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Luce nel buio del tunnel. Come gli ostaggi a Gaza celebravano Hanukkah 13/12/2025

Un filmato recuperato dall’esercito israeliano durante le operazioni nella Striscia di Gaza mostra sei ostaggi israeliani mentre cercano di accendere le candele della festa di Hanukkah in un tunnel con scarso ossigeno. I sei ostaggi sono Hersh Goldberg-Polin, 23 anni, Eden Yerushalmi, 24 anni, Ori Danino, 25 anni, Alex Lobanov, 32 anni, Carmel Gat, 40 anni, e Almog Sarusi, 27 anni. Il filmato risale al dicembre 2023. Otto mesi dopo, il 29 agosto 2024, all’approssimarsi delle Forze di Difesa israeliane al tunnel sotto il quartiere di Tel Sultan, a Rafah (Striscia di Gaza meridionale), tutti e sei gli ostaggi furono assassinati con un colpo alla testa dai terroristi palestinesi.



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La Stampa Rassegna Stampa
29.04.2021 Partire da Adamo ed Eva
Commento di Elena Loewenthal

Testata: La Stampa
Data: 29 aprile 2021
Pagina: 31
Autore: Elena Loewenthal
Titolo: «Quell'impulso perenne che ci riporta a Adamo ed Eva»
Riprendiamo dalla STAMPA di oggi, 29/04/2021, a pag.31, con il titolo "Quell'impulso perenne che ci riporta a Adamo ed Eva" il commento di Elena Loewenthal.

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Elena Loewenthal

File:Durer Adam and Eve.jpg - Wikipedia
Adamo ed Eva secondo Dürer

La prima voce del verbo desiderare viene al mondo con Eva. In un cosmo biblico disegnato dalla perfetta simmetria fra la parola divina e la materia — Dio le dice e le cose diventano realtà — la donna nasce perché Adamo, e con lui il creato, ne sentono la mancanza. Eva è il dettato di un bisogno, di un'assenza patita: l'uomo «sente» di volere qualcosa «di fronte a sé», dice letteralmente il testo. Per quanto promettente, questo destino del femminile è stato purtroppo più una condanna che un privilegio lungo tutta la storia. Ma, certo è che il desiderare, cioè la consapevolezza primaria della mancanza, l'aspirazione a varcare i confini della realtà per spingersi oltre, per avere di più, per essere diversi, è da allora un istinto fondamentale. Da Adamo — ed Eva — in poi siamo tutti esseri irrimediabilmente desideranti, spinti a cercare e diventare quello che ancora non siamo, quello che non abbiamo più. Desiderare è un gesto quotidiano dell'animo, è un impulso che ci muove mille volte al giorno, nei momenti piccoli e in quelli grandi. E' la materia di cui siamo fatti, lo «stato di affezione dell'io consistente in un impulso volitivo verso un oggetto esterno». Uno stato che per definizione non è mai inerte ma sempre in movimento. L'atto del desiderare è infatti anche ciò che ci riporta alle origini, a quel confine fisico e metafisico che cambia il mondo nell'istante in cui, come spinto da una fatale illuminazione, Adamo si accorge che gli manca qualcosa che è invece necessario, urgente, confortante. Quel momento in cui l'assenza diventa consapevolezza della imperfezione del creato e Adamo chiede a Dio di rimediare. Ma la donna che nella Bibbia sigla l'opera divina con la sua presenza ultima è, in fondo, l'eco di un'altra mancanza, di un altro desiderio: quello di Dio che decide di ritrarre sé stesso per dare spazio e tempo al mondo, cioè crearlo. Ecco perché «desiderare» evoca il moto perenne che anima la vita, dalle stelle e verso le stelle — de sidera ad sidera - che dice tutto di quello che siamo e sentiamo. L'impulso del desiderio, dunque, ciò che ci fa continuamente diventare esseri desideranti, è senza dubbio il campo di indagine più vasto, interessante ma anche enigmatico di tutto l'umano. «Nullo desidera quello che ha, ma quello che non ha, che è manifesto difetto», ci spiega Dante nel Convivio. E più che mai desideranti siamo, in questo tempo presente fatto di mancanze, rinunce, distanze. Desideranti di riavere ed essere ciò che avevamo, ciò che eravamo e non siamo più.

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