedimenti la violenza palestinese ma, al tempo stesso, deciso a raggiungere un giorno, una pace corazzata.
Il giornalista proprio non riesce a rinunciare all’uso di termini faziosi! Se una pace dovrà essere "corazzata" è molto probabile che dipenda dal fatto che i palestinesi potrebbero comunque girare per le vie di Israele "corazzati" a loro volta con cinture piene di esplosivo pronti a fare a brandelli civili inermi.
L’articolo termina, come spesso capita, con la considerazione di un leader palestinese: Nabil Abu Rudeina, portavoce di Arafat che il giornalista sceglie di non commentare
Ai lettori resterà l’impatto di questa affermazione:
"Quella di Sharon non è una proposta seria. Sharon continua a sabotare tutti gli sforzi diplomatici. L’unica è più breve via per la pace" – conclude Rudeina - "è la fine dell’aggressione israeliana e dell’occupazione dei Territori"
In sintesi, tutti gli israeliani fuori da Israele.

Nessun richiamo alla cessazione delle stragi e della campagna di istigazione all’odio, al disarmo dei gruppi armati dell’Intifada e alla sostituzione dell’attuale leadership collusa con il terrorismo.

Come sempre chi si impegna per raggiungere la pace è solo Israele.

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