Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Afghanistan: la voce delle donne Commento di Viviana Mazza, Marta Serrano
Testata: Corriere della Sera Data: 17 settembre 2021 Pagina: 35 Autore: Viviana Mazza, Marta Serrano Titolo: «'Vogliamo continuare con la nostra vita'»
Riprendiamo dal CORRIERE della SERA di oggi, 17/09/2021, a pag.35, con il titolo 'Vogliamo continuare con la nostra vita' il commento di Viviana Mazza, Marta Serrano.
Viviana Mazza
“Vogliamo continuare con la nostra vita, vogliamo continuare a giocare a caldo e a studiare perché è un nostro diritto». Inizia con una dedica il Tempo delle Donne 2021. Ed è per le donne afghane perché — come ha spiegato la vicedirettrice vicario del Corriere della Sera Barbara Stefanelli in Triennale — «sono loro l'esercito della democrazia, la nostra forza». Ragazze come le tre calciatrici della squadra femminile di Herat, arrivate in Italia con i primi voli di evacuazione e che, collegate assieme al loro allenatore da una località segreta, grazie alla collaborazione di Cospe, Polizia di stato e Caritas, spiegano cosa significhi innamorarsi del pallone in Afghanistan, dove ora alle donne non è permesso praticare sport e anche prima del ritorno dei talebani chi decideva di diventare un'atleta affrontava ostacoli enormi. «L'allenatore ci ha dato uno spazio sicuro per ritrovarci prima che allenarci. Per noi il caldo è come il cibo, è naturale come mangiare». Le donne afghane «Vogliamo continuare le nostre vite» La regista Sahraa Karimi, nel 2019 a Venezia con il «Hava, Maryam, Ayesha», dedicato al tema della maternità in Afghanistan, ha lasciato al pubblico una testimonianza intensa e onesta. Ora è in Europa per restarci. «Se fossi rimasta mi avrebbero ucciso». Ha fatto parte dell'Afghan Film Organization di proprietà dello Stato fino a un mese fa. È l'unica afghana ad avere un dottorato in cinematografia. Il 15 agosto, mentre i talebani erano alle porte di Kabul, si trovava in banca. «Stavo cercando di prelevare denaro, sono iniziati gli spari: il direttore mi ha detto di andarmene». Poi la fuga raccontata in diretta sui social. «In un'ora ho lasciato tutto, il mio Paese, il lavoro. L'ho fatto per le mie nipoti». E alla domanda cosa possiamo fare noi per sostenere le donne afghane, Karimi trattiene le lacrime di rabbia ma non esita: «Chiedete ai vostri governi di non riconoscere il governo dei talebani. Non legittimateli. Solo così potete salvarci».
Per inviare al Corriere della Sera la propria opinione, telefonare: 02/62821, oppure cliccare sulla e-mail sottostante