La diplomazia europea La posizione filo-palestinese perseguita dai paesi dell'Unione Europea
Testata: Autore: Umberto De Giovannangeli Titolo: «Medioriente: l'Europa propone, Bush s'accoda a Sharon.»
Mentre la prima parte è incentrata sulle schermaglie diplomatiche fra Blair e Bush in merito alla linea politica da adottare nel conflitto israelo-palestinese, la seconda parte ci sembra particolarmente esplicativa della posizione filo-palestinese perseguita dai paesi dell'Unione Europea e condivisa dall'Unità. Ripartire dal piano di pace del "Quartetto" significa anche lavorare per un profondo ricambio nella leadership palestinese, il che però, non potrà, mai avvenire se Israele proseguirà nel pugno di ferro adottato contro la rivolta nei Territori. Israele non adotta "il pugno di ferro" contro una "rivolta" ma contro gruppi terroristi organizzati, armati fino ai denti che riducono a brandelli con le loro cinture di esplosivo civili inermi israeliani e che hanno nei Territori le loro infrastrutture, fabbriche di armi, esplosivi, missili Kassam. Assediando Arafat, proseguendo con l'occupazione dei Territori, insistendo con le punizioni collettive, delegittimando la controparte
Il tutto naturalmente senza alcun motivo plausibile, si suppone!! Sharon ostacola quel processo di democratizzazione interno all'ANP che pure a parole Israele pretende per tornare al tavolo negoziale, ripetono i più stretti collaboratori del ministro degli Esteri francese Dominique de Villepin.
Che pretese Israele!! Sedersi al tavolo negoziale con un partner affidabile e non con un capo terrorista corrotto, senza contare che, senza Sharon che "ostacola" ? i palestinesi vivrebbero già in "democrazia".
Ma dove vivono i ministri francesi? Leggono i giornali? Conoscono la storia? C'è da dubitarne seriamente. Una tesi che riecheggia con forza nelle riflessioni di Xavier Baron, profondo conoscitore della realtà mediorientale , autore fra l'altro de "I palestinesi. Genesi di una nazione" Chi conosce "profondamente" la realtà mediorientale offre ai lettori una visione globale del conflitto mediorientale che tiene conto delle ragioni e dei torti di entrambe le parti, del contesto storico nel quale si sono sviluppate entrambe le popolazioni. Vi sono scrittori e storici che conoscono realmente quel mondo e Bernard Lewis ne è un esempio. Ma ciò che il Sig. Baron presenta con il suo libro è una visione parziale e faziosa della realtà mediorientale, rigorosamente filo-palestinese. Ed infatti precisa:
La distruzione sistematica dell'Autorità palestinese e della vita economica e quotidiana della società palestinese perseguita da Sharon non ostacolerà certo gli estremisti nel continuare i loro attentati. Non è vero. Perché quando l'esercito israeliano è intervenuto distruggendo infrastrutture terroristiche e imponendo nuovamente il blocco nei Territori non si sono più avuti attentati, immediatamente ripresi non appena i carri armati si sono ritirati. Il solo modo di uscire dalla spirale della violenza, nella quale l'estremismo israeliano e il terrorismo palestinese si alimentano reciprocamente I terroristi fanno a brandelli civili inermi. DOPO l'esercito interviene, DOPO vengono rioccupate le città, DOPO viene imposto il blocco ai Territori. DOPO. È di fornire ai palestinesi prospettive politiche che li convincano di poter soddisfare le loro legittime aspirazioni distruggere Israele. Questo vuol dire? conclude Baron: disporre di uno Stato vitale sui territori occupati nel 1967. Era ciò che si attendeva dagli accordi di Oslo.
Era ciò che Barak due anni fa a Camp David aveva offerto ed è ciò che Arafat ha rifiutato e continua a rifiutare. Qual è il suo vero obiettivo? La lunga scia di civili inermi fatti a brandelli non lascia dubbi: distruggere Israele e con essa ogni speranza di democrazia in Medio Oriente Invitiamo i lettori di informazionecorretta.com ad inviare le proprie opinioni alla redazione de L'Unità. Cliccando sul link sottostante si aprirà un' e-mail già pronta per essere compilata e spedita.