Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.
Afghanistan: è necessario agire subito Analisi di Fiamma Nirenstein
Testata: Il Giornale Data: 24 agosto 2021 Pagina: 1 Autore: Fiamma Nirenstein Titolo: «Non possiamo perdere tempo»
Riprendiamo dal GIORNALE di oggi, 24/08/2021, a pag. 1 con il titolo "Non possiamo perdere tempo", l'analisi di Fiamma Nirenstein.
A destra: civili afghani
Fiamma Nirenstein
Il tempo, quando si tratta di salvare vite e di reagire a un ulteriore tsunami terroristico che sta per rovesciarsi sulle vite di masse di persone innocenti, è un fattore essenziale. La gente che coi bambini si precipita all'aeroporto e li perde, o muore, le donne che ieri andavano al lavoro o a scuola e adesso in casa aspettano che arrivi la morte e abbia gli occhi dei Talebani, la immensa schiera lasciata indietro a vedersela con un destino insanguinato. È una sfida per tutti noi, e l'orologio ticchetta. Basta un giorno in più di tentennamenti, di illusioni, e l'ultimatum del 31 agosto si trasforma in strage. I tempi brevi e la minaccia di vendetta generale, corrispondono alla percezione vittoriosa dei talebani, alla loro sicurezza nello scenario mondiale: nessuno oserà sfidarli, pensano, il nemico è in ginocchio, Biden è a terra, il loro Islam ha il piede sul collo dell'Occidente. Secondo la loro cultura, più fuggiamo, più chiediamo di parlare, più infieriranno.
Adesso tocca a noi agire in tempi brevissimi, e salvare vite umane e con esse il futuro del mondo. Sono insopportabili le chiacchiere sulla possibilità di trattare, di aspettare. Tentare il dialogo è solo una mossa alla Chamberlain, una rovina per il futuro dei nostri figli. Occorre immediatamente, con gesti concreti, dimostrare che non abbandoneremo gli amici: questo secondo la cultura dei talebani è un gesto di viltà che segnala la sconfitta totale di Biden e invita a stravincere. Occorre, con coraggio, innanzitutto salvare chi fugge dall'Afganistan. Le regole fondamentali di questo momento devono essere: individuare bene e senza dubbi la situazione e definire il nemico. Siamo di fronte al possibile riassemblarsi dentro i confini sicuri di un grande Paese, di tutte le forze terroriste del mondo, da al Qaeda all'Isis a al Shabaab, col supporto molto lieto dell'Iran, degli hezbollah e quant'altro. L'uso cinico di questa situazione, dal Pakistan che si è congratulato con i talebani alla Cina che intende sfruttare l' immensa debolezza americana, è evidente. Dobbiamo pensare a un coordinamento democratico dei Paesi che trovano l'accordo sulla situazione d'emergenza, prima di tutto funzionale a salvare le persone in pericolo; ma anche a come sostenerlo militarmente, senza timidezze.
La risolutezza risparmierà lo spargimento di sangue. l'opposto, ne creerà a bizzeffe. Accanto a questo, la nostra politica mediorientale deve adesso sostenere di più tutti i Paesi moderati che si sentono disorientati e in pericolo per come gli USA sono spariti nel nulla lasciando nel cielo la mezzaluna talebana come il sorriso del malefico gatto di Alice: non c'è tempo, il terrorismo talebano userà morte e prepotenza per terrorizzare e deterrere, proseguendo nel suo scopo: la conquista del mondo. E noi quindi dobbiamo farci sotto, annunciare il ritorno in campo mentre lo organizziamo. Non abbiamo alternativa.