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Il Partito Democratico, un partito infestato di antisemiti. Video di Iuri Maria Prado 27/04/2026

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Rassegna Stampa
26.11.2002 Un leader sognatore
Anche Sharon ha cercato la strada del negoziato ma De Giovannangeli non se ne ricorda

Testata:
Autore: Umberto De Giovannangeli
Titolo: «Lasciamo i Territori entro un anno»
Umberto De Giovannangeli firma un’intervista ad Amram Mitzna, l’attuale leader del partito laburista israeliano definito dal giornalista "il volto nuovo della politica israeliana".

Sarà senza dubbio una figura nuova il sindaco di Haifa eppure le idee ed i progetti per i quali si batte sono molto simili a quelli già esposti da precedenti leader quali Rabin e Barak.

Sia l’uno che l’altro si sono dovuti scontrare con la ferocia del terrorismo ed in particolare Barak si è trovato dinanzi un rifiuto alle sue generose proposte di pace "impensabili per la loro audacia".

Non ci addentriamo nella disamina di tutta l’intervista i cui contenuti possono essere condivisi o meno ma debbono comunque essere rispettati.

Ci limitiamo a focalizzare l’attenzione del lettore su due affermazioni, discutibili, che tuttavia lasciano indifferente il giornalista.

"La vera minaccia che incombe sulla società israeliana non viene dall’Iraq"
che comunque non vede l’ora di lanciare i suoi missili contro Israele ed il cui leader finanzia costantemente i kamikaze elargendo altresì "premi" consistenti alle famiglie.
e nemmeno dai palestinesi.
che tuttavia si impegnano proficuamente ogni giorno a fare a brandelli civili israeliani
La minaccia vera è l’ingiustizia sociale che i governi passati hanno alimentato investendo somme ingenti negli insediamenti in Cisgiordania e trascurando le zone afflitte dalla povertà in Israele.

Ma allora cosa la differenzia da Sharon?

La differenza fondamentale sta nel fatto che io non propongo solo l’uso della forza ma anche un negoziato da condurre parallelamente per giungere ad un accordo.
Non è corretto. Sharon ha senza dubbio fatto intervenire l’esercito israeliano nelle zone dalle quali provenivano i terroristi. Per Israele era un diritto ed un dovere distruggere le infrastrutture del terrorismo, laboratori e fabbriche dove si nascondevano armi ed esplosivi, nonché catturare i mandanti delle stragi di civili, ma il leader del Likud non ha mai smesso di cercare la strada del negoziato, di riannodare i fili per riprendere i colloqui di pace, nonostante un interlocutore inaffidabile e voltagabbana come Arafat.

Ogni volta però è sempre stato fermato da una nuovo feroce attentato che strappava altre vite umane.

Tutto questo non può essere dimenticato ed il giornalista avrebbe potuto esprimere un’obiezione o un commento a questo proposito.

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